L’unità non è per pochi intimi . . .

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“È stata un’occasione per ossigenare i rapporti”.

“Ogni volta che ci troviamo è speciale!”.

Saluti, abbracci, l’invito per una grigliata serale di inizio estate e la consapevolezza di aver donato un po’ di noi agli altri con quel “pizzico di divino”: così si è conclusa la prima, calda, domenica di giugno.

Una giornata di formazione e partecipazione attiva per la realtà giovanile del Movimento dei Focolari delle varie province della Lombardia, per approfondire alcuni strumenti della spiritualità collettiva e per riscoprire la genuinità del dove due o più.

“È stato un momento per fare chiarezza” – racconta Laura – “Torno a casa carica a mille, pronta a mettere le mani in pasta con un’anima nuova”.

“Mi è sembrato un momento autentico, di ripartenza e di ricerca per uno scambio più profondo tra una generazione e l’altra”, ci confida Donatella.

La giornata è stata l’appuntamento conclusivo di un percorso di formazione iniziato lo scorso aprile a Schilpario (Bg), dove ci eravamo confrontati con temi impegnativi, quali il rapporto con Dio e il rapporto con l’Altro.

Domenica si è parlato invece del come attualizzare il dove due o più che Chiara ci ha insegnato nelle sfide quotidiane.

“È stata una giornata in Dio per andare verso gli altri con fede, gioia e fiducia”, dice Stefano; mentre Andrea ha capito che “La comunione delle esperienze parte dal mettere in atto il Vangelo” e che, come dice Sant’Agostino, “I dissensi occasionali senza rancore possono essere costruttivi”.

Interrogarsi sul proprio essere “GEnerazione Nuova” oggi, nel 2019, con tutti i punti di forza e le fragilità, con tutte le contraddizioni e gli entusiasmi, così come Dio ci ha scelti, è il terreno per progredire insieme nel costruire l’Ut Omnes.

In questo cammino di discernimento ci hanno aiutato le parole di Chiara Lubich, che ci ha raccontato dell’esperienza di vita nel suo focolare; il confronto con alcuni adulti dell’Opera che attraverso piccoli aneddoti quotidiani e qualche ricordo del passato ci hanno rinsaldato nel presente; infine i momenti di comunione fatti a piccoli gruppi, sulla scia di quel Patto d’Amore Reciproco che anche Carlo e Alberto (due gen di Genova per cui è in corso il processo di beatificazione, ndr) si sono scambiati nel 1980 e che resta ancora oggi un esempio prezioso per molti di noi.

“Mi è piaciuta l’idea di invitare Stefano, Luisa, Giuseppe, Donatella, Lavinia e nonna Eda. Ci hanno dedicato del tempo e questo mi ha fatto sentire parte di un Tutto”, dice Francesco.

“Ho avuto modo di capire meglio che vivere all’unisono può significare condividere ogni cosa non solo come ‘semplici amici’, ma scoprendosi pronti a tutto per l’altro. In particolare penso che la comunione delle esperienze sia qualcosa di contagioso, perché da un atto d’amore parte sempre un altro atto d’amore”, ci racconta Sofia.

La volontà di ascoltarsi e impegnarsi a vedere Gesù nell’altro è stato il filo conduttore della giornata.

Farsi carico del fardello dei nostri compagni di viaggio, vivere la Parola con loro, condividere le Esperienze reciproche: è anche questa la comunione di cui parla Chiara, quella “comunione spirituale che darà sempre sprint alla vita ideale; essa ci aiuterà ad amare meglio Dio nella sua volontà e a tradurre in vita la Sua Parola” (Rocca di Papa, 22 settembre, 1994).

Perché l’Unità non è per pochi intimi, ma è un seme che attecchisce nel terreno se questo è coltivato con premura. Piano piano cresce e trova nutrimento in quell’Amore scambievole a cui anche io posso contribuire.

Benedetta Appiani

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