Vivere la Parola: esperienze personali di alcuni sacerdoti

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Parola di Vita (gennaio): «La giustizia e solo la giustizia seguirai» (Dt 16, 20).

La misericordia … la più grande giustizia!

Qualche tempo fa mi era capitato che un parrocchiano impegnato nella pastorale della comunità avesse fatto palesemente una cosa a mio avviso “ingiusta” nei miei confronti. Alcune persone mi avevano incoraggiato a reagire, ma io ho preferito lasciar perdere e riprendere la cosa più avanti quando, nella calma e nella lucidità, si poteva rivedere con più obiettività l’episodio. Arriva l’occasione propizia, una riunione in programma, ma sento che per fare una cosa veramente giusta devo lasciar perdere e perdonare. Il giorno della riunione questa persona insiste nelle sue ragioni ma io non reagisco in alcun modo. Ad incontro ultimato alcuni dei presenti, in privato, mi fanno notare che in questo modo, io, che avevo ragione, passavo ai suoi occhi addirittura dalla parte del torto e la cosa – a loro avviso – non era giusta. Mi chiedono perché non ho reagito a tanta aggressività. Rispondo che il rapporto personale, anche se costa, è più importante anche dell’avere ragione. Sarebbe stata una sconfitta per tutti, me per primo. Gesù ci ha insegnato che la via della misericordia e del perdono alla lunga vince sempre.                                S.M.

Un silenzio che parla …

Vi è un angolo della chiesa che ritengo privilegiato. In esso mi ritrovo perfettamente a mio agio, specialmente perché nel silenzio del raccoglimento, mi viene di pensarLo intensamente ed è lì che di norma mi balzano in animo le intuizioni più belle. Quindi mi si creano anche momenti “privilegiati”. Questo il pensiero che oggi mi tornava con insistenza: “Nella misura in cui tu sparisci, Lui c’è e opera. Tu non devi mai apparire, Lui solo deve apparire … Avverto che non è facile, ma che è importante. Anche questo è la strada giusta per vivere la nuova parola di vita.                                                            L.G.

Continuo a giocare …

Guardando da vicino al vivere  quotidiano trovo degno di nota il fatto che, in diverse circostanze, per quanto possibile, cerco sempre di favorire l’altro, di farlo contento. Tra l’altro noto che ne vale la pena perché questo stile di vita prima di tutto rende contento me stesso. Vedo che è certamente nella volontà di Dio: quindi più che “giusto”. Non nego che qualche volta mi balena in testa un pensiero che ritengo fuori posto, stonato. Per esempio: “Ma devo  farlo sempre io? Non è capace anche l’altro di fare questo o quest’altro?”. Però lo  scaccio subito, pensando: “Tu in questo momento non stai amando, entri in giudizio, quindi non vale niente quello che fai”. Ritengo che sia una ginnastica buona, salutare, anzi “giusta”.

Parola Vita (febbraio): «Cerca e persegui la pace» (Sal 34, 15).

Ponti di pace in parrocchia

Partecipo alla messa celebrata da don G. e seguo la sua omelia con gioia e, man mano che si sviluppa e applica acutamente e concretamente i vari aspetti del vangelo, parla della nostra situazione concreta della parrocchia. Alla fine del momento degli avvisi ringrazio il sacerdote delle sue parole. Mi è sembrato di vivere la comunione tra noi e per sottolineare la stima verso questo sacerdote che, per motivi pastorali, non incontra sempre il favore delle persone. Infatti, dopo la messa con mia felice sorpresa si ferma per dialogare sui punti controversi. Tutto procede bene e anche se si alzano i toni e si personalizzano degli attacchi a lui, egli risponde con motivazioni ragionevoli; dopo il momento difficile, quando tanti se ne vanno, continua con un piccolo gruppo con animi più distesi.        G.V.

Anche tra i sacerdoti è possibile

Qualche giorno fa son dovuto passare dal vescovado per consegnare al segretario le lettere che i cresimandi avevano preparato per il Vescovo. Appena salito le scale, il segretario mi raggiunge e mi invita a consegnarle direttamente al Vescovo, visto che era completamente libero. Appena entro nel suo studio, il vescovo mi accoglie con un saluto bellissimo: mi fa sedere e mi dice che è molto contento del percorso che stiamo facendo come preti della mia Unità Pastorale. Probabilmente qualche confratello aveva riferito. La cosa mi fa ovviamente piacere. Mi incoraggia ad andare avanti dicendo che questa è la via giusta sulla quale perseverare. Nel dialogo sento comunque una particolare grazia data dalla presenza di Dio. Uscendo dal suo studio, mi viene in mente la Parola di vita: “Cerca e persegui la pace”. Anche tra i sacerdoti questo è possibile.                                       S.M.

Parola di Vita (marzo): «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6, 36)

Post tenebras lucem …

Ieri mi è capitato di fare uno strafalcione che, senza grosse difficoltà, avrei potuto benissimo evitare. Sempre, in questi casi, ci rimango male, mi chiedo se c’è stato vero amore… . Però ho riflettuto chiedendomi perché mi faceva soffrire e che era questo che Lui voleva da me, anzi proprio questa difficoltà era Lui. Sono corso subito ai ripari e ho visto che tutto sommato questa cosa è in qualche modo riuscita meglio di quanto pensassi. La misericordia ha sempre la precedenza.                                                    L.G.

E misericordia sia …!

Qualche giorno fa, don J. ed io, siamo stati invitati da una parrocchia per le confessioni dei ragazzi delle medie. Metto a disposizione la mia vettura e gli chiedo di guidare. Ma per una svista ha lasciato le luci e la freccia inserite e l’indomani mattina l’auto non dava segni di vita. Avevo ricevuto una chiamata urgente su appuntamento fuori parrocchia e riesco ad andare con una macchina in prestito. Poi, pensavo di dire a don J. l’accaduto, ma subito mi è venuta in mente la parola di vita, e sapevo che lui ci sarebbe rimasto male. Anche qui, meglio usare la misericordia e tacere.                                                     L.G.

Parola di Vita (aprile): «Se dunque io, il Signore e il maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri» (Lc 6, 36)

Amare anche i nemici

Una signora per telefono mi chiede di cancellare dal registro di battesimo il nome di una madrina, perché non si comporta bene verso la figlioccia. Le rispondo che il legame spirituale c’è comunque e per farla contenta le dico che sul registro metterò il nome tra parentesi. Alla fine, mentre lei sta per congedarsi, mi viene una luce e subito le domando: “Ma lei ama, vuole il bene di questa madrina che lei aveva scelto? Essere cristiani, essere battezzati in Gesù significa anche amare anche i nostri nemici”. Le dico: “Intanto cominci a fare una preghiera per la madrina”. Acconsente e ci salutiamo.                    G.V.

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