Percorso ecclesiale in Sicilia: “La cultura del noi. La sfida dell’oggi nella Chiesa”

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Enna: 31 marzo. Nella grande sala dell’Hotel “Federico II” si ritrovano in tanti. Sono venuti dalle nove province siciliane i membri del Movimento dei Focolari nell’isola. Qui l’Opera di Maria (questo è il nome con cui è riconosciuto il Movimento dei Focolari) ha radici antiche: erano gli anni 50 quando Graziella De Luca, una delle prime compagne di Chiara, arrivò nell’’isola, facendo tappa a Siracusa. Da qui l’Opera di Maria vuole ripartire in un percorso di consapevolezza e di impegno.

Il convegno ha un titolo. Emblematico. «La cultura del noi. La sfida dell’oggi nella Chiesa». Poche parole ed un programma ricco di contenuti. Soprattutto di vita.

Si parte da lontano. Dal Convegno della Chiesa italiana a Firenze nel 2015 e dal percorso avviato per indicare i nuovi obiettivi della Chiesa in una società che cambia: obiettivi che intersecano la pastorale, la liturgia, l’impegno dei laici nella società, la vita stessa della Chiesa in un rapporto con città che mutano costantemente i loro volti e con bisogni sempre diversi, specie da parte delle giovani generazioni.

È un nuovo percorso avviato in Italia dal Movimento dei Focolari e che coinvolge, contemporaneamente, varie realtà locali dell’Opera di Maria e non solo. Un percorso che vede delle tappe fondamentali, ad esempio il convegno ecclesiale l’1 e 2 giugno 2018 ed il corso per operatori pastorali dell’Italia che si è svolta a Loppiano nel luglio del 2018.

La Sicilia muove i primi passi. Con una consapevolezza forte: quella di essere un unico territorio che fa capo alla Conferenza Episcopale Siciliana, un unico popolo che, pur nelle diversità delle diverse province e territori, vuole donarsi alla Chiesa.

Ci si ritrova attorno ad un tavolo: focolarini, sacerdoti, laici impegnati nella pastorale delle parrocchie e delle diciotto Diocesi siciliane.

Lo sguardo ed il cuore si volge spesso al passato, quasi a riannodare i fili della memoria con quel memorabile gennaio 1998, quando Chiara Lubich venne per la prima ed unica volta in Sicilia. Fu a Palermo, incontrò tutta la comunità dell’isola, visitò luoghi storici encomiabili, come la Cattedrale di Monreale o la Cappella Palatina. Tesori d’arte e di storia che, da soli, testimoniano la vivacità culturale di un popolo che è stato, nel Medioevo e non solo, culla della civiltà europea.

Erano gli anni bui e difficili della lotta contro la mafia e la criminalità organizzata: i delitti, le stragi (Capaci e via D’Amelio, ma non solo) avevano insanguinato l’isola e, in alcuni momenti, sembravano aver spento la speranza dei siciliani onesti. Chi aveva incontrato l’ideale dell’Unità, spesso si era trovato affranto, a condividere i dolori dell’isola, quasi sentendosi impotente dinanzi a tanto male.

Si chiese a Chiara quale strada lei potesse indicare per amare di più e meglio la propria terra. A sorpresa, Chiara rispose che «qui, dove prevalgono disvalori», si sarebbe dovuta trovare una strada «per costruire una cultura nuova» che ha radici nel cristianesimo. Per questo, invitava a rafforzare il rapportocon altri movimenti, altre associazioni, gruppi ed il servizio alla Chiesa locale: era quella che lei stessa definì – e che poi venne indicata – come «la stradetta».

Ma di quella «passione per la Chiesa» Chiara aveva parlato fin dal 1966. E sono quelle parole, pronunciate più di 50 anni fa, ad animare il percorso che ha portato all’appuntamento del 31 marzo.

È il primo convegno con questa tipologia in Italia. Altri ne seguiranno nelle varie regioni. Si lavora a stretto contatto con il Centro del Movimento dei Focolari in Italia, con l’Istituto Universitario Sophia ed il Centro Evangelici Gaudium nella cittadella di Loppiano.

Il 31 marzo, la grande sala del “Federico II” si riempie oltre le aspettative. Sono più di 400 a vivere questo momento ed a condividere un percorso. Tanti, in questi anni, hanno speso le loro energie, il loro impegno nella chiesa locale, hanno dato con generosità il loro tempo nelle diverse realtà ecclesiali: nelle parrocchie, nella catechesi, nella carità, nella formazione degli adulti e delle giovani coppie, nell’accompagnamento di tante situazioni di difficoltà. È una rete diffusa a macchia d’olio che ora, a partire da Enna, prova a riannodare i suoi fili. Va avanti con la consapevolezza di un corpo, quello dell’Opera di Maria in Sicilia, che vuole dare il suo contributo. Di idee, di impegno, soprattutto di comunione ecclesiale. Dal palco Maria Curatolo e Salvo Casabianca accolgono tutti.

«C’è un clima di festa e un’attesa gioiosa nel ritrovarsi dai vari punti della Sicilia – spiega Maria Curatolo, a nome degli organizzatori – Si comincia con una sventagliata di esperienze, sprazzi di vita vissuta, che donano uno scampolo dell’impegno che già c’è sul piano ecclesiale in Sicilia. Poi ci immergiamo nella meditazione di Chiara: “La Passione per la Chiesa”, del 1966. È risuonata come una bomba; alcuni la conoscevano, ma tutti siamo stati stravolti nella consapevolezza di una chiamata nuova a vivere per la Chiesa».

Gera e Salvatore Falzone, di San Cataldo, raccontano l’impegno nella diocesi di Caltanissetta come “tutor” nel percorso di formazione e preparazione al matrimonio. Le difficoltà non mancano, per le differenti visioni, ma prevale il desiderio di un percorso comune, nasce la “comunione”.  Enrica Bonanomi, del focolare di Trecastagni nella parrocchia: animazione dei ragazzi post-cresima attraverso i giochi utilizzati dai ragazzi e bambini (gen 3 e gen 4). La lettura della Parola di Dio nelle messe, il coro, il consiglio pastorale parrocchiale e vicariale, la partecipazione ad un corso di approfondimento della Parola di Dio e alle funzioni religiose.

 

 

Salvatore Poidomani ed Enza Maria Pitti raccontano il loro impegno, insieme agli altri dell’Opera, all’interno della Pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Palermo, nel rispondere alla chiamata del vescovo a tutta la Consulta, a spendersi senza misura per i giovani, lavorando in comunione insieme agli altri movimenti e ordini religiosi.

 

Poi l’intervento di Vincenzo Di Pilato, membro del CEG: «L’irruzione del Carisma – spiega – ha dato a Chiara una comprensione della Chiesa, assolutamente nuova nel tempo preconciliare. Si è trattato di una illuminazione straordinaria dello Spirito Santo in lei: un “carisma”, appunto. La radice di questa visione è una Luce che si rende visibile a chi ha “uno sguardo contemplativo” – come scrive papa Francesco in “Evangelii gaudium”, 71 – uno sguardo di fede capace di scoprire l’«oro», ovvero il divino, nelle città, nella chiesa stessa, nelle case, nelle strade, nelle piazze. Per Papa Francesco il sacramento della presenza di Cristo è nel “popolo”. Chiara, fin dai primi tempi, ci ha indicato il “Dove due o più …”». E conclude: «La cultura del noi è fatta da persone che 1. hanno occhi semplici, 2. scoprono Dio come unico Padre, 3. si riconoscono fratelli e sorelle, 4 vedono tutti i prossimi candidati all’unità, 5. unità già realizzata dal Padre in Gesù Abbandonato e sacramentalmente accolta nell’Eucaristia».

Poi, a conclusione della mattinata, la Santa Messa. Anche la liturgia, animata dal coro della comunità di Enna, è stata un continuare in questa ricomprensione della Chiesa alla luce del Carisma dell’Unità.

Nel pomeriggio, un video sintesi sul Sinodo dei giovani, un’esperienza della comunità di Niscemi, in cui le protagoniste sono in particolare delle giovani del movimento parrocchiale, che si impegnano nell’iniziativa di una mensa per i più poveri, insieme alla chiesa cristiana avventista del settimo giorno, che ha collaborato fino al giugno 2017. Giada, Giorgia, Ilenia, Alessia, Dalila, Gloria, Ludovica raccontano la loro esperienza, la nascita del progetto, la scelta di spendere il loro tempo libero al servizio degli ultimi. Ludovica racconta del rapporto con una giovane donna straniera, quando il marito viene arrestato e lei non ha i soldi per pagare l’affitto. Ludovica, pur giovanissima, riesce a starle accanto, a portarle il cibo della mensa, a festeggiare con lei il compleanno della figlia, a darle sostegno. «Tu sei un angelo, meriti tanto» le dice un giorno la donna abbracciandola (vedi in allegato l’esperienza).

«Tutto questo – continua Maria Curatolo – sottolinea il nostro essere Chiesa giovane con i giovani. Il loro donarsi nella mensa per i poveri mostra una maturazione umana a tutto campo che questo “darsi” ha operato in loro e attorno a loro”. È seguito un aggiornamento a cura di Antonio Olivero, del centro nazionale del Movimento dei Focolari, su ciò che è avvenuto dopo il Convegno della Chiesa italiana a Firenze nel 2015: quanto abbiamo vissuto negli ultimi anni ci sembra sia stato una risposta al discorso del Papa a quel Convegno.

Poi un dialogo franco e vero, con domande e risposte. «Il dialogo – aggiunge Salvo Casabianca – è il fondamento del nostro essere amore che costruisce la famiglia nella Chiesa e la apre all’uscire in sinodalità. Nell’umanità che ci circonda c’è fame di amore che faccia famiglia, una famiglia in cui possiamo sentirci accolti e riconosciuti per il valore che ciascuno ha in Dio. Per tutti noi, questa giornata ha rappresentato un momento importante, ci ha permesso di riscoprirci tutti, giovani e adulti, nelle varie vocazioni, un’unica famiglia nella Chiesa e per la Chiesa».

Francesca Cabibbo

esperienza mensa niscemi

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