“Tu non puoi non portarmi in Paradiso, perché devo dirTi grazie per tutta l’eternità”

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«Ha lasciato in Diocesi – nel Clero e nei laici – la scia di una benevola serenità, che andava ben oltre il suo personale temperamento, e che aveva la sua sorgente nell’amore a Cristo. In ogni momento, don Vito si abbandonava a Dio, come Gesù nell’orto degli ulivi si era consegnato alla volontà del Padre: era quella l’icona ispiratrice del suo essere e del suo dire – sempre – e, come un dono, la ripeteva anche a me con un sorriso, come per sostenere e accompagnare il mio ministero di Vescovo. Mons. Chiesa mi è stato vicino con affetto fraterno e filiale: gli sono grato a nome mio, di tutti noi, della Diocesi. Com’è noto, il suo sacerdozio è stato segnato dalla dimensione mariana, alla quale l’Opera di Maria si ispira, e al quale egli apparteneva. Della Santa Vergine, guardava soprattutto il momento sotto la croce, l’essere – la Madre con il Figlio – totalmente abbandonata all’Amore, anche quando l’Amore conduce sulla via del Calvario».

Così il Cardinal Bagnasco ha ricordato don Vito Chiesa nell’omelia della messa funebre davanti a Vescovi, un centinaio di sacerdoti nella cattedrale di S. Lorenzo a Genova gremita di persone venute da tante parti per dare l’ultimo saluto a questo prete straordinario, nato 88 anni fa. don Vito, Nel 1960 a Lourdes è alloggiato nella stessa camera di un altro sacerdote, don Raggio, che la sera gli leggeva il libro ‘Meditazioni’ di Chiara Lubich.

Rimane fortemente colpito dal brano in cui Chiara scrive: «Se siamo uniti, Gesù è fra noi. E questo vale più di ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore ». Quella pagina cambierà tutto il suo modo di essere “prete”. «Mi si evidenziava che potevo celebrare riti e culto, ma se non avevo a cuore i miei fratelli avrei reso monca la mia missione».

L’Ideale dell’unità cambia anche il suo temperamento, lo rende forte e sicuro. E fidandosi di Gesù ha portato avanti le sue responsabilità nell’Opera Negli anni sessanta viaggia con don Silvano tra Milano, Torino e Genova, per incontrare sacerdoti ai quali fa conoscere la sua scoperta. Decine e decine di sacerdoti e laici testimoniano di essere stati generati da lui alla vita del Vangelo.

Tra le su caratteristiche più spiccate vi era la straordinaria capacità di ascolto: chiunque entrava in rapporto con lui, qualunque fosse il suo livello umano e spirituale si sentiva ‘contenuto’ dalla sua anima grande. Nel tribunale ecclesiastico dove ha lavorato per anni i colloqui con gli sposi si concludevano molto spesso con le lacrime, tanto che lui teneva sempre pronti sul suo tavolo i fazzoletti di carta per chi veniva sopraffatto dall’emozione.

«Don Vito irradiava: bastava il suo sguardo per sentire questa forza mite e attrattiva che tesseva umilmente un clima di comunione e unità». Ha ricordato il Cardinale nell’omelia. E quel “clima di comunione e unità” ha caratterizzato tutta la sua vita fino all’ultimo. Minuto nel letto d’ospedale pareva assorto, sprofondato in un’attesa che andava compiendosi.

Eppure appena incrociavi i suoi occhi sul suo volto sbocciava un sorriso bellissimo. Don Vito è stato capace ad accogliere ognuno dei tanti che sono andati a salutarlo fino all’ultimo istante. E’ stato capace perché sempre è stato capace ad accogliere tutti coloro che si sono avvicinati a lui. Ognuno che ha incontrato questo prete minuto, apparentemente semplice è stato accolto e condotto nella sua intimità più profonda. Quasi trascinato a partecipare di quel segreto che custodiva nel suo cuore, perché a tutti don Vito voleva donare il suo segreto: Dio. Nient’altro, non le sue qualità umane, ed erano tante, non le sue conoscenze teologiche, niente di tutto questo.

Ma Dio solo per don Vito è stato il tutto della sua vita e questo lo ha fatto grande. Chiunque lo avvicinava dopo poche battute lo sentiva “suo”, pienamente accolto nel suo cuore di pastore che ama tutti senza misura perché «se non avevo a cuore i miei fratelli avrei reso monca la mia missione».

Scrive nel testamento: «Ho tante volte ripetuto al Padre per Gesù nello Spirito: “Tu non puoi non portarmi in Paradiso, perché devo dirTi grazie per tutta l’eternità”. Questa supplica la affido alla Mamma nostra Maria e ai tanti fratelli già arrivati”. Arrivederci don Vito, ora che sei in Dio continua a sorriderci, ad accogliere ognuno che cerca un cuore capace di amare.

Silvano Gianti

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