L’esperienza di “Casa Ismaele” a Cosenza

Riceviamo e pubblichiamo l’esperienza di una comunità che ha aderito a un progetto di accoglienza. L’articolo è stato pubblicato sul periodico dell’Associazione Famiglie Nuove, Spazio Famiglia.

“Mi chiamo Lamine Badiane e ho da poco compiuto 18 anni.
Vengo dal Senegal,dove vivevo con la mia famiglia. Lì dopo la scuola, che ho frequentato per quattro anni, ho lavorato come elettrauto, finché ho deciso di partire. Prima di mettermi
in viaggio non potevo immaginare quanto questo sarebbe stato duro e faticoso. Ho attraversato quattro Paesi prima di arrivare in Italia. Tutto il viaggio è durato due anni. Dal Senegal ho attraversato la Mauritania, il Mali, l’Algeria, la Libia, dove sono rimasto per un mese in prigione. Sono riuscito a scappare grazie all’aiuto di una signora e ad arrivare sulla
spiaggia, dalla quale mi sarei imbarcato.

Il 30 Giugno 2017 sono partito a bordo di un’imbarcazione e sono arrivato in Italia, a Corigliano, il 3 Luglio». Quella di Lamine è una delle tante storie che accomunano i ragazzi ospitati nella Casa di Ismaele, una casa famiglia situata a Rogliano, in provincia di Cosenza, che accoglie minori stranieri non accompagnati, tra le fasce più vulnerabili di chi arriva in Italia con la speranza di un futuro migliore. La struttura, aperta dopo l’emergenza sbarchi sulle coste calabresi dello scorso Giugno e poi entrata nel circuito Sprar, ospita 12 ragazzi, adolescenti e neo maggiorenni. Nata dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Fo.Co., AFNonlus, AMU Onlus e la cooperativa sociale Mi.Fa., Casa di Ismaele offre ai ragazzi un ambiente familiare e uno stile di vita adatto alla loro età. Oltre all’attività scolastica, gli ospiti della casa famiglia infatti frequentano dal mese di ottobre un corso di italiano, che li impegna tutti i giorni nonché attività sportive in base alle loro attitudini. Il pranzo e la cena sono momenti conviviali e vengono condivisi con gli educatori.

In entrambi i pasti sono i ragazzi stessi a cucinare, assieme all’educatore di turno. Non mancano momenti di aggregazione, uscite, partecipazioni alle feste popolari, pizze, tombolate ed altro. Oltre agli operatori, ai mediatori linguistico-culturali, all’assistente sociale e alla psicologa, i ragazzi sono seguiti da una rete di famiglie locali, che si sono messe a disposizione per offrire loro momenti di svago e tempo libero. Alcune si sono riunite formando la cooperativa sociale Missione Famiglia (Mi.Fa.), impegnata nella diffusione di un’idea “sociale” di famiglia, che si metta al servizio delle periferie esistenziali.
«L’esperienza di Casa di Ismaele, parte da una comune attività sociale di volontariato, svolta da alcuni anni, in favore di minori con disagio, residenti in case famiglia, inclusi i minori stranieri non accompagnati», ‒ ci spiegano Gaetano e Giulia Gabriele, tra i fondatori di Mi.Fa. Per realizzare l’obiettivo di un’accoglienza che, riconoscendo la centralità della persona umana e della sua dignità, garantisca la reale applicazione dei diritti umani, nonché l’attivazione di percorsi finalizzati all’autonomia economica e sociale dei giovani, le famiglie di Mi.Fa. hanno da subito istaurato un rapporto di amicizia con i ragazzi della casa famiglia. «Fin da subito ‒ continua Gaetano ‒ grazie all’aiuto dei mediatori lingustico-culturali, siamo riusciti a creare una zona di prossimità, favorendo un clima di accoglienza e d’incontro, cercando di valorizzare e rispettare la diversità delle loro culture e, soprattutto, facendogli capire di non sentirsi estranei, ma considerandoli un dono alle nostre vite».
Le famiglie hanno un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione.

Lo conferma anche Alfusainey Touray, mediatore linguisticoculturale della struttura.
«Fare in modo che un ragazzo straniero sia supportato da una famiglia locale, gli permetterà di praticare la lingua e gli darà un punto di riferimento. Nello stesso tempo, questa esperienza consentirà alla famiglia di superare gli stereotipi e i pregiudizi che accompagnano lo straniero». Così l’accoglienza assume la sua vera conformazione, diventa un’opportunità di conoscere, confrontarsi con il diverso, sperimentando forme di multiculturalità anche all’interno di piccoli centri abitati. Per fare in modo che tutti i ragazzi come Lamine, alla domanda “Cosa ti aspetti dal futuro?”, rispondano proprio come ha fatto lui: «Mi piace studiare e voglio continuare così per imparare la lingua e integrarmi. Voglio diventare un elettrauto nel futuro e voglio servire questo Paese, che mi ha dato l’opportunità di cominciare una nuova vita»”.

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Rifugiati, l’accoglienza  a Verona si fa casa

“Da oltre un anno seguiamo, in collaborazione con un gruppo parrocchiale di Santa Lucia, quartiere della periferia di Verona, quattro ragazzi africani richiedenti asilo, ospiti in un appartamento precedentemente ristrutturato di proprietà della parrocchia. In questo lungo periodo abbiamo insieme condiviso tante realtà belle e significative per il loro inserimento sociale del territorio locale: momenti di festa e partecipazione alla loro gioia di poter vivere finalmente in un appartamento vero; di attività concrete, di ricerca di  lavoro, di superamento di difficoltà. Occasioni tutte che hanno contribuito a costruire e rinsaldare rapporti reciproci sempre più sinceri e profondi. Durante questo percorso, supportati anche dalla Caritas Diocesana, tutti hanno potuto ottenere un permesso di soggiorno in Italia della durata di due anni per “motivi umanitari”; due di loro lavorano  con un contratto a termine, più volte rinnovato; gli altri due svolgono lavori saltuari “a chiamata” tramite cooperativa.

In occasione di momenti speciali li abbiamo coinvolti in iniziative culturali del territorio e anche del Movimento dei Focolari – spettacolo del Gen Verde, partecipazione a Loppiano Lab, gita con la comunità locale ad Assisi. Momenti difficili e di difficoltà non sono di certo mancati. Non di rado abbiamo percepito un certo pregiudizio nei confronti degli immigrati in generale, e in particolare la loro accoglienza in strutture territoriali. Questo però non ci ha scoraggiati ma, semmai, spinti maggiormente a credere e agire concretamente in ogni situazione di criticità. Come ad esempio quando, Mocta, uno dei quattro giovani, cadendo in bicicletta per andare al lavoro, si è procurato una lussazione del polso.  Avrebbe dovuto fare un intervento chirurgico, ma l’attesa sarebbe stata di almeno due settimane e portare una gessatura che immobilizzava tutto il braccio e non gli permetteva di riprendere il lavoro. È in lista d’attesa per l’operazione e dopo quindici giorni viene chiamato ma l’intervento viene rimandato! È scoraggiato e preoccupato perché si rende conto che una malattia così prolungata mette a rischio il rinnovo del suo contratto di lavoro ormai prossimo a scadere e anche il rinnovo del suo permesso di soggiorno. Dopo alcuni giorni lo riaccompagniamo in ospedale ma ci rendiamo conto che dovrà attendere ancora oltre due o più settimane per avere un nuovo ricovero ospedaliero. Profondamente scoraggiati superiamo un primo momento di “ribellione” e ci sforziamo di mantenere un rapporto “disarmato” e riconoscente per l’impegno reale, concreto e profondamente partecipato con ciascuna delle persone interpellate che, aldilà degli ostacoli oggettivi, ci assicurano che avrebbero fatto il possibile per anticipare quanto prima l’intervento. Mentre accompagno Mocta, gli dico che è molto importante la sua presenza perché non essendo io persona componente la sua famiglia, non ho titolo per rappresentarlo. È allora che lui mi risponde deciso e commosso: “Tu sei la mia famiglia!”. Dopo qualche giorno, arriva la telefonata tanto attesa e Mocta viene operato. Siamo davvero felici, anche perché costatiamo che la sua vicenda ha raggiunto e “contagiato” positivamente gli operatori sanitari del reparto, ai quali abbiamo voluto dire grazie portando un fiore”.

Valentina Maccacaro e la comunità di Santa Lucia (Vr)  




A Trieste, un grido che non cade invano.

Storie di accoglienza nel quotidiano. Il racconto di chi la vive in prima persona.

“Insieme a Caritas e all’I.C.S. – Consorzio Italiano di Solidarietà – ci occupiamo soprattutto di famiglie di migranti e profughi con i loro bambini, ospiti presso una struttura di prima accoglienza in città e alcune strutture sul Carso triestino. Da tre anni, ogni settimana, con continuità, abbiamo attivato delle azioni concrete: un gruppetto di noi insegna italiano alle mamme in modo da far loro completare i corsi di studio per aiutarle ad affrontare meglio la quotidianità; altri  giocano con i bambini e li seguono nei compiti. Sono passate dal centro ormai tante famiglie e con quasi tutte è rimasto un rapporto, anche dopo il loro trasferimento in altre case.

In collaborazione, poi, con AFN – Associazione Famiglie Nuove, abbiamo avviato un progetto, autofinanziato da alcune persone della comunità, per aiutare in particolare una famiglia di nazionalità curda in difficoltà che, dopo due anni di sostegno, ora ha raggiunto la sua autonomia, permettendo loro di abitare in un appartamento in affitto grazie al lavoro che ha finalmente adesso il padre. Con altri piccoli progetti stiamo sostenendo le esigenze di altre famiglie, facendo in modo che le mamme possano seguire dei corsi di specializzazione per un possibile lavoro e i bambini possano integrarsi nelle varie attività con i loro compagni, per esempio nelle attività sportive. Li seguiamo nelle visite e cure mediche, nella ricerca della casa, abbiamo trovato alcuni lavoretti per le mamme, abbiamo potuto iscrivere un papà alla scuola guida e oggi lavora guidando i camion presso una ditta del porto. Con l’aiuto di alcune famiglie abbiamo potuto far partecipare ad una “vacanza famiglie” anche  una mamma vedova africana con due bambini, che ne aveva necessità. Cerchiamo di vivere con loro momenti di vita quotidiana come i compleanni, le gite ai parchi la domenica, una gita in barca,  il capodanno, il carnevale ma anche momenti di preghiera come in occasione del Ramadam con chi è di religione musulmana.

Domenica 25 novembre 2018 abbiamo voluto rispondere concretamente all’appello di Papa Francesco che ha indetto la giornata mondiale dei poveri:  “Questo povero grida e il Signore lo ascolta” e invitava così ogni cristiano e le varie comunità ad ascoltare questo grido e a cercare di offrire risposte con gesti concreti. Aggiungeva: “Affinché questo grido non cada invano”. Abbiamo pensato di organizzare così  un pranzo – denominato “Festa dell’Amicizia” – all’insegna della condivisione con persone in difficoltà: rifugiati, profughi, disoccupati, poveri della nostra città. Si è riusciti a coinvolgere anche la nostra comunità dei focolari chiedendo un aiuto concreto sia per il pranzo che per l’aiuto in sala e anche agli amici stessi che sono stati invitati è stato richiesto, per chi poteva e disponeva di una cucina,  di contribuire con un pugno di cibo tipico dei loro paesi di provenienza. Eravamo un’ottantina: dal Camerun, Nigeria, Egitto, Tunisia, Russia, Pakistan, Kurdistan, Kossovo. Con nostra sorpresa, per la Caritas stiamo diventando un punto di riferimento, un “progetto” che va oltre l’assistenzialismo. Ci chiamano per condividere programmi, progetti e, in alcune occasioni anche per cercare soluzioni. Ci sembra siano rimasti coinvolti da questo nostro modo di fare accoglienza che, conclusa la fase di emergenza,  punta alla reciprocità.

Sentiamo che, in mezzo a questo caos, dove ciascuno magari non trova un punto di riferimento valoriale, quale quello dell’accogliere gli ultimi, non possiamo fermarci ma dobbiamo continuare a dare speranza”.

Paola




Famiglie Nuove ITALIA – Progetto “Amicizia tra famiglie dell’Italia e del Medio Oriente”

 

Chi è Famiglie Nuove 

Il Movimento Famiglie Nuove, diramazione del Movimento dei Focolari (fondato da Chiara Lubich) è nato nel1967. E’ composto da famiglie che si propongono di vivere la spiritualità dei Focolari (spiritualità dell’unità) edi irradiare nel mondo della famiglia i valori che promuovono la fratellanza universale.

Svolge attività formative per la famiglia e di accompagnamento per i fidanzati; giovani coppie, e si impegna per la promozione di una cultura della famiglia e di adeguate politiche familiari, attraverso convegni e pubblicazioni e collaborando con diverse agenzie educative.

Il suo stile di vita è radicato nel Vangelo vissuto nella vita di coppia, nella crescita dei figli, nel mettersi in dialogo costruttivo con altre famiglie e, insieme, con le diverse realtà culturali, civili ed ecclesiali del territorio.

Per ulteriori informazioni: www.famiglienuove.org o scrivere a famiglienuoveitalia@gmail.com

Titolo del progetto: “Amicizia tra famiglie dell’Italia e del Medio Oriente”
Responsabili: Rosalba e Andrea Ponta – Italia, Grace Korkmaz e Claude Mailhac – Libano Periodo: 1 luglio 2018 – 30 giugno 2019

Data di ideazione e presentazione: aprile 2018

Breve descrizione del progetto. Dal 2017 le comunità dei Focolari dell’Italia e del Medio Oriente hanno intrapreso un percorso di condivisione con lo scopo di instaurare rapporti fraterni e dare testimonianza “controcorrente” che il mondo unito è possibile anche “a distanza” e in contesti particolarmente drammatici.

La “scusa” per avviare il progetto è la realizzazione di un sostegno economico per tre famiglie (due irachene, una siriana) al momento rifugiate in Libano, con un contributo di 1.000 Euro al mese per 12 mesi.

In realtà non si tratta solamente della ricerca fondi per un sostegno economico, ma di una proposta più ampia di amicizia “concreta” attraverso l’adozione reciproca tra famiglie del Medio Oriente e famiglie Italiane, con scambi culturali e di esperienze di vita maturate in ambiti così diversi e apparentemente lontani tra loro.

Per approfondimenti:
Scheda Allegato 1: un flash sul Libano
Scheda Allegato 2: conosciamo le famiglie incluse nel progetto

Dettagli del progetto

L’aiuto economico (1.000 Euro mensili) sarà impiegato per il pagamento degli affitti delle abitazione a Beirutdove risiedono attualmente le tre famiglie.

La comunità del Movimento dei Focolari libanese ha finora fatto di tutto per aiutare queste ed altre famiglie che si sono alternate in questi anni in Libano (delle quali parecchie sono partite per paesi occidentali appena avuta la possibilità), ma in questo momento la situazione economica è peggiorata e diventata difficile per tutti gli abitanti e attualmente la comunità non riesce più a procurare la somma necessaria per i tre affitti.

I versamenti saranno fatti mensilmente da FN Italia direttamente su un conto corrente gestito dai responsabili dei Focolari in Libano. In questo modo si assicura che l’aiuto economico vada direttamente allepersone interessate senza alcuna intermediazione.

Il progetto avrà una durata di 12 mesi, con una verifica intermedia al 6° mese e una finale per decidere uneventuale rinnovo e/o l’estensione ad altre famiglie.

Nell’arco della durata del progetto si prevedono almeno due momenti di scambio con le famiglie del Libano per avere un feedback sul progetto e per approfondire la reciproca conoscenza. Le modalità di scambio (email, skype, ecc.) saranno definite successivamente in base alla situazione dei rispettivi paesi.

Contatti. Per richiedere ulteriori informazioni e/o per suggerimenti, idee o disponibilità si prega di scrivere al seguente indirizzo email: famiglienuoveitalia@gmail.com

Cuneo, 19 giugno 2018

 

Scheda 1. Un flash sul Libano

Con l’inizio della guerra in Siria e l’arrivo di quasi due milioni di rifugiati siriani in Libano (che conta solo 4 milioni di cittadini) l’economia del paese è entrata in una crisi molto grave, a partire da una situazione comunque non facile e da una ripresa mai realmente completata dopo la fine della guerra civile nel 1990.

La vita in Libano è molto costosa. Solo per dare un’idea: l’affitto di un appartamento, semplice e nonammobiliato, nei quartieri popolari, si aggira in media sui 300 dollari americani al mese.

La ricarica mensile di base di un cellulare costa almeno 10 dollari, senza l’accesso a internet.

In Libano l’acqua pubblica non è potabile e perciò quella da bere si deve comprare. Le famiglie devono quindi pagare due “bollette” per l’acqua: una per la casa e un’altra per bere. L’elettricità non è assicurata da parte dello stato se non per un massimo di 12 ore al giorno. Tutte le case hanno quindi un abbonamento a un generatore privato di quartiere che copre il servizio per le restanti 12 ore. Questo servizio è inoltre spesso controllato da organizzazioni malavitose che fanno affari sulla pelle della gente, obbligata anche in questo caso ad avere una doppia bolletta per l’energia elettrica.

La crisi economica ha accentuato il rifiuto di molti libanesi verso le persone di altri paesi arabi che sono arrivati in Libano come rifugiati. I libanesi hanno goduto e godono ancora di una libertà maggiore nel loro paese, e di un livello di istruzione più alto rispetto agli altri paesi del Medio Oriente. Questo ha fatto crescere in loro un senso di superiorità nei confronti dei popoli degli altri paesi arabi. Con l’arrivo dei rifugiati e la situazione politica e militare che diventava sempre più pericolosa, gli investimenti in Libano sono molto diminuiti e la situazione economica è peggiorata. Con queste difficoltà, il mercato del lavoro è entrato in crisi e le aziende libanesi hanno cominciato a licenziare i libanesi e ad offrire il lavoro a siriani e iracheni, che si accontentano di metà stipendio a parità di qualifica. Già lo stipendio di partenza era basso ma ora si è ridotto provocando anche la crescita della disoccupazione tra i libanesi, pur senza risolvere i problemi dei rifugiati.

Si può comprendere quindi meglio perché la diffidenza e l’insofferenza verso i rifugiati sono andate crescendo. Oggi in Libano per poter assicurare il mantenimento dignitoso di una famiglia di 4 persone occorrono almeno 1.200 dollari al mese.

L’assicurazione sanitaria per i libanesi è privata. Ai profughi siriani viene assicurata una qualche assistenza sanitaria solo se sono ufficialmente iscritti come rifugiati nelle liste delle Nazione Unite. Quindi ci sono molti profughi che non hanno alcuna copertura sanitaria. I servizi offerti sono comunque il minimo indispensabile, ma le attese sono in ogni caso molto lunghe.

L’educazione dei bambini in età scolare è assicurata gratuitamente dallo stato libanese, ma la qualità rimane piuttosto scarsa, così come quella della maggior parte delle scuole statali in Libano. Pertanto i libanesi fanno poco affidamento sulla scuola pubblica e anche le famiglie più umili cercano di mandare i loro figli ad una qualsiasi scuola privata per assicurare loro un livello di istruzione adeguato che consenta l’accesso a studi superiori.

 

Questa situazione complessiva ha fatto aumentare sempre di più negli ultimi anni il numero delle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. Non ci sono dati ufficiali, ma alcune valutazioni delle Nazioni Unite stimano che oggi almeno il 30% della popolazione libanese sia scesa sotto questa soglia.

 

Scheda 2. Conosciamo le famiglie del progetto

Familia K., irachena.
Composta di 6 persone:
La coppia: E.e N..
I figli: M. (17 anni), Q. (14 anni) e H.(5 anni).
Con loro abita la madre di E., anziana e ammalata.
Vengono da Mosul, regione invasa e devastata dalle milizie ISIS e in seguito all’invasione la famiglia hadovuto scappare e si è rifugiata nella regione di Erbil (Kurdistan Iracheno). E. lavorava come piastrellista (edilizia civile). Ha provato a immigrare in Svezia e ottenere lo status di rifugiato, affrontando le avventure delle imbarcazioni di fortuna e delle vie nascoste di fuga, ma senza successo. È stato rimandato indietro, perdendo così i soldi investiti nel tentativo.
La guerra e le milizie sono arrivate nella regione periferica di Erbil, dove si trovava la famiglia e ancora una volta, temendo per la loro incolumità, la famiglia riunita (dopo il primo tentativo di E.) è riuscita a scappare e trovare rifugio in Libano dal settembre 2016.
La famiglia ha fatto domanda di accoglienza in Europa o in Australia, ma fino adesso non ci sono novità per le richieste presentate all’ UNHCR.
Nel frattempo, E. ha trovato lavoro come manovale in una ditta di prodotti alimentari e di igiene, con una paga giornaliera che non basta per coprire l’affitto. N. cerca lavoro part- time perché deve badare alla suocera malata e alla piccola di 5 anni che non è ancora ammessa alla scuola.
La comunità dei Focolari in Libano fino ad oggi è riuscita a sostenere le spese non coperte dallo stipendio di E. La coppia è attiva in un gruppo di Famiglie Nuove, dove trova sostegno fraterno e morale e a sua volta è una vera testimonianza di famiglia impegnata a vivere il vangelo. M. e Q. sono Gen3.
In attesa della possibile accoglienza in un Paese che possa ospitarli con più sicurezza, la famiglia ha bisognodi sostegno economico per l’affitto, che è costoso in Libano. Altre spese sono sostenute con l’aiuto della comunità libanese, che non riesce a mantenere questo impegno.
La famiglia ha perso le speranze di rientrare a Mosul, dove non hanno più casa né lavoro e né futuro per i figli.
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Familia J., irachena.
Composta da 5 persone:
La coppia: W. e Wa.
I figli: S. (9 anni), Sa. (8 anni) e M. (5 anni).

Anche questa famiglia viene da Mosul, regione invasa e devastata da milizie ISIS e in seguito all’invasione,hanno dovuto scappare e rifugiarsi in Libano nel novembre 2015. Anche loro sono in attesa di accoglienza in Europa o in Australia. Abitano attualmente in un monolocale .
W. non riesce a trovare lavoro nel suo mestiere di idraulico e fa dei piccoli lavori in una officina meccanica. Il guadagno non basta per mantenere la famiglia. Anche in questo caso, la comunità del Movimento in Libano fino ad oggi è riuscita a sostenere le spese familiari, sia per l’alloggio che per il vitto.

Nel 2016, i figli hanno potuto partecipare ad un programma del governo libanese denominato ALP (Activ Learning Program) per inserire i bambini nelle scuole pubbliche. Nell’anno 2017/2018, il programma è stato sospeso e la comunità del Movimento dei Focolari in Libano ha sostenuto la scolarità privata per loro. Questa vicinanza ha permesso alla famiglia di trovare un sostegno morale e affettivo. L’accompagnamento di queste famiglie viene fatto da una volontaria del Movimento che è assistente sociale e si occupa di fare il ponte tra le famiglie, la comunità civile e la comunità del Movimento.

Wa. in questo momento è incinta e ciò vuole anche dire un aumento delle spese. Loro desiderano tornare in Irak però il conflitto politico è ancora molto attivo nella regione e gli attentati sono frequenti e ciò non li incoraggia.
W. non ha molte possibilità di trovare un lavoro in Irak. Hanno sempre la speranza di partire per un’altroPaese.

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Famiglia S. – Siriana
Composta da 5 persone:
La coppia: G. e M.
I figli: A., 27 anni e M., 22 anni.

Loro vengono da Homs, regione devastata dall’inizio del conflitto in Siria. Sono fuggiti in Libano già nel 2012 quando A. doveva essere arruolato nel servizio militare. In quel periodo le milizie armate terrorizzavano la città, impedendo alla popolazione di andare al lavoro, minacciandola di morte. I negozi venivano saccheggiati e bruciati. La fabbrica dove lavorava G. è stata bruciata. M., che in quel periodo aveva 15 anni, è stato testimone della uccisione del suo vicino con uno sparo in testa e del sequestro e tortura di un’altra vicina. Trovandosi imprigionati nella loro casa, hanno cercato la fuga e sono riusciti a rifugiarsi in Libano. Non hanno avuto molte possibilità di accoglienza in altri paesi visto l’età dei figli (adesso maggiorenni).
G., ha subito 2 interventi chirurgici per via di un tumore al colon e non ha mai usufruito di un aiuto da parte delle Nazioni Unite. È stato invece accolto dal Movimento dei Focolari che gli ha procurato assistenza materiale e morale in questa situazione di bisogno.
I ragazzi non hanno potuto finire gli studi e fanno piccoli lavori in un paese pieno di rifugiati che non è in grado di assorbire tanta gente e perciò il lavoro è sempre di fortuna.
Come tante altre famiglie, anche loro si trovano in attesa di accoglienza in Europa o in Australia
Il loro rientro in Siria non è possibile, visto che la loro casa è stata bruciata e in seguito rasa al suolo e i ragazzi sono ambedue richiesti al servizio militare obbligatorio e indeterminato e non vogliono subire la stessa sorte dei loro amici morti in combattimento negli ultimi anni.

Famiglie Nuove Italia -Medio Oriente progetto amicizia




Associazione RADIX UNICA

Il rispetto della dignità umana, soprattutto verso gli ultimi, ben prima della nascita dell’Associazione,  ha visto il fondatore in prima linea su vari fronti per rivendicare i diritti di chi non ha voce, come per esempio i disabili istituzionalizzati, coadiuvato successivamente da altri amici e persone di buona volontà. Questa è una peculiarità dell’Associazione la quale è formata da uomini e donne che, pur non avendo in famiglia problematiche del genere, si fanno carico concretamente del bisogno degli altri.

L’Associazione Radix Unica nata nel 2014  affonda le sue radici  su un’esperienza ventennale di vita dell’ideatore che, nell’ambito della sua professione di medico, nel 1996 incontra E., un ragazzino diversamente abile dell’età di 10 anni, purtroppo ricoverato in istituto già da quattro, con il quale crea un legame affettivo così solido da essere a tutt’oggi imprescindibile per entrambi.

Tale rapporto  ha consentito, seppure in una “condizione ambientale sfavorevole” come può essere un’istituzionalizzazione precoce, un importante recupero globale nei diversi ambiti della personalità del giovane.

Aver condotto E. ad una stabilità emotiva ed affettiva, ad una vita molto “più normale”, permette di comprendere come le fragilità possono essere incanalate e finalizzate ad azioni coraggiose ed efficaci.

L’azione dell’Associazione pertanto è una concreta risposta in difesa dei diritti delle persone fragili in generale, e delle persone diversamente abili, in particolare, le più sole ed istituzionalizzate, perché sono quelle che, l’esperienza ci insegna, spesso non vengono rispettate nei loro diritti e che possono essere avvertite come “ultime.

AZIONI ED OBIETTIVI GENERALI

AREA DELLA FORMAZIONE E DELLO STUDIO:  l’Associazione promuove scuole di formazione a vari livelli e incontri/convegni nelle scuole superiori con lo scopo di creare una crescita personale, una coscienza civica che contribuisca allo sviluppo di una comunità sensibile al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e ad una cittadinanza attiva ispirata  alla “cultura del dare”.

AREA OPERATIVA:  Si promuovono progetti innovativi di case alloggio a “rete”,  di moderna concezione e con standard europei, per favorire la de-istituzionalizzazione e l’inserimento sociale. “Centri prove di volo”, per tentare di rendere autonomi gli utenti dalle proprie famiglie. Struttura di riferimento per tali attività  sarà una  fattoria multimodulare.

AREA POLITICA E DEI DIRITTI:  l’Associazione sostiene l’organizzazione e la gestione di un osservatorio dei diritti degli ultimi e degli svantaggiati, al fine di garantire l’applicazione delle leggi o la modifica delle stesse a tutela degli ultimi, i cui diritti vengono spesso calpestati a causa della loro impossibilità nel difendersi e nel farsi ascoltare.

AREA SCIENTIFICA E DELLA RICERCA: l’Associazione organizza e sostiene convegni e seminari su i  temi a cui si ispira, favorisce attività di ricerca in ambito psicologico, sociale, integrativo, esperienziale ed ambientale/architettonico e favorisce collegamenti con altre associazioni ed enti.

Sito https://www.radixunica.org

Facebook https://www.facebook.com/radixunica

associazione.radixunica@gmail.com




Obiettivo fraternità Onlus – Torino

Obiettivo Fraternità Onlus è un’Associazione di volontariato che nasce nel 2007 a Torino, a seguito di una decennale esperienza di numerosi volontari in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, con l’intento di promuovere e diffondere una cultura della solidarietà nel mondo giovanile, nella famiglia e nella società.

Si ispira alla spiritualità del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich nel 1943, che ha come cardini la cultura dell’unità e la fratellanza universale che intende promuovere e diffondere attraverso azioni e iniziative a ogni livello e in ogni campo della vita umana e sociale.

L’Associazione cerca di suscitare una mentalità della solidarietà come elemento determinante dello sviluppo integrale dell’uomo, al fine di instaurare una cultura del dare proiettata alla condivisione delle ricchezze culturali, materiali e spirituali di ogni popolo. A tal fine favorisce, a tutti i livelli, un dialogo e una reciproca conoscenza tra popoli, razze ed etnie, arricchite dall’apporto delle singole culture, nel rispetto dell’identità di ogni singola persona. In particolare, per il conseguimento di un nuovo ordine economico internazionale basato sull’interdipendenza fra le nazioni e una equa distribuzione delle ricchezze, attua iniziative nel mondo dell’economia e del lavoro, con particolare riferimento alle categorie sociali più deboli.

Nell’ottica di sostenere lo sviluppo completo della persona umana e delle diverse realtà sociali, promuove il rispetto della natura e l’importanza dell’ambiente, così come attua attività didattiche e formative per educare alla legalità e alla non violenza, per favorire la pace e l’unità fra i popoli.

Per la promozione e concretizzazione dei suoi obiettivi, l’Associazione sostiene e organizza azioni di solidarietà nei confronti di popoli, comunità, gruppi di persone o famiglie in stato di necessità e collabora con altre associazioni o gruppi, Enti e Amministrazioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, civili e religiose.

Inoltre, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso l’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione e organizzando convegni, dibattiti, conferenze, corsi di formazione, congressi, workshop, mostre e spettacoli.

In base all’ambito in cui opera, l’Associazione si compone di tre sezioni strettamente interconnesse:

Contatti: info@obiettivofraternita.org

http://www.obiettivofraternita.org




Centro Culturale TrenUno ONLUS

Il Centro Culturale TrenUno ONLUS promuove iniziative nel campo della solidarietà, dei diritti umani, della cooperazione e dello sviluppo internazionale, della difesa popolare non violenta, della pace, del disarmo: iniziative racchiuse nel comune obiettivo di contribuire ad una cultura della fraternità per l’unità dei popoli. 

Persegue queste finalità in quanto espressione territoriale in ambito sociale e culturale della più universale esperienza del Movimento dei Focolari a cui si ispira in quanto allo spirito, alle finalità, ai metodi e ai contenuti. Per tali scopi promuove, prevalentemente sul territorio del Trentino, iniziative culturali, formative e ricreative nei diversi campi della vita sociale, con particolare riguardo a quelle aventi carattere aggregativo e continuativo; si apre allo scambio culturale con tutto il mondo a partire dalla vicina provincia di Bolzano, sia con la cultura italiana, che con quella tedesca e quella ladina.

Trento Ardente è tra i progetti cui il Centro Culturale TrentUno dà il proprio concreto contributo. Contribuendo con il 5 per mille in favore del Centro Culturale TrentUno ( Cod. Fiscale 96036430229 ) si possono sostenere economicamente anche le iniziative di Trento Ardente.

http://www.trentoardente.it

http://www.flickr.com/photos/trentoardente/sets/72157633260111494/show/

 




Associazione “Insieme per il bene comune” – Vibo Valentia

L’Associazione intende promuovere e diffondere, ad ogni livello ed in ogni campo della vita sociale, una cultura della Pace e dell’Unità tra le persone e tra i popoli, con particolare attenzione al mondo giovanile e nell’ottica di uno sviluppo integrale della persona umana.

Essa si ispira allo spirito del Movimento del Focolari e desidera contribuire alla diffusione, in ogni ambito della società, dell’idea del mondo unito, promuovendo, tra quanti vorranno condividerne l’azione, lo spirito della fraternità universale proclamata nell’art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Tale scopo potrà essere perseguito attraverso ogni operazione o iniziativa che sia direttamente o indirettamente strumentale al suo raggiungimento.

Nell’ambito delle suddette finalità l’Associazione, a titolo esemplificativo, si propone quanto segue:

a) suscitare una mentalità della solidarietà come elemento determinante dello sviluppo integrale dell’uomo, promuovendo in tal senso opere, azioni e iniziative in ogni campo della vita sociale;

b) favorire anche a livello locale, un dialogo ed una maggiore conoscenza reciproca tra i popoli, razze ed etnie, che porti alla stima dell’altrui cultura come della propria e alla diffusione di una cultura planetaria che goda dell’apporto delle singole culture;

c) educare alla pace e alla non violenza, valorizzando il pensiero ed i messaggi di quanti nel mondo hanno favorito e favoriscono la pace e l’unità tra gli uomini;

d) assicurare con iniziative ricreative, ecologiche e sportive, la riscoperta dell’importanza che anche lo sport e l’ambiente rivestono nello sviluppo pacifico delle persone e dei popoli; promuovere, organizzare e gestire iniziative ed attività sportive, musicali e teatrali sia avvalendosi di strutture dell’Associazione stessa, ovvero messe a disposizione da enti pubblici o privati;

e) promuovere e diffondere l’economia civile e di comunione in tutte le sue implicazioni, organizzando a tal fine corsi, workshops, mostre, convegni, tavole rotonde, forum, seminari, studi, cineforum, corsi di formazione, premi e borse di studio, viaggi e visite culturali;

f) promuovere e diffondere gli ideali di una politica di comunione e per l’unità;

g) promuovere le scienze e le arti, operando per mettere in rilievo i valori morali e spirituali che uniscono le culture e garantendo la ricchezza delle loro diversità, nonché il progresso del sapere in ogni disciplina, per contribuire a migliorare la vita umana e l’ambiente naturale e sociale;

h) sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le finalità generali e le iniziative dell’Associazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa e attraverso manifestazioni di vario genere, pubblicazioni e notiziari.

L’Associazione può svolgere tali compiti anche in collaborazione con altri enti aventi finalità analoghe.

L’Associazione potrà compiere ogni atto, azione o negozio direttamente o indirettamente strumentale al perseguimento degli scopi istituzionali, nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge.”  

Viale Matteotti pal. Ubi Carime – Vibo Valentia 

c.f. 96045370796  – viboinsieme@gmail.com  infoline 392 9863470




Cantieri Ragazzi per l’unità: Palermo #insiemeperBallarò

Progetto Ballarò: “Guardo la mia città”

La comunità del Movimento dei Focolari opera a Palermo da quattro anni all’interno del quartiere “Ballarò”, dando vita a legami di amicizia con molti abitanti della zona e con altre associazioni che vi operano. Ed è qui, in questo quartiere storico di Palermo, che dal 2 al 12 Luglio 2018 si sono svolte attività ludiche ed ecologiche volte a sensibilizzare le persone verso il rispetto dell’ambiente e ad aiutarle a guardare la città con occhi nuovi. L’obiettivo principale è stato ed è tutt’ora quello di creare unità all’interno della zona per coinvolgere, a piccoli passi, non solo il quartiere ma anche chi vive in altre parti della città.

Ognuno ha messo in gioco se stesso, condividendo le proprie conoscenze ed esperienze; hanno partecipato sia associazioni che già da tempo operano all’interno del quartiere sia chi ne fa parte da poco, come l’associazione ALAB (Associazione Liberi Artigiani-Artisti Balarm) che ha organizzato laboratori artigianali per i bambini. Molti ragazzi hanno partecipato al progetto, tra cui giovani provenienti da altre città, come Trapani, alternandosi nei vari momenti previsti nel programma: giochi con i bambini, laboratori di disegno e pittura, laboratori artigianali, canto e spettacolo teatrale, mimo, pulizia e riqualificazione degli spazi urbani, delle strade, di un campetto di calcio.

Gli adulti della comunità hanno collaborato nella ristrutturazione di alcune abitazioni e nella realizzazione dei momenti ricreativi, come il mimo, e dello spettacolo teatrale.

L’ultimo giorno infatti si è svolto lo spettacolo interpretato da alcuni bambini del quartiere e da alcuni gen 3 di Trapani e Palermo, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando che ci ha incoraggiati a continuare a promuovere iniziative culturali, di fraternità e unità: “La cultura è stare insieme”, ha detto. 

Il progetto è stato sostenuto economicamente da alcune aziende tra cui BRICO CENTER che ha scelto e premiato il nostro progetto, presentato come progetto vincitore dell’edizione 2018 dell’iniziativa “Insieme per il nostro quartiere” e anche la cooperativa COOP di Palermo, il Comune di Palermo e il rinomato focacciere della zona Ninu ‘u ballerinu che ha offerto la cena finale con prodotti della tipica gastronomia siciliana.

  Questa esperienza ha permesso a noi giovani di comprendere nuove realtà, che spesso sembrano lontane dalla nostra. Stando a contatto con la gente del quartiere, essendoci immedesimati nelle loro vite abbiamo capito quanto sia importante dare una mano a chi ne ha più bisogno, anche solo stando loro vicino. Vedendo soprattutto come i bambini percepiscono questa realtà, ridendo e giocando con loro, abbiamo appreso che uno degli obbiettivi principali è agire per preservare il loro futuro. Grazie a questo progetto, molti volontari, giovani e adulti, hanno potuto dare un contributo per migliorare la nostra città, alimentando in ognuno di noi un senso di unità e fratellanza. Solo partendo da questi piccoli gesti d’amore verso il prossimo possiamo realizzare qualcosa di più grande; citando Chiara Lubich: “Gli avvenimenti veramente grandi nascono da piccole cose”.

Chiara Morello, redazione Teen4Unity

Articolo pubblicato sul blog di Teens4Unity

 




Continua l’azione di SlotMob contro la pubblicità al gioco d’azzardo

L’abolizione della leva della pubblicità dell’azzardo è la prima incrinatura del muro del profitto.

Bandire la pubblicità dell’azzardo così come già avviene con quella del tabacco rappresenta un elementare atto di giustizia. Non ci stupisce che la decisione annunciata con il cosiddetto decreto dignità varato dal governo, stia alimentando la forte reazione da parte di settori economici e dell’informazione che hanno finora goduto dell’assenza di regole in materia. La norma favorisce la libertà di stampa dall’influenza diretta e indiretta dei ricchi inserzionisti. Parlare di proibizionismo in questo caso è del tutto fuori luogo e fuorviante.

La vera anomalia è stata, finora, l’assenza di una tale normativa che poteva essere approvata dal precedente parlamento portando in aula le proposte già avanzate in maniera traversale. Così come siamo rimasti increduli davanti all’ostinato silenzio di esponenti del mondo dello spettacolo e dello sport nei confronti delle istanze pubbliche che li invitavano a smettere nel  prestare il loro volto per pubblicizzare l’azzardo. Come movimento Slot Mob ribadiamo che il vero obiettivo da raggiungere è quello di sottrarre l’intero settore dell’azzardo alle imprese strutturalmente orientate al profitto.

Uno Stato realmente attento al bene comune deve saper gestire l’offerta di tale settore in maniera non ossessiva e incentivante per arrivare a ridurre un fenomeno che, come tutti possono vedere, divora i  territori e ostacola una sana e reale economia che crea ricchezza da redistribuire tra tutti.

Non si tratta di un risultato impossibile da raggiugere, ma ciò crea la necessità di trovare altre entrate fiscali diverse da quelle dell’azzardo. Per questo motivo occorre un vero dibattito sulle scelte di politica economica per impedire che le casse pubbliche dipendano patologicamente dal sistema dell’azzardo (circa 10 miliardi di euro). Senza tale svolta radicale,  tutta l’attenzione sulla questione “azzardopoli” in Italia rischia di ridursi in una istanza moralistica destinata ad estinguersi. Ci troviamo, pertanto, davanti ad un caso esemplare che permette di comprendere i rapporti di forza esistenti nel nostro Paese e la possibilità reale di capovolgerli.

Come movimento di democrazia economica e per la giustizia sociale siamo persuasi che tale scelta non può essere scollegata da una visione complessiva della dignità umana integrale. La nostra decisa opposizione al sistema di sfruttamento dell’azzardo di massa si associa, perciò, in questo stesso momento storico, alla necessità di una società aperta all’accoglienza dei migranti. Persone che da diverse parti del mondo sono approdate in un Paese ricco di umanità, capace di resistere alla logica dell’idolatria del denaro che lucra sulla vita dei più fragili e istiga ad erigere muri e barriere.

Movimento Slot Mob 

info: http://www.economiafelicita.it/slotmob/

Vedi anche articolo su Città Nuova:

Azzardo e pubblicità, un divieto pesante

slotmob1@gmail.com 




Associazione S.F.E.R.A. Onlus – Brescia

1. S.F.E.R.A. Onlus  è un’associazione, con finalità sociale e senza scopo di lucro. È stata fondata nel 2011 a Brescia, dove ancora oggi ha la propria sede principale.

L’Associazione è dedicata alla memoria di mons. Gennaro Franceschetti (Provaglio d’Iseo (Bs), 14 giugno 1935 – Fermo, 4 marzo 2005), sacerdote bresciano a lungo a servizio della Diocesi, poi parroco di Manerbio e dal 1997 arcivescovo di Fermo, nelle Marche. Mons. Franceschetti fu espressione di una tradizione ecclesiale, sociale e culturale che ha segnato generazioni di uomini e donne, educata a testimoniare i valori cristiani non solo nella vita personale, ma anche in quella pubblica e civile.Con la sua grande carica umana, intellettuale e spirituale ha orientato persone e istituzioni ad aprirsi ai temi dell’evangelizzazione, della promozione umana e culturale, della solidarietà economica e sociale.

L’Associazione opera, in Italia e all’estero, per favorire Sviluppo, Fraternità, Educazione, Responsabilità e Accoglienza… in una parola SFERA! Partendo da questa missione, le attività dell’associazione si possono raggruppare in due settori:

Carità– È il settore dell’azione concreta. Promuoviamo raccolte di beneficienza e, attraverso il coinvolgimento di volontari, realizziamo progetti di forte impatto sociale a favore di persone in condizioni di svantaggio fisico, psichico, economico, sociale e familiare. Siamo impegnati sia in Italia che all’estero, conviti che l’interdipendenza planetaria richieda interventi coordinati di carità intelligente e che il benessere possa essere duraturo solo se diffuso. Oggi i nostri sforzi si concentrano sul programma di promozione umana Maison de Paixche stiamo realizzando a Kikwit, nella Repubblica Democratica del Congo.

Educazione– Organizziamo momenti di riflessione, incontri pubblici e lezioni nelle scuole per diffondere la cultura della mondialità, promuovere il dialogo culturale e l’accoglienza, sostenere la cultura del dono in vista della civiltà dell’amore.

2. IL PROGRAMMA MAISON DE PAIX

Il programma Maison de Paixprevede la costruzione di un Centro formativo polifunzionale e di promozione umana nella città di Kikwit, nella Repubblica Democratica del Congo. I vari complessi, integrandosi fra loro, vogliono rispondere alle principali problematiche emerse nei colloqui con la popolazione locale e con i volontari che già operano in zona, a cominciare dalle Suore missionarie Francescane Angeline: l’assistenza sanitaria, la formazione e la promozione umana. Ad oggi sono stati realizzati: la scuola materna, i laboratori, la casa degli operatori e la recinzione intorno al Centro, con i relativi servizi igienici ed energetici. La conclusione del primo lotto dei lavori (settembre 2017) ha consentito di avviare l’attività del Centro, a cominciare dalla coltivazione dei campi e dalle lezioni presso la scuola materna. Il progetto ha un costo complessivo che supera i 2 milioni di euro.

3. IL PROGETTO «IL RISCATTO PARTE DALLA DONNA» – COSTRUZIONE DI UN CENTRO DI FORMAZIONE PROFESSIONALE FEMMINILE

Il progetto «Il riscatto parte dalla donna» si inserisce nel più ampio programma della Maison de Paix (Casa della Pace). Nella fattispecie, si prevede la realizzazione di un Centro di formazione professionale femminile; il suo allestimento con macchinari necessari alla realizzazione di corsi di sartoria; infine l’attivazione dei corsi.

I percorsi formativi saranno di due tipi: un corso di educazione informale, con corsi serali utili a conseguire competenze di base (comunque da certificare rispondendo al diritto di ogni persona di vedere riconosciuti i propri apprendimenti, comunque acquisiti); un corso più strutturato, da articolare in 1-2 anni di formazione professionale.

Infine, al fine di perseguire un’educazione integrale, i laboratori sarà cadenzati da atelierche si focalizzeranno sui seguenti contenuti: il lavoro come diritto dell’uomo; partecipazione dei lavoratori ai processi produttivi; impresa sociale come vettore di sviluppo delle comunità locali; costituzione di associazioni di giovani in piccole unità produttive.

Il progetto prevede la collaborazione specifica dell’Accademia S. Giulia di Brescia e, più in generale, di una trentina di soggetti pubblici e privati coinvolti nella Maison de Paix.

  1. OBIETTIVI

L’obiettivo del progetto è quello di insegnare alle giovani congolese le basi e le tecniche avanzate di sartoria e abbigliamento: l’acquisizione delle basi della sartoria e del modello avverrà attraverso l’esercitazione e l’applicazione pratica durante le lezioni. In seconda battuta, ci si propone di inserirle in attività lavorative. Non si tratta semplicemente di apprendimento di un lavoro ma di trasformare i luoghi designati per apprendere un mestiere in luoghi educativi, di accompagnamento per i giovani, in veri laboratori che aiutino il giovane a transitare nel mondo lavorativo accompagnati da progetti ad hoc, creando nel contempo reti efficaci di protezione e di collaborazione.

  1. STRATEGIA DI INTERVENTO, STRUTTURE E STRUMENTI IMPIEGATI

I motivi della scelta di insediare a Maison de Paix, dei percorsi di sartoria e abbigliamento sono molteplici:

  • il Congo possiede una lunga tradizione nella realizzazione di tessuti esotici, creata da artigiani locali che hanno acquisito una particolare abilità nella decorazione del cotone grezzo;
  • ciò dimostra come i congolesi siano dotati di una grande vitalità creativo-artistica da valorizzare in molti settori;
  • in condizioni di vita disagiate l’aspirazione all’eleganza diventa sfoggio e può configurarsi come spazio di azione, di compensazione e di rifugio.

In quest’ottica, la strategia è di partire da un elemento caratterizzante la realtà locale – quale è, appunto la sartoria artistica congolese – per offrire occasione di riscatto.

Il progetto prevede la creazione di una struttura ad hoc (finanziata solo in parte dalla Conferenza Episcopale Italiana attraverso i fondi dell0’8X1000) denominata Centro di formazione professionale femminile. I servizi di contesto (recinzione di sicurezza, alloggi per gli operatori, infrastrutture varie) saranno garantiti dal Centro Maison de Paix, completato nella sua parte essenziale, abitato dalle Suore Francescane Angeline e frequentato dal dicembre 2018.

Quanto agli strumenti impiegati, si partirà con un allestimento minimo ma ben calibrato, grazie all’esperienza dell’Accademia Giulia di Brescia e delle Suore Francescane Angeline, che da decenni sono presenti in loco: macchine da cucire lineari e tagliacuce, carta da pacco leggera, matite, squadre, metri e gessi da sarta, forbici per tessuto e per carta, spilli, aghi, fili, tessuti e scampoli.

Opuscolo SFERA Settembre 2017




Associazione Famiglie Nuove Sicilia

“Operiamo in favore di famiglie in necessità per cause morali o materiali,
Siamo impegnati in progetti di formazione inerenti a contenuti e aspetti della vita famigliare. Insieme alle “Famiglie Nuove” di tutto il mondo ci stiamo già occupando dei bambini del Sud del mondo. Ancora tanti aspettano cibo, educazione, salute”.
 
L’Associazione di solidarietà familiare e sociale “Azione per Famiglie Nuove Sicilia” è al suo 11° anno di attività, ma la sua storia parte da più lontano, e il suo impegno – radicato nel territorio regionale – vuole avere come orizzonte il mondo.
 
www.afnsicilia.it



Loppiano: cittadella del Movimento dei Focolari sulle colline Toscane

Per conoscere Loppiano




Cooperativa Loppiano I

Il 9 Maggio 1973 viene costituita la Cooperativa Loppiano Prima , che nasce per offrire una testimonianza di Vangelo vissuto attraverso un’esperienza di lavoro concreto.
Senza alcuna sicurezza di lavoro e di casa, i primi pionieri trasferiti dal bergamasco , cominciarono a ristrutturare alcuni casolari e, con sacrifici e duro lavoro, iniziarono la costruzione della cittadella e la coltivazione dei terreni circostanti.

Si trattava d’incarnare nel lavoro concreto di ogni giorno la spiritualità del Movimento e di mantenere il rispetto nei confronti della natura e di conseguenza per l’uomo. Di conseguenza, in questi anni non sono mai stati usati prodotti di sintesi su tutte le coltivazioni, facendo tesoro invece dei processi fisici, conseguendo l’ottenimento della certificazione biologica su tutti i terreni.

Vedi la Presentazione completa

www.loppianoprima.it

Vendita online Fattoria

www.agriturismoloppiano.com

www.facebook.com/fattorialoppiano/

 



Meno spreco, più risorse – Progetto Mt 25 onlus

UN PROGETTO VOLTO A RIDURRE GLI SCARTI ALIMENTARI E FAVORIRE UNA MAGGIORE CONDIVISIONE DEI PRODOTTI

Il progetto di Mt 25 onlus è composto di tanti ingredienti, tre soprattutto: fornire un aiuto alimentare a sostegno delle famiglie in necessità; ridurre lo spreco delle risorse; favorire più condivisione e meno assistenzialismo. Tutto ciò avviene attraverso il recupero delle eccedenze alimentari e del cibo in scadenza nei supermercati, che vengono poi distribuite alle famiglie.

«È un lunedì, ore 19. Abbiamo finito la distribuzione dei viveri. Mentre stiamo riordinando, arriva una coppia in bicicletta. “Eccovi, finalmente, ci hanno detto che aiutate tante persone; ecco il nostro Isee”. Rispondiamo che stiamo per andare via e che sarebbero dovuti arrivare prima, magari fissando un appuntamento. “Veniamo da un comune distante circa 5 km”, ci rispondono. In realtà non abbiamo mai mandato via nessuno a mani vuote. Vorrà dire che anche stasera faremo tardi. Si fa per chiudere e arriva una giovane mamma con una ragazzina. L’odore sgradevole dell’alcool riempie la stanza. “Abito non lontano, ho bisogno di aiuto. Ma capisco, è proprio tardi. Scusate, magari torno un’altra volta”. Ci guardiamo negli occhi e manco a dirlo ci fermiamo per lei; le si riempie la borsa, si chiedono notizie. E va via contenta».

La vita comoda non fa per loro. A Tanino e Maria Giovanna Caruso, entrambi medici, di origine siciliana e da diversi anni nel bergamasco, non basta ricoprire posti di responsabilità nel loro ambito lavorativo. Incontrandoli, ci si rende conto che la passione per l’umanità bisognosa è una spinta interiore così forte da prevalere su ogni possibile giustificazione, tipo «non ho tempo, non ce la faccio». Se poi vai in giro con loro per le strade di Bergamo, devi mettere in conto di fermarti spesso lungo il percorso perché c’è sempre qualcuno con cui salutarsi, scambiare due parole, chiedere notizie sulla salute, la famiglia, la scuola dei bambini, i parenti lontani nei vari Paesi del mondo…

Il progetto di cui stiamo parlando è composto di tanti ingredienti, tre soprattutto: fornire un aiuto alimentare a sostegno delle famiglie in necessità; ridurre lo spreco delle risorse; favorire più condivisione e meno assistenzialismo. Tutto ciò avviene attraverso il recupero delle eccedenze alimentari e del cibo in scadenza nei supermercati che vengono poi distribuite alle famiglie. I numeri parlano più di ogni altra cosa: nel 2015 sono state recuperate 100 tonnellate di viveri, per un valore commerciale di 500 mila euro, e sono state aiutate 170 famiglie; attualmente ricevono questo tio di aiuto circa 300 famiglie di 22 nazionalità diverse. Un’esperienza, quella di cui stiamo parlando, che era iniziata in parrocchia, ma non volendosi limitare alle famiglie del proprio quartiere, è poi sfociata, dal marzo dell’anno scorso, in una onlus, “Mt 25”. Così me ne parlano i due nostri amici: «Consapevoli che la sola buona volontà non basta, oltre all’esperienza sul campo, abbiamo studiato le normative, visitato centri di distribuzione, stretto legami con il Banco alimentare della Lombardia, incontrato istituzioni, parroci e laici. All’interesse iniziale di tanti, non sempre è seguito un vero e proprio impegno. Comunque siamo andati avanti cercando di farlo in modo professionale per salvaguardare la salute di tutti». All’inizio era tutto da inventare: un’impresa difficile ma non impossibile. «Qualcuno ci ha proposto di puntare sul secco – spiegano – perché avrebbe richiesto una gestione più semplice. Era vero, ma quest’idea non ci convinceva perché pensavamo che tutto quel cibo sarebbe finito in discarica e non sulle tavole delle famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Il nostro progetto, piuttosto, vuole essere innovativo perché propone di superare la prassi diffusa del “pacco mensile per i poveri” per giungere a trasformare l’enorme spreco di risorse in un reale sostegno al reddito familiare e a beneficio dell’ambiente in cui viviamo». Tant’è che le famiglie ricevono ogni settimana la spesa. E i nostri amici, col loro furgone frigorifero, fanno la spola tra 6 supermercati e 3 piattaforme logistiche (depositi fuori Bergamo da cui vengono distribuiti gli alimenti e a cui torna l’invenduto o il cibo vicino alla scadenza).

Le vedi arrivare le persone, all’orario di apertura. “Mt 25 onlus”, infatti, ha oggi una sua sede, inaugurata il 22 novembre dell’anno scorso: 350 mq dove 24 volontari garantiscono una presenza giornaliera. Fra questi non pochi sono le stesse persone che beneficiano dei “pacchi” e che si mettono a loro volta a disposizione. Ci sono spazi adatti a custodire i beni alimentari con le dovute attenzioni igienico-sanitarie e anche stanze adibite a contenere vestiario e giocattoli, materiale scolastico da mettere in comune a poco prezzo.

C’è una saletta riservata ai giochi dei bambini, un’altra dove è possibile svolgere incontri, spazi dove condividere i diversi aspetti pratici della vita degli ospiti. «Per noi “Mt 25” è il luogo ove vorremmo testimoniare che nel XXI secolo non “si fa la carità” ma ci si impegna. Non si tratta di dare poco o tanti soldi come facevamo prima, ma tutti noi stessi, tempo ed energie», commentano Tanino e Maria Giovanna, che aggiungono: «Il nostro agire ha la sua radice nel Vangelo, a partire dal nome stesso della onlus che fa riferimento al passo di Matteo, appunto, “avevo fame e mi avete dato da mangiare”, ma anche alla parabola dei talenti. Ci verrà chiesto un giorno come abbiamo utilizzato le capacità che Dio ci ha dato. Abbiamo sotterrato i talenti ricevuti sotto tante scuse oppure ci siamo dati da fare per il bene comune? Noi vorremmo trovarci nella seconda condizione». E di un’altra cosa sono convinti: il loro è un modello replicabile.

Aurora Nicosia

Fonte: Rivista Città Nuova n.4 Aprile 2017

Per info: dasprecoarisorsa@gmail.com

 



Gruppo Tassano: “fare economia come comunione”

Il 10 novembre il Gruppo Tassano ha presentato al territorio il suo Bilancio Sociale 2016: la “gratitudine collettiva” di soci, cittadini e istituzioni

di Antonella Ferrucci

171110 Sestri Levante Tassano 03 rid«La storia del Gruppo Tassano, potrebbe essere semplicemente definita “un miracolo”». Esordisce così, il giornalista Roberto Pettinaroli, responsabile edizione Levante de Il Secolo XIX, nel presentare il Gruppo nella splendida cornice dell’Ex Convento dell’Annunziata a Sestri Levante ad una sala gremita con oltre 300 persone. Soci e lavoratori delle Cooperative del Gruppo, ma anche molte persone che in  questi quasi 30 anni di attività hanno incrociato la sua strada come lavoratori o beneficiari dei servizi alla persona che il Gruppo ha fornito; e poi le istituzioni, con le quali il gruppo è stato in  grado di creare sinergie tali da permettere la realizzazione nel Tigullio di quel “welfare leggero” invocato  da più parti e che qui si può toccare con mano, con la piena soddisfazione degli amministratori e dei cittadini. 

Si chiama “Foto di gruppo” il Bilancio sociale che viene  presentato oggi: un titolo molto azzeccato visto che tutto qui parla di “persone” e di 171110 Sestri Levante Tassano crop“persone al  centro”:  «Siamo una rete di imprese che desidera rispondere attraverso il lavoro ai bisogni essenziali della persona» dice Simona Rizzi, presidente del Consorzio Tassano Servizi Territoriali. Certamente in un bilancio ci sono anche i numeri dal momento che Gruppo Tassano significa 6 consorzi, 33 cooperative sociali e 700 dipendenti, ma anche un valore totale della produzione di oltre 15.809.000 di Euro con servizi forniti a 4705 utenti diretti e 100.000 indiretti in 35 comuni e territori di pertinenza, ma realmente -si tocca con mano- il centro di tutto restano le persone. Lo si vede dalla “gratitudine” che emerge come sentimento collettivo dalla sala, durante tutto lo svolgimento del convegno, in particolare quando vengono nominate alcune persone che con le loro scelte hanno dato il via a questa storia, nella quale il “lavoro” è grande protagonista. Un lavoro “vero” e sempre “cercato” per permettere anche alle persone “speciali”, -così le ha definite la Sindaco di Sestri Levante Valentina Ghio, anch’essa ex cooperatrice- di avere una propria dignità, lavorando. «Ognuno ha la sua misura, cerchiamo di mettere insieme il meglio di ogni persona, il meglio di tutto quello che quella persona può dare» dice Maurizio Cantamessa, Presidente del Consorzio Tassano. Con la conseguenza di rigenerare le persone, che da una posizione di svantaggio diventano “risorsa”.

171110 Sestri Levante Tassano 04 ridTutto questo ha una radice: l’economia di comunione e da qui la parola va ai protagonisti ed ai testimoni. L’intervento di Alberto Ferrucci e Luigino Bruni intendono proprio dare consistenza a quelle radici e raccontare l’Economia di Comunione anche attraverso un frutto maturo come il Gruppo Tassano che ad EdC ha aderito fin dalla prima ora, nel  ’91: grande commozione ha accolto l’attribuzione a fine convegno di tre targhe agli “imprenditori di comunione” Giacomo Linaro, Pierino Cattani e Pierangelo Tassano da cui questa bella storia è cominciata.

Chiedo a Maurizio Cantamessa: “Cosa vi ha spinti a intitolare questa giornata “Fare economia in comunione”, di fatto ri-annunciando con forza al vostro territorio, ai soci, ai cittadini, le vostre radici?

171110 Sestri Levante Tassano 06 rid«Il nostro gruppo, dopo anni di espansione fino in Toscana, Emilia Romagna e Piemonte un po’ per volta  è tornato ad essere molto territoriale, e oggi con i suoi 6 consorzi insiste totalmente nel territorio del Tigullio. La nostra “Foto di  gruppo” oggi mostra una realtà molto coesa, in cui possiamo affermare esiste una totale condivisione dei valori ed anche una comprensione a livello di lavoro quotidiano: era il momento di raggrupparci, consolidarci e ripartire. Il fatto di esserci concentrati sul territorio, abbiamo capito, è molto importante perché favorisce le relazioni: con le istituzioni presenti stasera davvero lavoriamo ogni giorno gomito a gomito e avendo a che fare con servizi alla persona, è importante “esserci di persona”».

Per il futuro, quali garanzie che questi valori restino alla base della vita del Gruppo?

«Il Gruppo Tassano diventerà una Fondazione. Riteniamo sia lo strumento giuridico più adatto per conservare quei valori che ci hanno portato fino a qui oggi al di là di noi. Un’altra novità è poi la “Scuola di Economia Civile”: tanti professionisti ci aiutano e sentiamo il desiderio di formare altre persone allo spirito di economia di comunione ».

 Vedi il video istituzionale del Gruppo Tassano:

 Vedi il video sul Bilancio sociale del Gruppo Tassano:

Fonte: www.edc-online.org

Articolo apparso su Il Secolo XIX




Associazione Legami di solidarietà

Inizio: 23 aprile 2015
 
Mission: Assistenza a lavoratori cassaintegrati, lavoratori atipici, disoccupati e inoccupati del territorio.
 

Legami di solidarietà un’associazione promossa da Libera Campania, FIOM-CGIL Campania e Parrocchia S. Felice in Pincis nell’ambito della campagna Miseria Ladra

· Legami è una Associazione laica, apartitica ed indipendente, che si ispira ai principi di solidarietà umana, di mutuo rispetto della dignità individuale e collettiva nella promozione della cittadinanza attiva.

· Promuove la cultura della legalità, del lavoro, della solidarietà e dell’ambiente, basata sui principi della Costituzione

· L’Associazione non ha scopi di lucro, persegue finalità di solidarietà sociale ed ha per oggetto la promozione e realizzazione di iniziative nei settori dell’assistenza
sociale e socio-sanitaria, della formazione, della beneficenza e degli aiuti umanitari.

Per la realizzazione delle proprie finalità, l’Associazione si propone principalmente di:

ideare e implementare progetti volti al miglioramento delle condizioni di vita delle comunità in cui si opera per rafforzare i legami di solidarietà con particolare attenzione a lavoratori atipici, disoccupati, inoccupati, lavoratori in cassa integrazione;

sviluppare progetti di formazione e affiancamento rivolti ai soggetti sopraelencati
apprestare gli aiuti materiali ed i supporti ritenuti utili tesi a produrre
condivisione e scambio tra i membri della comunità in cui opera;

favorire e promuovere la coesione sociale e territoriale di collaborare con le realtà associative territoriali per costruire reti di solidarietà, servizi sociali e assistenziali comuni;
incoraggiare la partecipazione della società civile;

realizzare progetti, in coordinamento con le scuole del territorio, tese a
contrastare il fenomeno della dispersione scolastica attivando meccanismi di attivazione dei soggetti senza lavoro. Animazione e giustizia sociale sui territori insieme costituendo un noi di corresponsabilità e partecipazione.

 
Pagina Facebook
 
legamidisolidarieta@gmail.com
 



Associazione Polo Accoglienza e Solidarietà

Nasce ad Ascoli Piceno l’Associazione Polo Accoglienza e Solidarietà (Associazione PAS)

Lunedì 25 settembre è stata costituita l’Associazione Polo Accoglienza e Solidarietà (Associazione PAS).

La nascita dell’Associazione PAS, un’associazione di associazioni, rappresenta il traguardo di un percorso di rete avviato a partire da aprile 2015 da vari soggetti che sul territorio offrono, in modo diretto o indiretto, servizi e sostegno ai poveri.

L’iniziativa, inizialmente promossa da alcune associazioni, ha via via coinvolto altre realtà sia laiche che ecclesiali, che pur nel rispetto dello specifico di ciascuna, si sono messe in gioco con l’obiettivo di ottimizzare le risorse e migliorare i servizi a favore dei poveri.

In questi due anni e mezzo si sono condivisi esperienze, informazioni, dati, sono stati avviati tanti micro progetti soprattutto è maturata la consapevolezza che la complessità delle problematiche di oggi richiede un approccio sinergico, uscire quindi dall’autoreferenzialità ed entrare sempre più in una logica di rete. Un welfare che parte dal basso e che con l’associazione PAS assume una strutturazione, pur leggera, per poter andare avanti.

I soci fondatori dell’Associazione PAS sono: Ass. Betania (Caritas), CRI, S.Vincenzo, Zarepta, CAV, ACLI, Movimento Diocesano, B&F, l’UNITALSI e l’Azione Cattolica. L’AGESCI ha assicurato il suo sostegno all’iniziativa.

La presenza di tante realtà associative eterogenee tra loro è il vero valore aggiunto dell’iniziativa, perché si è creato un fronte unico del “bene”, una rete di prossimità capace di intercettare le povertà vecchie e nuove, visibili e nascoste.

La costituzione dell’Associazione PAS non è solo un traguardo di un percorso di rete ma vuole essere un punto di ripartenza accelerata per la realizzazione nel territorio di una struttura, che oggi manca e se ne sente il bisogno, in cui poter dare un servizio integrato ai poveri e fornire loro nel contempo una possibilità per poter ripartire. Realizzare cioè quella “cittadella della carità” di cui S.E. il Vescovo D’Ercole ha parlato all’inizio dell’anno della Misericordia.

Era l’autunno del 2015, con il Vescovo si sono fissate le priorità e il metodo di lavoro e mano a mano è venuto alla luce il “sogno” del PAS “Polo di Accoglienza e Solidarietà”, un progetto finalizzato allo sviluppo della coesione sociale sul territorio cittadino e provinciale, attraverso pratiche virtuose di inclusione sociale e l’attivazione di azioni integrate di solidarietà, assistenza e salute pubblica. Questi i servizi previsti nel PAS: una nuova mensa, un dormitorio (maschile e femminile) di emergenza, un centro diurno (docce, lavanderia, stireria, servizi igienici alla persona), un ambulatorio medico-infermieristico (ivi compreso un dispensario farmaceutico e di apparecchi elettromedicali); a seguire un centro di distribuzione vestiario e oggetti vari, eventuali laboratori di falegnameria e cucito (etc.) per l’avviamento al lavoro, botteghe e atelier.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno sostiene il progetto, per la realizzazione del quale ha previsto, nel Piano pluriennale 2017 – 2019, un investimento di 600 mila Euro nel triennio.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti per far sì che Ascoli sia sempre di più la città dell’accoglienza e della solidarietà: la ferma volontà del Vescovo, la disponibilità del Sindaco, l’aiuto concreto della Fondazione nella tessitura della rete di solidarietà, la determinazione di una solida base di oltre 1.000 volontari… manca solo di individuare un luogo idoneo di almeno 500 metri quadri per la realizzazione del Polo.

Il Consiglio Direttivo dell’Associazione PAS, composto da Pino Felicetti di B&F (Presidente), Mimmo Bianchini di Betania, Claudio Ricci di Zarepta, Emanuela Tranquilli della S. Vincenzo, Luciano Gabrielli dell’UNITALSI, Elisa Floridi della Croce Rossa e Anita Gasparrini del CAV/ACLI, è già al lavoro per concretizzare al più presto questo “sogno”.

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VIDEO DI PRESENTAZIONE

Articolo apparso su adriatico 28.9.17




RomAmoR – Tra i senza tetto nelle stazioni di Roma

Ognuno di noi è chiamato ogni giorno a vivere la bellezza dell’incontro e a volte si sceglie di incontrare l’altro che è più emarginato, che non viene visto, ma che fa parte del nostro  piccolo grande mondo.
L’esperienza è nata così, dall’incontro di Dino Impagliazzo, il fondatore della nostra Associazione, con i senza fissa dimora della stazione Tuscolana: dal suo desiderio di prendersi cura di loro, di andare incontro all’altro, di amarlo incondizionatamente e accettarlo così com’è.

Nasce la prima squadra tra i fornelli delle piccole case romane: chi preparava il sugo, chi la pasta, chi ordinava qualche panino ai banchi dei mercati rionali.

Ma la bellezza delle piccole cose cattura ogni essere umano: l’amore genera altro amore… Così, piano piano, questa famiglia diventa sempre più grande, aumentano sempre di più le persone pronte a dedicare il loro tempo rendendo sempre più concreto il sogno di Dino. E’ così che siamo diventati un’associazione. Abbiamo trovato un luogo dove poter cucinare per grandi numeri e, con l’aiuto di sempre più numerosi volontari, siamo riusciti a portare pasti caldi sia alla stazione Tuscolana che alla stazione Ostiense.

Dietro ad un pasto caldo ed una coperta, nella gioia della condivisone, nel desiderio del donarsi senza volere nulla in cambio , semplicemente assaporando la bellezza dell’incontro, si intrecciano volti, storie, lacrime e sorrisi. Pakistan, Marocco, Polonia, Italia, Romania, Afganistan, Tunisia, tutto il mondo si incontra in una stazione della capitale: anche tu sei lì e, scegliendo di donare il tuo tempo all’altro, quel mondo diventa anche un po’ tuo. Ti rendi conto allora che quella diversità non è un limite, ma la possibilità di tornare arricchito, con negli occhi il sorriso di chi hai incontrato.

Per saperne di più www.romamor-onlus.com

ARTICOLO CON VIDEO SU ROMATODAY

Interviste all’associazione RomAmoR mandate in onda durante la trasmissione “Siamo Noi” del 6 gennaio 2015, emittente TV2000




B&F Foundation – Progetto per un’economia civile e solidale

B&F sono le iniziali in inglese di “pani e pesci”, che vogliono simboleggiare le poche cose che ciascuno può mettere a disposizione per il bene comune.

Con il piccolo contributo di ciascuno (i pochi “pani e pesci”) e con un po’ di tempo si punta ad accumulare un capitale (Fondo di solidarietà) da destinare ai bisogni più urgenti del territorio siano essi connessi alla creazione di nuovi posti di lavoro, sia connessi ai più svariati casi di disagio sociale.

Creare quindi una comunità di persone che ha coscienza che il bene del nostro “vicino” porta sempre il nostro bene e che le emergenze sociali riguardano tutti indistintamente.
L’idea si basa sullo sviluppo di varie iniziative comuni (Gruppo d’Acquisto, Turismo Sociale, Riuso di beni, banca delle professionalità e del tempo …).

Di queste,  la principale è il Gruppo d’Acquisto. Un gruppo d’acquisto che punta alla qualità coniugata con l’economicità e, ove possibile, orientata sul biologico e sul locale.

Di fatto come un gruppo d’acquisto qualunque. Ma c’è di più, si stabilisce un patto “solidale” tra produttore/venditore e compratore o tra intermediario e compratore che, per effetto delle quantità acquistate, tiene bassi i prezzi. I bassi prezzi d’origine consentono un piccolo ricarico, unanimemente accettato,  che confluisce nel Fondo di solidarietà.
Sono stati fatti degli esperimenti e il tutto funziona, si sono coinvolte un centinaio di famiglie, sono state fatte alcune prove d’acquisto, è stato chiesto, a chi poteva e voleva,  di versare un qualcosa in più ad ogni acquisto (di fatto quello che si risparmia per effetto del “patto”) ed è già creato un piccolo accantonamento, che ancora non ci consente di poter sostenere ed aiutare eventuali necessità ma che ci ha convinto che il meccanismo è vincente.

Anche il riuso, la banca del tempo e delle professionalità, e altre iniziative allo studio saranno finalizzate all’incremento del Fondo con la stessa logica: raccogliere mediante svariate attività piccoli rivoli di denaro, insignificanti se presi singolarmente ma che possono assumere rilevanza se messi insieme.

Agli enti pubblici di qualsiasi genere verrà chiesto una compartecipazione al Fondo e di sostenere l’iniziativa.

Risorse private che si affiancano a quelle pubbliche, quindi, in un inedito mix che trova  nella “sussidiarietà” il suo principio ispiratore.

Maggiori informazioni http://www.bf-foundation.it/chi-siamo/

Articolo_Città_Nuova_Ott_2017




Consorzio Il Picchio

Il Consorzio Il Picchio nasce negli anni ’80 con l’intento di favorire la collaborazione tra le cooperative operanti nel territorio Piceno-Aprutino, dedicandosi al settore dei servizi socio-sanitari, alle imprese ed educativi, con professionalità e serietà, sia nelle Marche che in Abruzzo.
Interlocutore privilegiato tra pubblico e privato, Il Picchio supporta le cooperative affiliate ispirandosi ai valori del Movimento cooperativo cattolico mondiale in un’ottica di costante evoluzione manageriale e con particolare attenzione alla customer satisfaction.
Centralità dell’individuo e della famiglia, con speciale riguardo alle fasce più deboli per quanto attiene il welfare, la gestione delle risorse umane, la progettazione costante centrata sul cliente e l’aggiornamento continuo, sono le parole chiave del Consorzio, che agisce in un regime di alta competitività aziendale.
Gli obiettivi sono orientati al bene comune e all’interesse collettivo, per questo i progetti si avvalgono di personale motivato, formato e specializzato. Medici, infermieri, operatori socio-sanitari, educatori, psicologi, counselor, pedagogisti, animatori socio-culturali sono solo alcune delle figure professionali impiegate nelle attività in cui cooperative ed istituzioni operano di concerto e con flessibilità per andare incontro alle esigenze e ai bisogni dell’utente finale.
Infine, il Consorzio Il Picchio non ha come unico fine il vantaggio economico dei progetti, ma sostiene la rilevanza sociale degli stessi, tenendo presente l’umanità insita nel lavoro comune. L’Economia di Comunità è uno dei valori che ispirano l’economia solidale del Picchio, i cui utili sono destinati ai bisogni urgenti di persone in stato di difficoltà. Un rapporto di fiducia e apertura quindi è quello che caratterizza l’azienda come cuore pulsante del dare e del ricevere nella reciprocità della condivisione.

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“Fare sistema oltre l’accoglienza”, il Progetto continua . . .

https://youtu.be/SBVmLYU0Phc

Fonte: www.faresistemaoltrelaccoglienza.it

Le famiglie che accolgono: esperienze che fanno rete

17 famiglie in tutta Italia hanno fatto l’esperienza di accogliere un giovane migrante, per periodi brevi o lunghi, all’interno del progetto Fare sistema oltre l’accoglienza. Vi raccontiamo quella di Grazia e della sua famiglia, proposta il 10 marzo a Loppiano (Fi), all’interno del workshop “Reti di famiglie e comunità solidali”.

“Abbiamo accolto per una settimana a casa nostra Rubel del Bangladesh, 18 anni, per permettergli di fare una prova di lavoro in un’azienda della Toscana, e sin da subito ha vissuto nella nostra famiglia con spontaneità e semplicità. A conclusione di questa esperienza possiamo dire che è stato più facile di quanto ci eravamo immaginati. Inizialmente, infatti, siamo stati assaliti da tanti timori e non è stato semplice uscire dall’influenza che i mass media hanno su tutti noi e che ci porta a vedere solo i lati negativi dell’accogliere un estraneo. Allo stesso tempo, erano mesi che, davanti alle immagini dei barconi che arrivavano sulle nostre coste, ci chiedevamo cosa potevamo fare. La decisione di accogliere Rubel è stata presa da tutta la famiglia insieme, eravamo felici di fare qualcosa di concreto.

Siamo stati accompagnati e supportati in vari modi sia prima, sia durante la permanenza di Rubel: dal tutore legale di Rubel e dall’educatore della comunità in cui Rubel era accolto, dall’equipe psico-sociale di AFNonlus, dalla comunità del nostro territorio, tra cui c’è anche un’amica musulmana che ci ha dato informazioni sulla religione e anche sui cibi da cucinare.

Con la collaborazione dei miei familiari, ho cercato di dedicarmi a Rubel, affinché si potesse sentire a suo agio nella nostra famiglia, tenendo conto che per lui era la prima esperienza di convivenza in un contesto familiare. I nostri figli lo hanno accolto con grande disinvoltura e lui si è subito ben integrato. Non ci siamo accorti di avere un ospite, ma un altro figlio.

Questi ragazzi hanno bisogno di orientamento e di un punto fermo. L’essere stati in balìa di tutto e di tutti, senza certezze e chissà con quali peripezie per arrivare in un paese e poi ripartire e raggiungerne un altro, li mette in una condizione di continua corsa e incertezza.

Abbiamo quindi cercato di rispettarlo, incoraggiarlo, accompagnarlo nel suo percorso senza imporre le nostre prospettive.

Insomma, è stata un’esperienza impegnativa per certi versi, allo stesso tempo siamo stati molto felici di aver colto questa opportunità di “vivere fuori di noi” e di aver partecipato concretamente al progetto Fare sistema oltre l’accoglienza.

Ci siamo salutati all’aeroporto entrambi commossi e da allora tutti i giorni Rubel mi manda un sms con scritto “Buongiorno zia come stai?” ed invia messaggini anche ai miei figli con foto e saluti. In realtà siamo noi a ringraziare Rubel, perché è entrato nella nostra famiglia con grande rispetto e ci siamo sentiti ben accolti da lui. È stata un’esperienza di accoglienza reciproca, molto importante per la nostra famiglia perché ci ha fatto sperimentare che insieme a tutti (la rete è infatti una potenza) il peso si alleggerisce e si acquisisce coraggio e libertà interiore.

Inoltre, di fronte al grosso problema dell’immigrazione, la cui risoluzione appare a tutti noi al di fuori della nostra portata, il progetto Fare sistema oltre l’accoglienza rende possibile la soluzione al problema più sfuggente che riguarda la seconda accoglienza verso chi, come noi, ha diritto di vivere una vita serena. La famiglia è sicuramente l’approdo migliore”.

Quella di Grazia è solo una delle molte esperienze di accoglienza che vedono protagoniste le famiglie e i ragazzi stranieri nell’ambito del progetto Fare sistema oltre l’accoglienza. Sono, per i ragazzi, storie di riscatto, ma anche di solidarietà per le famiglie che hanno aperto le porte del cuore.




“A cuore aperto”: emporio solidale ad Appignano (Macerata)

A cuore aperto è il nome di un emporio solidale che è stato allestito per dare una risposta concreta ai bisogni e alle esigenze di tanti cittadini che si trovano in un momento di difficoltà.




Fare sistema oltre l’accoglienza: due storie

In questo video trovate due racconti di inserimenti lavorativi realizzati nell’ambito del progetto Fare sistema oltre l’accoglienza: si tratta delle storie di Nicholas e Abdoulay che lavorano presso un ristorante e un panificio a Vittoria (RG)

 

Tutti i numeri, e non solo, del progetto “Fare sistema oltre l’accoglienza” (parte prima)