Trento: prima, seconda e terza accoglienza

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Dalla società civile, con una rete di associazioni, solidarietà e volontariato, nella Provincia Autonoma di Trento ci si prende cura dei più deboli, quando la situazione è disperata. Dall’alloggio all’accompagnamento nella ricerca di un lavoro, a corsi di lingua italiana, studio per la patente e per la licenza media.

“Questa storia comincia nel 2012. Stava per concludersi il progetto istituzionale ENA – Emergenza Nord Africa –  che raccoglieva i profughi fuggiti dalla guerra in Libia. Con la fine del progetto cessava per loro la possibilità di un alloggio e di conseguenza il poter pagare il necessario per vivere. Chi li aveva accompagnati nei due anni del progetto, non poteva non sentire il peso di tale situazione. Alcune persone che affiancavano associazioni ed enti in questa operazione, si sono riunite presso il Cinformi – PAT (Centro informativo per l’immigrazione, unità operativa del Dipartimento Salute e solidarietà sociale della Provincia Autonoma di Trento), per cercare insieme soluzioni che garantissero una vita dignitosa a chi, fra i profughi, non aveva ancora autonomia reddituale.

 In breve tempo alcuni di questi volontari, insieme alle associazioni che avevano gestito il progetto nazionale ATAS – Associazione trentina accoglienza stranieri, Caritas, Fondazione comunità solidale, Centro Astalli, hanno ideato un piccolo progetto: alloggio e un contributo mensile per il sostentamento per una ventina di persone tra quelle che non avevano nessun’altra possibilità. Ognuno è intervenuto come poteva: ATAS con gli alloggi leggermente scontati, Caritas pensando agli affitti, Fondazione con un appartamento ad uso gratuito, i volontari si sono tassati con 100 euro per le spese di mantenimento e si occupavano di portare il cibo offerto dall’associazione Trentino solidale. La durata prevista era di sei mesi, e chi trovava lavoro e quindi autonomia, usciva dal progetto per dare la possibilità ad altri. 

Scaduti i sei mesi eravamo punto e a capo. Questa volta abbiamo integrato le nostre scarse risorse con un Bando scritto per noi da una associazione del territorio, che, assieme all’aiuto di Caritas, ci ha consentito di prolungare di altri sei mesi. In questo periodo abbiamo garantito solo il pagamento dell’alloggio e la distribuzione del cibo. Nel frattempo, alcuni ragazzi avevano trovato lavoro e la possibilità di una vita dignitosa, molti altri soltanto dei lavori precari. Interagendo con vari gruppi presenti sul territorio, abbiamo dato vita, dopo il progetto di seconda accoglienza, ad un progetto di terza accoglienza. Accompagnare cioè i ragazzi nella ricerca di un alloggio e nel garantire per loro, ove non riuscissero, la copertura dell’affitto mensile. La raccolta fondi si assicura con l’organizzazione di cene a tema, il coinvolgimento dei vicini di casa, di parrocchie, movimenti ecclesiali e altri. La terza accoglienza può definirsi una rete di sostegno famigliare, un supporto nelle difficoltà. Accanto a questi progetti, il gruppo di volontari incontra settimanalmente chi tra i profughi voglia migliorare nell’apprendimento della lingua italiana, affrontare lo studio per la patente o per la licenza media.

La nostra esperienza è contrassegnata da una forte componente umana. La vicinanza concreta di vissuti diversi, il desiderio e il bisogno di conoscere e condividere, hanno portato a superare quelle barriere che troppo spesso intralciano la comunicazione tra le persone. Anche noi volontari, pur provenienti da diversi retroterra culturali, siamo riusciti a trovare un terreno comune e a lavorare insieme cercando di ridisegnare la nostra città e il nostro territorio come luogo dove ogni persona abbia diritti e dignità. Successivamente, nel 2016, insieme ad altri cittadini, volontari e aderenti ad alcune associazioni che operano in città nell’ambito dell’accoglienza, ai migranti, ci siamo messi in rete per dare vita ad un coordinamento che abbiamo denominato “OLA – Oltre l’accoglienza, volontari in rete per l’interazione”.

 Lo sguardo si è aperto a tutte le povertà ed è nato il desiderio di offrire un luogo di accoglienza, pensando soprattutto alla giornata della domenica, per chi, forse non del tutto integrato o ospite di dormitori pubblici, si trova sulla strada. Infatti, dopo lo spazio mensa allestito e gestito ogni domenica dai volontari di varie parrocchie, per queste persone non rimane che la strada.

Abbiamo cercato un luogo di ritrovo che possa promuovere maggiore conoscenza e condivisione. In accordo con il parroco del Duomo e con il Consiglio parrocchiale abbiamo aperto uno spazio nell’oratorio della chiesa di Santa Maria Maggiore. Questo servizio è iniziato lo scorso giugno, per il pomeriggio della domenica. Siamo alcuni cittadini che volontariamente si prestano ad accogliere, ascoltare… offrendo una merenda, un ambiente caldo. Ultimamente, sempre grazie alla collaborazione con altri cittadini di buona volontà, è stato possibile aprire un secondo punto di accoglienza domenicale.

Con le nuove direttive emanate dal Governo attuale, le possibilità di supporto istituzionale si stanno assottigliando di giorno in giorno. I nostri sforzi sono adesso concentrati: 

al rinforzo della rete tra le associazioni e realtà che operano nel campo, spesso disorientate e preoccupate, cercando occasioni di confronto, azione e obiettivi il più possibile comuni;

al supporto concreto ai richiedenti asilo che abbiamo accompagnato finora nel loro sforzo di inserimento nella nostra società.

Dato che quasi tutti hanno trovato lavori occasionali, continuiamo a promuovere una costante comunione dei beni tra amici e conoscenti, per aiutarli nelle necessità quotidiane, come anche il mantenimento di due appartamenti presi in affitto con la nostra garanzia. La nostra esperienza è nata, è condivisa ed è portata avanti insieme a tanti amici, semplici cittadini che abbiamo incontrato strada facendo. La nostra forza è la condivisione profonda con alcune persone con cui abbiamo in comune da tempo la sfida della preziosa esperienza concreta della fraternità, passando per la comunione, Il confronto, lo scambio nella verità. Questo diventa inevitabilmente un “luogo di unità” che ci apre sempre a qualcosa di nuovo, di speciale perché “costruito” insieme”.

Elena

 

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