Enrico, i suoi amici e le casette di Campogiallo

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Fonte: dal sito www.loppiano.it

In questi giorni, Enrico Borello, ex insegnante tecnico pratico di formazione professionale nel carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, si trova nella cittadella di Loppiano, con un’originale  …

Lo trovate nella zona di Campogiallo, magro, capelli grigi, cortissimi, un po’ di barba, occhialetti sul naso e tuta blu da operaio, intento a lavorare intorno ad una delle casette, che è momentaneamente circondata da un’impalcatura. Enrico ha 62 anni, viene da Cuneo e, per 42 anni, ha fatto l’insegnante tecnico pratico di formazione professionale nel carcere di Fossano, nel settore dell’automazione industriale e di saldo-carpenteria. Ora è in pensione, ma continua a collaborare con il carcere, come volontario, proponendo progetti. Racconta: «Avevo 22 anni quando ho cominciato. Era il 1978. Stavo già lavorando da due anni nel campo dell’arredamento, quando ricevo la telefonata di un ex insegnante dell’istituto tecnico dove avevo studiato. Mi dice: ci sarebbe la possibilità di insegnare in carcere per un anno. A quei tempi, Chiara Lubich, a noi gen (ndr. i giovani del Movimento dei Focolari), aveva dato come slogan: “Morire per la propria gente”. Così, forte dell’unità degli amici con cui condividevo questo cammino, ho detto di sì. E ho cominciato quest’esperienza pazzesca».

Dopo 42 anni è ancora forte il legame che lo lega a quel mondo: «Il carcere è un ambiente con un’umanità incredibile. Certo, le persone stanno soffrendo, però la vicinanza, la possibilità di condividere i momenti della loro vita, di parteciparne, è stato importante per loro e per me. Ho sempre cercato di mantenere, di fare da trait-d’union tra loro e la loro famiglia, ho fatto da mamma alle loro madri. Un’esperienza umana e spirituale importante. Per me, era quotidiano l’incontro con il volto di Gesù Abbandonato in queste persone, un volto anche gioioso. Tante volte, non sarei voluto uscire, sarei stato lì anche la sera, anche la notte».

Fuori dalla casetta, Enrico non lavora da solo, ma è affiancato da un gruppo di collaboratori dalle più varie provenienze: Gianni, italo brasiliano che è più anziano di lui di un solo giorno; poi Eddi, che ha 28 anni ed è albanese; Jean Michel, anche lui ventottenne, nato in Francia da genitori senegalesi; infine, Livio, il più anziano del gruppo e cuneese come Gianni. Chi sono e come sono arrivati a Loppiano? Ce lo racconta ancora Enrico: «Il nostro lavoro consiste nel levigare, riempire i buchi e poi, verniciare. L’idea è nata durante la partecipazione al progettoFormato Famiglia”. Con mia moglie ci siamo resi disponibili per accogliere e accompagnare le famiglie che vogliono provare questo percorso, così, siamo venuti qui durante la Settimana Santa. Con le famiglie, abbiamo abitato in alcune di queste casette e, se l’interno era semplice, ma confortevole, ho notato che l’esterno mancava di manutenzione. Così, ho pensato di coinvolgere i detenuti del carcere con cui sono ancora in contatto».

Così, accompagnato da Livio, anche lui volontario in carcere, lunedì 13 maggio hanno cominciato questa avventura. 

«Loro, i detenuti, non aspettano altro, perché i benefici e le misure alternative alla detenzione fanno parte del percorso carcerario, una volta scontata parte della pena. È anche un modo per saggiarne l’affidabilità».

Ci racconta che non si è messo a fare tanti discorsi, tentando di descrivere l’esperienza che si vive a Loppiano, la proposta è stata essenziale: vieni e vedi. E com’è andata?

«È tutto pazzesco per loro! Sono precipitati in questo luogo, dove tutti li salutano, i focolarini ci portano i dolci, siamo andati a messa, il Gen Rosso ci ha invitato alle prove del loro concerto. Poi, Chiara, del Centro Ave, nei prossimi giorni ci guiderà nella visita del Santuario. Ma per loro è semplicemente incredibile anche solo affacciarsi dal balcone della casetta e guardare fuori, le colline, i campi, la tranquillità, la pace. I più giovani non uscivano da 4 anni! E poi, qui, stiamo facendo una vita di famiglia. Pranziamo alla mensa ma la cena la prepariamo insieme, in casa…».

Esperienza replicabile? – gli chiediamo.

«Speriamo di sì, – risponde Enrico – anche perché con il tempo che abbiamo a disposizione, forse riusciremo a ristrutturarne solo due di casette. Abbiamo appena finito di preparare la prima casa».

Allora, lasciamoli lavorare, li abbiamo disturbati anche troppo. Non prima però di averli ringraziati per il grande dono che, con la loro presenza e il loro mestiere, stanno facendo alla cittadella tutta.

Dal sito www.loppiano.it

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