Approdo: 10 anni dopo Chiara Lubich

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Venerdì 20 aprile sera, nella collegiata dello S.Santo a Ischia Ponte, una serata artistica ha voluto ricordare Chiara Lubich a dieci anni dalla scomparsa. La serata, frutto dell’incontro fra l’esperienza dello scenografo casertano Enzo Gagliardi, del regista Valter Pesce con alcune realtà isolane nel campo del canto e della musica, è stata un momento dedicato alla “bellezza”. Quella stessa bellezza che scaturisce dal Carisma dell’unità di cui Chiara è stata portatrice. 

Dalla chitarra di Sasà Ferraiuolo e dalle voci dei giovani cantanti della sua Mediterraneo Music School, alla Corale del Buon Pastore, dalle note della pianista Franca Volpicelli accompagnata dal violino di Pina Trani , dalla recitazione di alcuni brani al clarinetto di Marco Cocule e ancora alla voce di Alessandro Riff per ritornare alla musica leggera, in quasi un’ora e mezza si è costruito un mosaico di stili e di arrangiamenti che legava ed esprimeva quello che di vero è in ogni esperienza artistica. Quasi un laboratorio, all’interno del quale anche due pittori, Annamaria Di Meglio e Francesco Mazzella, nello scorrere della serata hanno dato forma ai lineamenti del volto di Chiara. Il tutto incastonato nella cornice barocca della chiesa e sostenuto dalla disponibilità del parroco Don Carlo Candido e del Borgo di Ischia Ponte.

“Non immaginavo che stili tanto diversi ed esperienze artistiche così distanti potessero armonizzarsi come stasera”, è stata l’impressione di alcuni dei presenti e forse anche il messaggio più naturale che l’esperienza di Chiara poteva suggerire. 

E due dei giovani cantanti, Concetta e Ivan, che si erano coinvolti nella serata pur senza conoscere Chiara Lubich, hanno scritto:“Nonostante i problemi credo che sia stata una bellissima serata… Credevo fosse una di quelle solite cose noiose, ma non è stato affatto così. In tempi ridotti si è riuscito a fare tutto e, cosa più importante, a raccontare al meglio la vita di Chiara”.

“La serata, come anche la mattina di preparazione, mi ha trasmesso tanto calore, quel calore sempre meno scontato per chi come me vive il suo rapporto col divino nella sua intimità e non appartiene a realtà comunitarie. Ebbene mi sono sentito accolto ed ho amato quell’aria quanto l’idea romantica che la luce riesca a sopravvivere ancora e forse mai smetterà di brillare…”

Dunque un’occasione di festa, di incontro e anche di gratitudine, come ha precisato nel suo saluto il Vescovo Padre Pietro Lagnese, gratitudine per ciò che questa vita del Vangelo ha prodotto dappertutto e anche sulla nostra isola. Perché l’incontro con lei – come qualcuno ha detto, – con il suo Carisma, è stato in qualche modo un Approdo, è stato come entrare in un porto dopo la navigazione, ritrovando senso e prospettiva al viaggio.

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