Piccole esperienze… pastorali (2 parte)

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Continuiamo a pubblicare delle esperienze scritte da alcuni sacerdoti che vivono la spiritualità dell’unità. Nell’ambito del Movimento dei Focolari, ogni mese viene scelta una parola di vita che aiuta tutti a concentrarsi su un messaggio evangelico per metterlo poi in pratica durante il mese. Non è sempre scontato che i sacerdoti comunichino i momenti nei quali l’impegno della loro vocazione sia messa alla prova o, più semplicemente, momenti in cui venga condivisa la fatica che ciascuno mette nel proprio impegno quotidiano. Sono esperienze semplici, esperienze d’anima ma che vogliono raccontarci tutto lo sforzo per amare, tramite il ministero sacerdotale, le persone che sono state loro affidate o incontrate “per caso”.

 

Parola Vita (novembre): “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap 3, 20).

“Ecco sto alla porta e busso” … e mi si rompe la porta!

L’inizio del mese è molto curioso: mi si rompe l’apertura automatica dal citofono. Per alcuni giorni ogni volta che suonano alla canonica mi devo alzare per andare ad aprire. A volte la pigrizia rischia però di avere il sopravvento (facendo finta di non sentire). Fortunatamente non mi sono lasciato vincere dalla pigrizia e ogni volta che mi veniva questa tentazione subito mi dicevo: “Chissà come si presenterà a me Gesù in questo momento!”. Non sono mancate le sorprese. L’ultima di qualche giorno fa. Un signore anziano, che ha dato tutta la sua vita per i poveri del paese, interessandosi con il gruppo caritativo di tantissimi casi bisognosi. Ormai è quasi novantenne e ricurvo. Viene a trovarmi dicendo che le sue forze non gli permettono più di continuare il servizio che per una vita ha svolto in modo impeccabile. Si complimenta per alcune iniziative sorte in parrocchia. Avrei tante cose da fare, ma lo faccio entrare e sedere. Parliamo di tante cose … metto da parte i programmi della giornata e dedico il tempo necessario. Se ne va dopo una bella chiacchierata contento. E anch’io in fondo all’anima sento una particolare unione con Dio perché in quel momento sento di averlo proprio amato.

Hanno bussato ad una porta particolare

Era da qualche mese che preparavo una uscita di tre giorni per i miei giovani ed adolescenti a Loreto e nelle zone terremotate di Arquata del Tronto. E lì la sorpresa: crediamo di poter dare qualcosa a questa gente e invece riceviamo molto di più di quanto pensavamo. Non ci sono parole per esprimere quello che abbiamo provato abbracciando e piangendo insieme con la gente. Tutti siamo stati molto toccati. Ci impressionano le testimonianze di fede dei sopravvissuti e di come loro vivono il loro rapporto con Dio dopo il terremoto. Una lezione memorabile. Il giorno dopo a Loreto il privilegio di poter incontrare il giovane vescovo della prelatura S.E. Mons. Fabio Dal Cin con un dialogo a 360° per circa due ore avendo la possibilità di riprendere tante cose emerse durante l’uscita. Ma non solo. Torno a casa. Ma il cuore è rapito da questa gente che ci ha aperto le porte delle loro casette e del loro cuore. Sento un richiamo fortissimo … indescrivibile! Nel giro di 24 ore organizzo una nuova partenza, questa volta con un paio di parrocchiani. Vado a portare giù un po’ di Provvidenza ma ancora una volta torno con il cuore più ricco di quanto pensavo. E’ difficile descrivere questa esperienza, ma sento che il tutto apre prospettive e strade nuove, non solo per me, ma per l’intera comunità di Terranegra che si è messa in moto grazie al racconto dei ragazzi una volta tornati. Sento solo che devo stare al gioco di Dio.

 

Parola di Vita (Dicembre): “Siate sempre lieti nel Signore” (Fil 4, 4)

L’amicizia con gli amici di Arquata del Tronto

A seguito dell’uscita che abbiamo fatto nelle zone terremotate di Arquata del Tronto a metà novembre (vedi esperienza precedente), è nata tra le comunità di Terranegra e di Arquata un rapporto di amicizia, particolarmente favorito anche dal parroco, Don Nazareno. Abbiamo capito insieme come proseguire questo cammino di amicizia iniziato a novembre. E così insieme abbiamo creato la possibilità durante le festività natalizie di ospitare a Terranegra un piccolo gruppo di giovani di Arquata per alcuni giorni. Dal 26 al 29 dicembre, dopo non poche peripezie, il parroco ha accompagnato sei giovani adolescenti nella mia parrocchia. Ospitati nelle famiglie i ragazzi si sono subito integrati con i nostri giovani ed insieme abbiamo vissuto momenti semplici di amicizia e di arricchimento reciproco: una giornata a Verona, un pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Corona, un giro al Lago di Garda, quattro passi per il centro del nostro paese di Legnago con possibilità di pattinare sulla pista di ghiaccio allestita in occasione delle feste nella piazza centrale del comune. Giornate semplici, ma allo stesso tempo coinvolgenti, favorite dal coinvolgimento della comunità adulta e anche da alcuni benefattori che hanno voluto contribuire così senza gravare sui ragazzi con ulteriori spese. Anche questa esperienza è stata motivo di gioia.

A Loreto ho trovato la mia strada

Così il titolo dell’incontro per giovani preti e seminaristi che condividono la spiritualità dell’unità tenuto a Loreto ad inizio anno, dal 2 al 5 gennaio, al quale volentieri ho partecipato assieme a don Marco, mio compagno di classe e parroco della parrocchia confinante. Non poteva esserci per me titolo più azzeccato di questo. Esso richiama infatti il primo viaggio di Chiara Lubich a Loreto nel 1939 dove aveva avuto nella Santa Casa l’intuizione iniziale del Focolare. Ma a Loreto anch’io ho trovato a suo tempo la mia strada quando nel 2002 ho deciso il mio “sì” definitivo nella vocazione presbiterale. “Sì” che è stato rinnovato più volte in varie tappe della mia vita, come pure in questa occasione, particolarmente favorito dal bel clima che si è respirato nei partecipanti, particolarmente nel dialogo personale con qualche fratello prete più maturo nella vita ideale. Giorni intensi di cui ringrazio vivamente il Signore.

 “C’è più gioia nel dare che non nel ricevere …!”

Notavo, in queste giornate, come l’impegno in “piccole attenzioni”, sia sempre “fonte di gioia”. Mi ritrovo inoltre specialmente nei “piccoli servizi”: semplici, umili, dozzinali …  Anch’essi sono sempre “fonte di gioia”. Per esempio, più volte in questi giorni don Alessandro e io siamo stati invitati nelle vicine comunità per dare una mano per le confessioni, cominciando dai ragazzini delle elementari e delle medie. Ho sperimentato quanto è bello immergermi nel loro ‘piccolo’, ma ‘grande’ mondo e scoprire con “gioia” il volto gioioso di Dio. Poi in un pomeriggio, con un valido aiuto, ho allestito il presepio nel piccolo parco a lato della Chiesa… sempre piacevole lavorare in due, in perfetta armonia… I risultati appaiono evidenti, tutto meglio del previsto. Il lavoro è andato a lungo, e alla fine, a dire il vero, mi sentivo piuttosto stanco. Ho subito pensato: “Devo accettare i limiti dell’età, adesso è volontà di Dio di riposare, ma sul serio!”. La Parola di questo mese resta pur sempre un capitolo aperto, e il risultato è sempre piacevole: “gioia immancabile” a portata di mano.

La tranquillità … dell’imprevisto

Vigilia di Natale: sono riuscito a preparare bene la predica di ieri, domenica, ma mi manca quella di stanotte alle 24.00, anche se ho già letto il commento sul vangelo, che è il prologo di San Giovanni. Mi pare di intuirla, ma devo metterla ben a fuoco perché parli alle persone, anche lontane, che verranno. Stamattina ho un’ora per me, prima delle confessioni della vigilia. Ma ecco una telefonata inaspettata e urgente: “Non c’è nessuno a dir messa dalle suore, vai presto!”. Dico che non tocca a me, ma non c’è tempo di interpellare l’altro sacerdote di solito incaricato. Vado, mentre vedo sfumare il tempo dedicato alla preparazione e sono in subbuglio dentro di me. Più volte dico a Gesù: “Vedo che è tua volontà per me lasciare la mia tranquillità e andare a fare quanto non avevo programmato”. Me lo devo ripetere con forza, mentre vado in macchina e alla fine mi tranquillizzo, poi la suora mi darà un regalino che aveva preparato per me. Stanotte poi dopo la messa di mezzanotte, alcuni ragazzi e giovani, che non vengono mai pur essendo dei nostri ambienti, mi dicono che sono stati contenti.

vedi 1a parte

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