«Qui c’è il dito di Dio»

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A settant’anni dalla prima approvazione diocesana del Movimento dei Focolari – 1 maggio 1947 – viene pubblicato il volume “Qui c’è il dito di Dio”. Lucia Abignente, sulla base di una ricca mole di documenti per lo più inediti e di un prezioso epistolario di grande spessore umano e spirituale, vi ricostruisce il rapporto tra Chiara Lubich e mons. Carlo de Ferrari, Vescovo di Trento, negli anni fondativi della nuova realtà ecclesiale, ed in quelli delicati dello studio di essa da parte della Chiesa. Riportiamo qualche stralcio dell’Introduzione del libro, che costituisce il secondo volume della Collana Studi e Documenti promossa dal Centro Chiara Lubich. 

«Nella storia di Chiara Lubich e dell’Opera di Maria, più conosciuta come Movimento dei Focolari, che da lei ha avuto origine a Trento negli anni della Seconda guerra mondiale, è all’arcivescovo del luogo, mons. Carlo de Ferrari, che si deve il primo autorevole discernimento dell’agire di Dio in quanto stava nascendo. La comprensione convinta – “Qui c’è il dito di Dio” – dimostrata al primo approccio con l’esperienza che si stava diffondendo intorno a Chiara e alle sue prime compagne fu, negli anni a seguire, confermata da un agire coerente e costante dell’arcivescovo, che con sapienza, perseveranza e amore paterno accompagnò Chiara e il Movimento negli anni delicati e complessi dello studio di esso da parte della Chiesa di Roma».

«Il lavoro è partito sulla base di un consistente apparato di fonti. Dal momento in cui, negli anni Quaranta, agli albori di questa nuova esperienza, circostanze diverse avevano richiesto una particolare attenzione a coloro che vennero definiti “Apostoli dell’Unità”, mons. Carlo de Ferrari aveva raccolto con cura, nel passare degli anni, una ricca documentazione. Si tratta di corrispondenza relativa al Movimento dei Focolari […]. Tali documenti, che erano stati volutamente conservati dall’arcivescovo nel suo studio privato, separati dall’archivio diocesano corrente, sono stati consegnati a Chiara Lubich alla morte di lui, avvenuta il 14 dicembre 1962».
«Seppur costituiscano l’insieme più corposo, tali fonti non erano, però, le uniche di cui mi era dato di disporre. Per perseguire le finalità che si propone, tra le quali la ricostruzione storica, lo studio e la promozione della figura di Chiara Lubich, il Centro a lei intitolato è attento anche a rintracciare i documenti riguardanti la sua persona e l’Opera da lei nata […].  Il materiale reperito durante ricerche fatte personalmente in alcuni archivi […], nonché le informazioni ricevute da altre istituzioni […] hanno costituito un corredo utile per l’inquadramento storico del Movimento nascente e, soprattutto, per la conoscenza di alcune fasi dello studio condotto dalla Santa Sede e dalla Conferenza Episcopale Italiana».

«Nell’accingermi all’elaborazione di tale materiale, prima di focalizzare l’attenzione sui due protagonisti principali del presente saggio, Carlo de Ferrari e Chiara Lubich, mi è sembrato opportuno dare spazio ad uno sguardo storico più ampio. Ho tracciato così alcune linee del lungo e lungimirante episcopato del predecessore, mons. Celestino Endrici, e ricordato l’atrocità del periodo bellico a Trento, soprattutto a partire dal settembre 1943, in un tempo, quindi, molto ravvicinato al 7 dicembre 1943, giorno considerato data di nascita del Movimento dei Focolari. Non si poteva, inoltre, tralasciare di delineare alcuni tratti della vita di Carlo de Ferrari, del suo ministero episcopale a Carpi e dei primi anni a Trento, su cui, a  volte, il giudizio degli storici pare essere sbrigativo e non sempre equo. 
La storia degli albori del Movimento a Trento è nota all’interno e all’esterno di esso, per la prassi diffusasi ben presto, nel primo gruppo, di raccontare le tappe significative della esperienza di vita evangelica vissuta insieme. Nelle pagine del presente saggio ho ritenuto opportuno, a corredo di quel racconto che, perché fondante, è reperibile oggi in molte pubblicazioni, dare spazio a testimonianze scritte autobiografiche delle prime e dei primi focolarini. Un grazie sentito va in particolare a due di loro, Palmira Frizzera e Marco Tecilla, che hanno accompagnato con gioia e incoraggiamento il mio lavoro e, con fiducia, hanno permesso che pagine inedite delle loro autobiografie venissero pubblicate in questa occasione. 

Il rapporto intenso e ricco tra la giovane animatrice e il “suo” vescovo, trova poi spazio nella ricostruzione storica degli eventi basata sui documenti scritti menzionati e, in particolare, sugli scambi epistolari. Essi, infatti, ce la “raccontano dal vivo” e si vorrebbe, a volte, porsi unicamente in rispettoso ascolto, così da cogliere, oltre la conoscenza dei fatti, lo spessore di un rapporto intensamente e autenticamente umano e, insieme, fondato profondamente in Dio. 

L’autorevolezza dei documenti reperiti negli archivi esterni al Movimento dei Focolari induceva, poi, a non tralasciare il loro apporto prezioso che, partendo da un’altra prospettiva, offriva alla comprensione degli eventi un’ulteriore possibilità di conoscenza e valutazione. Il lavoro di ricostruzione storica di anni di vita del Movimento dei Focolari ancora poco noti si è rivelato, così, interessante e, direi, coinvolgente; nello stesso tempo, però, impegnativo. Si trattava, infatti, del primo lavoro di ricostruzione documentata di questo periodo: doveva, dunque, aprire una strada, indicare un percorso valido, pur nella consapevolezza di non poter essere esaustivo».
«Preziosi per una ricostruzione storica degli eventi, i documenti presi in esame custodiscono […] un contenuto che permette di far emergere anche una dimensione più ampia: come, cioè, si è andata edificando una realtà di comunione profonda e vera che non si esaurisce nel limite del tempo ma è significativa e vitale anche per l’oggi»

«Nella prospettiva dell’oggi non c’è che da rendere grazie a Dio per quello sguardo acuto e lungimirante dell’arcivescovo nel riconoscere l’operare divino, nell’approvare e benedire, lasciando intravedere la fecondità del carisma grazie alla sua ecclesialità. Da quel momento diventò impegno comune, per lui e la giovane fondatrice, cercare pazientemente il modo perché quel qualcosa di nuovo, nato così imprevedibilmente, potesse un giorno trovare un posto nella struttura ecclesiale, quasi “dilatandola”, così da poter accogliere anche altre realtà simili, che, negli anni, porteranno a quella fioritura dei movimenti ecclesiali che la Chiesa ha conosciuto dopo il Concilio Vaticano II».

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