Miei i dolori di chi mi sta accanto

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“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24)

Onestamente ci ho pensato parecchio quale fosse la mia croce di questo momento, ma in tutta onestà mi risulta difficile individuarla: rispetto ad anni passati, devo sinceramente dire che il Signore mi sta concedendo un periodo di serenità e di gioia nel vivere il Ministero in mezzo alla mia gente che amo sempre di più.

Certo, non mancano difficoltà che io considero ordinarie a tutte le parrocchie (gruppi parrocchiali che faticano ad andare d’accordo, qualche malcontento di qualcuno per delle involontarie incomprensioni, la fatica a trovare nuovi volontari nei diversi ambiti di servizio…) però al momento non sento di avere una particolare croce che mi pesa.

Ho deciso allora che questo mese avrei dato una spinta in più a cercare di fare mia la croce di chi mi era accanto. Qualche giorno fa ad esempio ho lasciato i tanti lavori in corso e sono andato in ospedale a fare visita ad una persona della quale avevo avuto notizie non buone poco prima: la cosa non mi veniva in modo spontaneo anche perché avevo alcune scadenze da rispettare; tuttavia sono andato con l’intento di fare un atto d’amore.

Una sera ero libero: pensavo di riposarmi un po’ e stare tranquillo. Ricevo un invito a cena a casa di M. che, qualche settimana prima, aveva perso la moglie di soli 41 anni dopo un calvario durato più di un anno. Vinco la stanchezza e vado per cercare di fare un po’ mia la sua grande croce. M. apprezza moltissimo: vado, ascolto e faccio mio il suo dolore. Ne risulta una serata piacevole e distesa per tutti. M. e la sua famiglia mi ringrazia tantissimo: a me sembrava di aver fatto veramente poco.

Un giorno un parrocchiano che conosco mi manda un sms: è in grave difficoltà economica. La cosa gli provoca un disagio così grande che non riesce nemmeno a parlarne direttamente. Intuisco e lo aiuto come posso: mi ringrazia e va via sollevato. Qualche giorno più tardi mi restituisce la somma prestata.

Una mattina una signora mi confida la sua sofferenza: offro la giornata per lei e alla sera la chiamo per far sentire la mia vicinanza. Non finisce più di ringraziarmi.

Un sacerdote

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