«Chiara Lubich-Rimini: un dono, una sfida»

La risposta della Città di Rimini all’evento del 10 marzo 2019 presso il Teatro degli Atti è stata particolarmente generosa: il teatro, che nella platea ha la capienza di 200 posti, risultava quasi pieno. Gli organizzatori e molti loro amici manifestavano la propria meraviglia: “mettere insieme, una domenica pomeriggio così bella, tanta gente e Rimini sa di prodigioso!” Ma ciò che maggiormente ha qualificato la presenza di tante persone è stato il profondo silenzio e la generale accoglienza dei contenuti e dei momenti artistici: si son viste in diversi momenti persone piangere di commozione.

Il teatro, discreto nelle sue linee architettoniche, si presenta però alquanto spartano al momento della consegna. Le commissioni artistiche della Parrocchia di S. Agata di Santarcangelo, de La Ginestra e della Comunità locale di Rimini, l’hanno reso non solo bello e accogliente ma addirittura stimolante per lo sviluppo del pensiero. Un rappresentante delle istituzioni nel suo intervento ha appoggiato le carte sul tavolo e ha improvvisato il discorso lasciandosi ispirare dall’arredo stesso: la figura di Chiara Lubich che sembrava una fonte luminosa e la città di Rimini contemplata con occhi artistici «erano più eloquenti che non le nostre statistiche». 

Chiara Lubich-Rimini: un dono, una sfida

L’evento si è sviluppato in tre momenti:

  • Canto e musica eseguiti dagli Swingeneris, un gruppo locale, e da Padre Elijah accompagnato dal sax di Anacleto Gambarara e dall’arpa ed il canto di Annalisa Cancellieri. I due gruppi hanno scandito i tempi dell’evento, conferendo un senso appropriato ad ogni particolare. 
  • Esperienze in atto di fraternità presenti nella nostra Città. Rimini è definita «capitale europea del volontariato» per l’alto numero di associazioni e gruppi (laici e di ispirazione religiosa) che operano nel Territorio.
  • Una tavola rotonda, guidata da Giorgia Salvatori e Luca Casadei (una presentata dal Movimento dei Focolari e l’altro dall’Associazione La Ginestra, entrambi impegnati nel mondo dell’economia e delle istituzioni): suo obiettivo scoprire l’incidenza della fraternità, esaminata non come valore in sé, ma quale paradigma globale di sviluppo politico, relativamente al mondo del turismo, dell’habitat, dell’economia e della qualità della vita sociale.

Il saluto della Vice Sindaco Gloria Lisi ha dato l’intonazione a questo pomeriggio di fraternità. La presentazione della figura di Chiara Lubich, tramite un video, ha avuto un impatto spirituale, emotivo e culturale rilevante. Voluto dagli organizzatori è risultato inatteso per la ricchezza e profondità dei contenuti: è venuto fuori un profilo di Chiara universale. Libero da ogni forma di appartenenza religiosa, politica e scevra da ogni forma di ideologia, ha potuto evidenziare il volto di Chiara in relazione al cammino dell’umanità verso il suo dover essere. 

Si sono quindi passati in rassegna alcuni soggetti portatori di fraternità del e nel Territorio, come ad esempio il Movimento di Comunione e Liberazione: ne ha illustrato, anche con esperienze, alcuni profili Cristian Lami, responsabile di CL a Rimini.

Il «già» della fraternità nel Territorio

Si è passati ad evidenziare gli aspetti più vivi della Cittadinanza Riminese tramite esperienze di persone che in diversi modi vivono l’augurio di Chiara alla «sua Città»: “Che Rimini e i suoi cittadini conoscano la gioia di una fraternità perfetta che irradi luce e amore tutt’intorno”.

I messaggi inviati per l’occasione sono stai quello di Emmaus Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, che è stato molto applaudito soprattutto perché ha messo a fuoco il significato dell’iniziativa in rapporto alla vita sociale di Rimini e del suo Territorio, e quello di Salvatore Martinez, che ha ricordato l’intensa stima e collaborazione sua e del Rinnovamento Nello Spirito con Chiara, particolarmente a Rimini: è apparsa la stretta unità fra i due Movimenti, alimentata dalla stessa fede, dall’adesione ai medesimi valori e reciprocante sostenuti nel perseguimento degli stessi obiettivi.

Testimonianze

Hanno poi singolarmente manifestato il loro contributo alla fraternità i sindaci Giuseppe Chicchi e Alberto Ravaioli.

Giuseppe Chicchi concesse la Cittadinanza Onoraria e nel suo intervento ne ha spiegato le motivazioni: “Rimini sempre aperta per la via del mare con l’altra costa dell’Adriatico si sentiva in dovere di dare una risposta alla guerra appena iniziata nell’ex Yugoslavia; Chiara con la sua presenza ha dato vigore e universalità a questa volontà di pace della Municipalità”.

Alberto Ravaioli è il sindaco che per dare continuità all’azione di pace e sviluppo umano alla città iniziata dal suo predecessore ha accolto Chiara nel 2002.

In quella data Chiara ha espresso in maniera molto forte l’esigenza di fraternità fra i popoli per una nuova convivenza di pace. L’ex sindaco ha voluto mettere in luce quanto sia benefico per una città che i suoi amministratori abbiano rispetto uno dell’altro accogliendo in successione e portando a compimento i progetti e le iniziative prese dall’antecessore. Ha voluto inoltre evidenziare come questa presenza di Chiara a Rimini unitamente a quelle precedenti sia stata ancora una risposta al male che ha sparso tanto sangue innocente: possiamo intravedere in queste parole il riferimento che fece Chiara nel 2002 alla tragedia delle Torri Gemelle.

Gli organizzatori hanno inserito una delle tante esperienze di fraternità in atto che fioriscono come per incanto nel tessuto economico del Territorio. Fabrizio Moretti e Vincenzo Colonna, due imprenditori, dirigenti di aziende che producono gli stessi articoli e perciò sono concorrenti fra di loro hanno raccontato come si articola il loro rapporto di fraternità: nel rifornirsi di materie prime quando per qualche motivo vengono a mancare a uno dei due, nell’aiuto nella ricerca del Know How, nello scambiarsi informazioni utili nella cura dei clienti, nel sostegno anche umano, nelle non piccole difficoltà che non possono non mancare a chi è posto in ruoli di responsabilità sociale. Hanno voluto mettere in evidenza quanto questo aiuto reciproco sia favorevole al funzionamento delle rispettive imprese e quanto il loro rapporto acquisti in umanità per il beneficio degli imprenditori stessi e di tutto il personale.

La testimonianza proveniente dalla Comunità Papa Giovanni XXIII attraverso Valerio Giorgis, responsabile della Comunità Riminese, ha evidenziato come la risonanza che ogni cittadino dà all’operato di don Oreste Benzi non sia motivata da cosa ha fatto, ma dall’aver valorizzato la solidarietà come necessaria espressione di vita umana e sociale. 

Tavola rotonda

Il vescovo di Rimini, Monsignor Francesco Lambiasi, ha messo in evidenza un rapporto collaborativo fra la Chiesa e la Società Civile. Ha parlato di un «noi» non statico, ma in cammino: una realtà che può essere espressa con una parola di recente coniata «sinodalità». La Chiesa vive nella carità che la anima e perciò diviene fermento anche per la socialità. Tale identità della Chiesa viene espressa da Chiara attraverso la fraternità. Il «noi» ha radici in Cielo, trova il suo modello nella Trinità Celeste e informa di nuovi contenuti la nostra convivenza.  

La Professoressa Gabriella Baldarelli, docente di Economia civile all’università di Bologna sede di Rimini, con esempi molto semplici ha messo in luce come da Chiara è scaturita l’Economia di Comunione, una espressione dell’economia civile. Ha chiarito in tal modo il perno attorno a cui ruota una economia a misura d’uomo. 

Sara Donati, Presidente del Consiglio Comunale di Rimini, abbandonando le carte precedentemente preparate, si è lasciata ispirare dall’arredo del teatro e dal clima che si respirava nella sala per legare in un’unica visione il grande impegno profuso dalla Municipalità Riminese nella ricostruzione prima (Rimini dalla guerra venne distrutta per il 92% – come anche Chiara notò nel suo discorso del 23 Settembre 1997) e nell’adattamento alla vita e alle sue esigenze nel presente. La necessità di curare l’habitat secondo criteri più umani, custodire come un dono l’acqua, il patrimonio artistico, l’accoglienza dell’ospite, ci offrono stimoli e la fraternità, come anelito profondo dell’uomo, sviluppa pensieri e suscita energie per formulare e portare avanti i progetti.

Il dottor Sergio Brasini Presidente del Campus universitario di Rimini, l’istituzione che permette l’esistenza che accompagna lo sviluppo dell’università a Rimini ha evidenziato come viene coniugata la fraternità nell’impianto educativo della università Riminese.

Alessandro Giovanardi, scrittore, docente d’iconografia e iconologia, storico e critico d’arte, ci ha condotto in un clima alto di contemplazione della verità. Egli ha evidenziato il percorso di riappropriazione della grande ricchezza artistica della nostra Città e delle antiche radici, ancora vive di tale ricchezza. Questo lavoro viene portato avanti dalla Chiesa Riminese in collaborazione con la Municipalità ed altre istituzioni: concorso che rende vivace e fecondo il recupero artistico e la riscoperta del suo valore come stimolo di crescita per la cittadinanza e dono per l’ospite che vive un momento significativo della sua esistenza, nella nostra città. Si è soffermato particolarmente sulle peculiarità artistiche del Tempio Malatestiano così come emergono nei recenti studi che hanno rivalutato la figura di Sigismondo Malatesta e l’équipe artistica che ha collaborato nella costruzione.

Patrizio Bianchi, assessore regionale alla scuola e alla formazione, ha fatto un intervento molto apprezzato iniziando con queste parole: «Mi sono domandato: cosa mi ha detto Chiara oggi; ho imparato che bisogna essere profeti nel proprio tempo […] Essere profeti vuol dire avere il coraggio di alzare la voce altissima, per seguire una visione del mondo in un tempo il nostro nel quale le risposte che vengono date non sono risposte ispirate all’amore». Ha proseguito per tutto l’incontro declinando la profezia di Chiara e l’accoglienza, la formazione in rapporto all’istruzione con chiarezza ed entusiasmo.

Liliana Cosi, étoile, ha saputo raccogliere le tonalità degli interventi di tutti i relatori armonizzandole al significato dell’arte che è profezia e augurio per la città di Rimini. Molto interessante è il rilievo che ha dato al coraggio e al desiderio di fraternità per la città, un desiderio orientato al futuro che non nega le difficoltà e la fatica del lavoro di ogni giorno ma che anzi sa orientarsi alla bellezza per la città, nella normale ordinarietà che ciascuno di noi è.

Nel susseguirsi sul palco di persone di associazioni diverse, di relatori che hanno coniugato il messaggio di Chiara, nel rispettivo ambito, è emerso un filo d’oro che ha legato i vari momenti e i vari contenuti, mettendo in risalto a più riprese proprio il carisma di Chiara: “l’Unità”, che è il vivere sociale mettendo alla base la fraternità, tanto nella politica quanto nell’economia, nell’arte quanto nel turismo, nella cultura.

Nella gioia generale per quel filo d’oro che parte dal Cielo e collega tutti gli attori di questo evento gli organizzatori hanno tentato una considerazione finale. Cos’è tutto questo di fronte al dilagare di corruzione sociale e indifferenza etica che si coglie un po’ ovunque quasi fosse un costume? Eppure tra i presenti vibrava un gran senso di ripresa e voglia di ridire un sì ad ogni possibilità di intervento ci possa capitare.

Don Giancarlo Moretti – Associazione culturale La Ginestra
Paolo Maroncelli – Comunità del Movimento dei Focolari di Rimini




Il Gen Verde a Bressanone (Bz)

Cinque giorni con i giovani in Alto Adige per il Progetto “Start Now”. 

“Abbiamo trascorso insieme solo cinque giorni, ma sembrava ci conoscessimo da tantissimo tempo”. Questa è la convinzione comune a tutti noi: Gen Verde, ragazzi che hanno partecipato al Progetto, organizzatori, tutti. Giorni di famiglia, di condivisione, di lavoro sodo, di progetti concreti, di gioia, di divertimento!”.

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Concorso fotografico “La fraternità in un click”

I Giovani per un Mondo Unito di Cuneo organizzano il concorso fotografico “La fraternità in un click” per sostenere il progetto “Amicizie tra famiglie dell’Italia e del Medio Oriente”, un ponte di solidarietà che permette di aiutare alcune famiglie con difficoltà in Libano.

L’iniziativa invita i partecipanti a sviluppare il tema della fraternità lasciandosi ispirare da queste parole pronunciate da Maria Emmaus Voce, presidente del Movimento dei Focolari al Genfest svoltosi a Manila nel luglio 2018:

(…) se cambia il cuore dei presenti, allora il mondo comincia a cambiare. E il cuore cambia se si lascia penetrare dall’unico valore che tutti i giovani di ogni latitudine riconoscono come il più importante: l’amore!
Cominciate quindi ad amare concretamente. Il primo passo non è quello delle azioni grandi, ma quello dei piccoli atti d’amore che fanno grande la vita e hanno il potere di cambiare il mondo e di incidere sulla società. Senza paura di dover fare chissà cosa, ma renderci vicini alla persona che ci passa accanto. Ciò vuol dire amare la cassiera del supermercato, prenderci cura del povero che ci chiede del nostro, imparare a farci
il letto per amore del compagno di stanza, lavare i piatti per amore di chi ci mangerà dopo…

Come partecipare

La partecipazione al concorso è aperta a tutti i fotografi non professionisti e senza limiti d’età. Ogni partecipante potrà inviare tramite email un massimo di una fotografia per ogni sezione in concorso ( a colori – bianco/nero) da allegare unitamente alla scheda di iscrizione debitamente compilata.

Il costo d’iscrizione al concorso è di € 10,00 e come anticipato, parte del ricavato andrà a sostegno del progetto “Amicizie tra famiglie dell’Italia e del Medio Oriente”.

Il pagamento potrà avvenire tramite Satispay (specificare come causale “Concorso fotografico fraternità”, nome e cognome del partecipante) al numero +393488464294 o consegnati in contanti a “Mobili Viale” – Via Roma 22 Cuneo oppure ad HobbyFoto –Corso Nizza 45 – Cuneo. La stampa delle fotografie è a carico dell’organizzazione.

La consegna delle opere dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2018 all’email info@hobbyfotocerato.it e per conoscenza all’organizzazione babyii@hotmail.it specificando nell’oggetto “concorso fotografico  fraternità” e il nome e cognome del partecipante.

Maggiori informazioni, il regolamento e la scheda di iscrizione si trovano sul sito dell’Associazione Obiettivo Fraternità, che sostiene il concorso. 




Approdo: 10 anni dopo Chiara Lubich

Venerdì 20 aprile sera, nella collegiata dello S.Santo a Ischia Ponte, una serata artistica ha voluto ricordare Chiara Lubich a dieci anni dalla scomparsa. La serata, frutto dell’incontro fra l’esperienza dello scenografo casertano Enzo Gagliardi, del regista Valter Pesce con alcune realtà isolane nel campo del canto e della musica, è stata un momento dedicato alla “bellezza”. Quella stessa bellezza che scaturisce dal Carisma dell’unità di cui Chiara è stata portatrice. 

Dalla chitarra di Sasà Ferraiuolo e dalle voci dei giovani cantanti della sua Mediterraneo Music School, alla Corale del Buon Pastore, dalle note della pianista Franca Volpicelli accompagnata dal violino di Pina Trani , dalla recitazione di alcuni brani al clarinetto di Marco Cocule e ancora alla voce di Alessandro Riff per ritornare alla musica leggera, in quasi un’ora e mezza si è costruito un mosaico di stili e di arrangiamenti che legava ed esprimeva quello che di vero è in ogni esperienza artistica. Quasi un laboratorio, all’interno del quale anche due pittori, Annamaria Di Meglio e Francesco Mazzella, nello scorrere della serata hanno dato forma ai lineamenti del volto di Chiara. Il tutto incastonato nella cornice barocca della chiesa e sostenuto dalla disponibilità del parroco Don Carlo Candido e del Borgo di Ischia Ponte.

“Non immaginavo che stili tanto diversi ed esperienze artistiche così distanti potessero armonizzarsi come stasera”, è stata l’impressione di alcuni dei presenti e forse anche il messaggio più naturale che l’esperienza di Chiara poteva suggerire. 

E due dei giovani cantanti, Concetta e Ivan, che si erano coinvolti nella serata pur senza conoscere Chiara Lubich, hanno scritto:“Nonostante i problemi credo che sia stata una bellissima serata… Credevo fosse una di quelle solite cose noiose, ma non è stato affatto così. In tempi ridotti si è riuscito a fare tutto e, cosa più importante, a raccontare al meglio la vita di Chiara”.

“La serata, come anche la mattina di preparazione, mi ha trasmesso tanto calore, quel calore sempre meno scontato per chi come me vive il suo rapporto col divino nella sua intimità e non appartiene a realtà comunitarie. Ebbene mi sono sentito accolto ed ho amato quell’aria quanto l’idea romantica che la luce riesca a sopravvivere ancora e forse mai smetterà di brillare…”

Dunque un’occasione di festa, di incontro e anche di gratitudine, come ha precisato nel suo saluto il Vescovo Padre Pietro Lagnese, gratitudine per ciò che questa vita del Vangelo ha prodotto dappertutto e anche sulla nostra isola. Perché l’incontro con lei – come qualcuno ha detto, – con il suo Carisma, è stato in qualche modo un Approdo, è stato come entrare in un porto dopo la navigazione, ritrovando senso e prospettiva al viaggio.




Giovani e Gen Verde a Crotone, un cocktail spumeggiante

Tra sfide, scoperte e sorprese, echi di un’autentica scuola di vita e di fraternità

video del Gen Verde

video da WeSud news




Gen Verde: dopo Start Now cosa cambia?

Una zoomata su com’è andata dopo il progetto a Palermo, La Spezia . . .

Tanto lavoro per preparare il progetto, giorni intensissimi nel viverlo, ma poi cosa resta? Rimane solo qualche flash per l’album dei ricordi o ci sono tracce più profonde?

L’abbiamo chiesto ai protagonisti di alcune fra le ormai tantissime tappe toccate dall’iniziativa in molti paesi del mondo. 

Da quello che ci hanno raccontato emergono alcune note comuni.

La prima? Start Now dà il la (è proprio il caso di dirlo!) a un modo diverso di vivere e di rapportarsi con gli altri, basato sulla fiducia, sull’apertura, sul mettere al primo posto il bene comune e non più il proprio piccolo particolare. E questo stile continua nel quotidiano. “Quello che abbiamo vissuto è per tutti, è profondo e ti cambia la vita. È proporre una cultura diversa, quella della fraternità, della tolleranza, del rispetto”.

La seconda: il principale effetto è un clima del tutto speciale, che fa sentire in famiglia, dà coraggio, spinge ad agire cominciando per primi per cambiare il mondo intorno a sé, fa scoprire che “è insieme che siamo forti, non isolati. Possiamo sognare in grande se facciamo le cose insieme”. Qualcuno l’ha chiamato “spirito di fratellanza” e assicura che “non c’è nulla di più bello e di più vero che un legame tra persone che mettono il bene degli altri prima del proprio”.

La terza nota potremmo chiamarla condivisione: è la spinta, il desiderio di comunicare ad altri l’esperienza vissuta, di contagiarli con la gioia sperimentata, di coinvolgerli nell’impresa di migliorare il mondo lì dove si è.

“Siamo riusciti a rapportarci meglio con la gente e a volte influenzare anche altre persone a fare come noi”, ci ha raccontato un ragazzo.

E un’insegnante, parlando dei suoi alunni con cui ha partecipato al progetto: “Li sento insieme a me costruttori di un mondo migliore perché hanno saputo dimostrare di avere un’umanità profonda che io ho forse sottovalutato negli anni. Non li vedo più come ragazzi a volte immaturi, ma come persone capaci di mettersi in gioco e con cui possiamo provare a cambiare il mondo”.

 Il desiderio di vivere nel quotidiano e diffondere questa nuova cultura fa fiorire diverse iniziative.

A Palermo ad esempio stanno già lavorando a una seconda edizione di Start Now 2018, per offrire ad altri questa esperienza “profonda, che cambia la vita”.    

E a La Spezia per guadagnare qualcosa da condividere con persone in necessità si sono inventati un pomeriggio di “lavaggio auto” a favore della Nigeria, e un fantasioso “Ballo in maschera anni Sessanta” con tanto di quote di partecipazione girate poi a un dispensario a Man, in Costa d’Avorio. A far “sentire” la fraternità, prima della festa, un collegamento via Skype con gli amici del paese africano.

Per finire, è preziosa anche un’altra sottolineatura corale: “tutto quello che possiamo fare può avere un respiro universale. È importante iniziare da noi, con quel poco che noi possiamo fare per costruire un mondo molto più unito”.

Insomma, piccoli passi ma immensi orizzonti. Sentendosi parte di un coro dove non può mancare la voce di nessuno.

E chissà quanti altri effetti, qua e là per il mondo, suscitati dalla condivisione del progetto Start Now. Non un bellissimo fuoco d’artificio che si spegne lasciando solo ricordi e nostalgia, ma una scintilla che accende, contagia, dilaga.       




Il 12° Festival e 7° Campus di Armonia fra i Popoli: “Identità”

Nel mese di settembre 2017, a Montecatini Terme, il Festival di Armonia fra i Popoli è arrivato alla sua 12° edizione ed al 7° Campus: il titolo era “Identità”, progetto organizzato dall’Associazione Culturale Dancelab Armonia.

La rassegna che vede la direzione artistica di Antonella Lombardo ed è curata da Elisa Catolfi, è un progetto sostenuto dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Pistoia,
da tutti i Comuni della Valdinievole e dalla Diocesi di Pescia, e vede il coinvolgimento di molti altri soggetti pubblici e privati, come Unico Firenze e Libera all’arte, in particolare alla danza, come strumento universale e trasversale di armonia fra i popoli.

Il 27 agosto, i giovani provenienti da Israele, Palestina, Argentina, Colombia, Camerun, Francia, Germania e Italia sono arrivati per partecipare al Campus Internazionale di Alto Perfezionamento nella Danza. Il progetto è andato avanti con diverse iniziative nei vari comuni coinvolti: la proiezioni di un film, una cena multietnica, forum, l’inaugurazione di una mostra fotografica; ma anche con due eventi davvero importanti.

Il 1° settembre a Montecatini, nella Sala Consiliare del Municipio, alla presenza del Sindaco di Montecatini, del Vescovo di Pescia, di vari assessori dei comuni vicini, di Massimo Toschi della Regione Toscana e di tutti i ballerini del Campus è stato consegnato il premio “Armonia fra i popoli 2017” al Sindaco di Trento Alessandro Andreatta, per l’impegno profuso nella realizzazione del progetto “Trento, città per educare“, rivolto a costruire processi partecipati per una comunità inclusiva e solidale.

Molto soddisfatto il sindaco Andreatta, che ha ricevuto il premio “che conferma la validità del lavoro che abbiamo intrapreso da anni a Trento, dalla prima volta in cui realizzammo un’aiuola come simbolo di pace, proseguendo poi nel realizzare tutti i progetti, penso all’ultimo percorso di educazione alla pace e ai suoi valori che ha avuto come parola-chiave l’«accoglienza». Un evento che ha portato in piazza Duomo a Trento 1.500 studenti in una giornata memorabile per il capoluogo trentino.

Il 6 settembre a Monsummano Terme, presso il teatro Yves Montand si è svolto lo spettacolo finale del campus: erano presenti, oltre al Vescovo di Pescia, il presidente della Provincia e il sindaco di Monsummano. Massimo Toschi della Regione Toscana, Padre Ibrahim Faltas della Custodia della Terra Santa, e il sindaco di Betlemme, Anton Saltan. Il premio “Armonia fra i Popoli” è stato consegnato al sindaco di Betlemme: il ringraziamento del sindaco è stato sincero e profondo. In tutto il teatro era palpabile la gioia ed il desiderio di costruire la pace e l’atmosfera che si respirava faceva veramente pensare a “Cieli nuovi e terra nuova”.




La bottega di Ciro

“La fine delle cose sono spesso l’inizio di nuove cose; l’arte ha questo ruolo di usare l’immaginazione e l’abilità per creare cose che toccano il cuore e lo riempiono di meraviglia e gioia… ancora una volta””

www.labottegadiciro.it




Gen Verde 50 anni di musica per la pace

Un messaggio di pace e di amore per un mondo più unito dal Gen Verde, Gruppo musicale del Movimento dei Focolari di cui fanno parte artiste di vari Paesi del mondo.
ALESSANDRA PASQUALI – Gen Verde
ADRIANA MARTINS – Gen Verde

Intervista Marina Zerman riprese e montaggio Alessandro Speri e Luca Barolo /Repertorio Gen Verde /Voce: Francesca Boari

Fonte: www.telepaceverona.it




Quando l’arte diventa “sacramento di Dio”

Intervista allo scultore e teologo don Luigi Razzano

a cura di don Mimmo Iervolino

Luigi Razzano è uno scultore, poeta, pittore e sacerdote. Nasce a Caserta nel 1963. Il suo paese d’origine porta il nome di un grande monte italiano: Cervino, ma col monte ha in comune solo centodieci metri di altitudine sul livello del mare. Dopo il diploma artistico, nell’82 entra nella bottega del maestro A. Argenio, dal quale apprende e perfeziona la tecnica della scultura in marmo. Con lui collabora fino all’86. Dopo le strade si dividono. Luigi è attratto da una ricerca esistenziale che lo porta nel 1988, all’età di 25 anni, a lasciare l’attività artistica per il sacerdozio. Un cammino formativo che lo conduce all’ordinazione nel ’96. Il suo desiderio di conoscere e indagare il mistero di Dio lo porta nel 1999 a conseguire la Specializzazione e nel 2004 il Dottorato in Teologia Fondamentale, presso l’Università Lateranense di Roma, a pieni voti.
Seguono anni di insegnamento, prima come assistente di Cristologia e Trinitaria presso la Pontificia Facoltà di Teologia dell’Italia Meridionale, poi come docente di Teologia Estetica alla Scuola di Alta Specializzazione di Arte e Teologia, presso la PFTIM, e di Cristologia preso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Caserta. Un impegno quello della docenza che lo ha portato a coniugare la ricerca artistica con quella teologica ed estetica.
È stato inoltre Presidente della Commissione Arte sacra della Diocesi di Acerra (Na). Nel 2008 ha fondato il Centro Logos, per l’evangelizzazione della cultura attraverso l’arte. Nel 2012 lascia tutto e si trasferisce a Roma presso il Centro Aletti, dove comincia un’esperienza di comunione artistica con p. M.I. Rupnik. Dal 2014, insieme ad altri sacerdoti e religiose, vive a Santa Severa, presso Civitavecchia, dove l’ho raggiunto per questa intervista.

Chi viene prima l’artista o il sacerdote?

È un tutt’uno, non posso scindere l’uno dall’altro. Un tempo pensavo di dovermi dedicare radicalmente o all’uno o all’altra. Poi invece ho capito di essere chiamato e all’uno e all’altro: in altre parole, all’unità tra queste due vocazioni. Non so vivere il sacerdozio se non in chiave artistica. Ancora meno l’arte se non alla luce della dimensione sacerdotale. L’arte per me è una liturgia: un’offerta quotidiana della materia: che sia l’argilla o il mio cuore o ancora la libertà degli altri. È un altare sul quale donarsi Dio. In ogni caso un luogo dove sono sempre a contatto con una materia da offrire e ricevere.

La tua ricerca teologico-estetica non si è mai conclusa anche dopo il dottorato con Piero Coda?

Anzi, si è intensificata. Quando cominciai gli studi filosofici e teologici, presso la Facoltà Teologica di Napoli, non avrei mai immaginato di giungere al dottorato. Ho vissuto lo studio sempre come espressione della volontà di Dio. E in questa chiave senza accorgermi il Signore è andato fondando teologicamente la mia vocazione artistica. Il dottorato su Bulgakov mi ha dato modo di riconsiderare una delle categorie più in crisi della modernità: la bellezza. La sua rilettura in chiave sofianica (da sofia, sapienza) e trinitaria mi ha permesso di uscire da una visione essenzialmente classica e considerarla come avvento ed evento dinamico dello Spirito. La bellezza come l’amore accade nel dono di sé all’altro. Per dirla in termini teologici è una pericoresi che si rende visibile nella comunione. Vivere l’arte alla luce di questa esperienza di bellezza comunionale ha significato per me riscoprirla come luogo rivelativo di Dio e via di santità. Dio, per così dire, mi si è rivelato e mi si rivela da Artista.

Come sei arrivato a p. Rupnik del Centro Aletti?

Quando cominciai la tesi di dottorato, nel 2000, uno dei miei correlatori mi consigliò di incontrare p. T. Spidlik, un esperto del pensiero sofilogico e orientale in genere. Egli viveva allora presso il Centro Aletti. Ho un ricordo ancora molto vivo della sua cordiale accoglienza e del suo sorriso. In seguito, al termine della tesi gli chiesi una sua prefazione al mio libro: “L’estasi del Bello nella sofiologia di N.S. Bulgakov”, per i tipi di Città Nuova, ma non so come ma fu fatta da p. Rupnik, direttore del Centro Aletti. Da allora quelli con p. Rupnik sono diventati incontri sporadici ma progressivi.
Nonostante il dottorato e la docenza non ho mai tralasciato il lavoro pastorale che mi ha dato modo di interagire sempre con la gente e di conoscere da vicino la varie problematiche umane. Tutto ciò mi ha tenuto lontano dal mondo artistico per venti anni. Ma gradualmente cresceva in me un senso di responsabilità nei confronti dell’arte. Avvertivo come se un giorno avrei dovuto rispondere a Dio di questo talento. Finché nel 2008, manifestai il coraggio di riprendere l’arte. Avevo paura che fosse un ritorno al passato, ma dopo un lungo e approfondito discernimento, capii che ora l’arte mi veniva restituita centuplicata. D’accordo col mio vescovo, aprii in Diocesi, i Centro Logos, per chiunque avesse voluto avvicinarsi a Dio attraverso l’arte. Seguirono anni di attività evangelizzativa, estesa anche alla città di Acerra, dove risiedevo come vicario parrocchiale.
Nel 2010, un amico sacerdote mi informò della presenza di p. Rupnik nella sua Diocesi di Nola (Na), confinante con la mia. Mi recai subito da lui, per invitarlo al mio Centro Logos, che lui accettò dopo qualche tempo. Fu un’ora e mezza di colloquio, che mi fece maturare una ennesima svolta. Nel giro di poco lasciai di nuovo tutto e così, il dodici aprile del 2012, nel secondo anniversario della morte di p. Spidlik, mi trasferii al Centro Aletti.

Come concili questa01LuigiRazzano nuova vita artistica con l’Ideale dell’Unità che abbiamo condiviso per tanti anni?

Intanto mi hanno sempre sorpreso i tantissimi aspetti in comune tra l’Ideale dell’Unità di Chiara Lubich e lo specifico impegno teologico e spirituale del Centro Aletti. Ciò mi ha confermato ancora una volta come l’Unità fosse un vero segno dei tempi. E alla luce dell’insegnamento di papa Francesco direi che non è possibile pensare neppure la Chiesa in modo Occidentale o Orientale, occorre più che mai pensarla in modo cattolico, nel senso universale del termine. Ogni realtà non è solo un’are geografica o culturale, ma una prospettiva spirituale, teologica  ed ecclesiale che fa della Chiesa una convergenza dei popoli in Cristo.
Per tornare alla domanda, mi chiedevi come concilio l’arte e la spiritualità dell’Unità. Il mio non è
uno sforzo conciliativo, come fossero due realtà differenti, ma un’esperienza di unità che vivo già a livello interiore. Ed è questa unificazione spirituale che traduce in unità anche le relazioni interpersonali. È bello, per esempio, poter constatare quanto questa unità tra di noi artisti del Centro si renda palpabile nei cantieri musivi che facciamo nelle diverse parti del mondo. Ogni volta che lavoriamo per un mosaico in una chiesa si tocca con mano la dimensione corale dell’arte e della Chiesa. Ed è bello poter constatare sempre quanto questa unità tra di noi diventi visibile e percepibile dalle varie comunità parrocchiali che incontriamo.


Che posto ha Gesù Abbandonato nella tua esperienza artistica?

Direi che è la conditio sine qua non. Senza di lui il sacerdozio, l’arte e perfino l’unità rischiano di essere esperienze idilliache. Lui è la chiave, la colonna e il fondamento, per dirla con P. Florenskij, dell’arte.  È l’esperienza di deserto che precede la fase creativa di ogni opera, il passaggio del Mar Rosso che porta alla libertà della contemplazione di un’opera. Può sembrare un paradosso ma l’unità personale tra arte e sacerdozio e l’unità tra noi artisti del Centro passa necessariamente attraverso una solitudine, spesso spiritualmente provata, nella quale il Signore ti chiama a stringerla prima personalmente con lui. Nessuna spiritualità comunitaria può fare a meno di questa dimensione personale. Solo un artista che muore a se
stesso può manifestare Cristo attraverso le sue opere. Gesù non ci ha lasciato nessuna opera sua che non fosse una manifestazione della gloria del Padre. Tutto è stato in vista del Padre. Non capisco perciò una scelta artistica di un sacerdote che riduca l’arte ad un mezzo per rappresentare o esprimere se stesso. È un controsenso che sovverte la logica della glorificazione del sacerdozio di Gesù.  

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Progetto “Scartati”: tre storie vere

Scartati, emarginati, senza via di uscita: in loro sta la scintilla ispiratrice del progetto audiovisivo CSC media del Movimento dei Focolari, un video di 20 minuti che racconta 3 storie vere, anonime.

I protagonisti al culmine del dolore si imbattono nella figura di Gesù che sulla croce grida l’abbandono e fanno l’esperienza di passare dalla morte alla vita, dal dolore all’Amore, come espresso da alcuni brani di Chiara Lubich che intercalano le storie.

Un progetto a cui hanno dato vita una coralità di contributi.

Interpreti. Alessio De Caprio (Italia), Rafael Reyes Loyo (Messico) e Sarah Finch (Gran Bretagna). Musiche di Sandro Crippa. Opere della Bottega di Ciro (Roberto Cipollone, Italia).

Per maggiori informazioni vai al sito www.focolare.org/scartati/

Per ordinazioni, a € 8 il video su supporto DVD e on line,

scrivere a scartati.csc@gmail.com




Mostra dell’artista Michel Pochet a Noale (VE)

A Noale all’interno della Torre dell’Orologio

Da giovedì 30 marzo a lunedì 17 Aprile 2017

L’artista
Nato nel 1940 in Provenza, Michel Pochet si è trasferito giovanissimo a Parigi, dove si è diplomato in architettura. Il suo percorso artistico è alla costante ricerca di una bellezza perduta, riscontrabile, secondo l’artista, esclusivamente in Dio, per la quale sperimenta, in evoluzione continua, tecniche, materiali e ambiti artistici sempre nuovi. Realizza per lo più dipinti di grandi dimensioni, secondo il filone dell’arte povera, con materiali umili, quotidiani (tele, lenzuoli, pannelli), i quali devono secondo l’artista entrare nella realtà dell’osservatore, toccarlo, parlare con lui. La sua tecnica scaturisce da un dialogo continuo fra segno e colore: il colore è denso, materico, i segni sono mescolanza di antico e nuovo. Dipinge, scolpisce, scrive poesie, saggi e romanzi, in particolare sul rapporto tra Dio e Bellezza. A Roma ha fondato il “Centro Maria”, un laboratorio artistico internazionale legato al Movimento dei Focolari, dove l’ispirazione è il frutto di una comunione fraterna.

La mostra
L’artista ha presentato una “icona moderna” del volto di Dio Misericordia, un Dio che piange, che mostra attraverso quelle lacrime tutto il Suo amore. Le grandi tele raccontano la misura di questo amore nelle Parabole della misericordia, che penetrano nella contemporaneità illuminandola, nel corpo del Sempre flagellato, nei volti della Stabat Mater e Consummatum est, nell’Adultera.
Il Grande volto, le Lacrime, i Pesci, il Cuore: elementi simbolici che ci conducono nell’intimo di ogni opera svelandoci un’iconografia cristiana nuova, intrisa di una profonda esperienza estetica e spirituale. L’amore, la comunione, guida la mano dell’artista e muove la sua ispirazione in una dinamica in cui l’altro è parte essenziale di sé.

Dal sito: www.focolariveneto.it

 

 

 

 




Nel quartiere di don Pino Puglisi

a cura di Daniela Baudino

A Palermo il Gen verde col workshop “Start now” coinvolge un intero istituto scolastico. Grande successo non solo di pubblico

Le cose più belle spesso cominciano in modo casuale, e a Palermo tutto è cominciato con un semplice invito. Era il maggio scorso quando Maria Rita, insegnante di storia e filosofia nel Liceo Scientifico Basile di Palermo situato nel quartiere Brancaccio, ha invitato le artiste del Gen Verde nella sua scuola per un momento di incontro con i suoi studenti. Giusto una toccata e fuga di un’ora, che è però bastata ad infiammare i ragazzi, che a fine dell’incontro hanno espresso il desiderio di realizzare il Workshop “Start Now” proprio nella loro scuola.

Gli ingredienti sembravano esserci tutti: i giovani, una scuola situata in una delle periferie della città, intelligenze in grado di organizzare un evento di tale portata, il ricordo di Padre Pino Puglisi, la cui parrocchia si trova a tre minuti dalla scuola. L’entusiasmo è tanto, ma tanto è anche l’impegno economico richiesto per poter realizzare questo desiderio che improvvisamente sembra essere meno raggiungibile.

Ma si sa, i palermitani sono gente tosta e che non si arrende, e decidere di desistere solo per motivi economici non è nel loro DNA. Così nasce una rete di solidarietà delle comunità dei Focolari in Italia per garantire la copertura delle spese che non si riusciranno a coprire in loco.

Pronti, partenza, via: l’avventura può cominciare ed ognuno si occupa di qualcosa. È un lavoro di squadra dove partecipano, oltre la comunità dei Focolari, anche i ragazzi stessi, organizzandosi per raccogliere i fondi e diffondendo il progetto nei più vari modi.

Tanti gli imprevisti e c’è spazio anche per alcune delusioni, come un importante sponsor che si ritira a metà del cammino di avvicinamento all’arrivo del Gen Verde. Ma è l’occasione per la comunità dei Focolari di Palermo per fare vera esperienza dell’occhio lungo della Provvidenza che “vede e provvede”, e si esprime anche attraverso la generosità di altre comunità dei Focolari italiane.
Partono le catene infinite su WhatsApp e lo “spam” a go-go su Facebook, aiutatati dall’encomiabile aiuto degli adulti, per riempire il teatro che nel frattempo si era trovato. Così pronti-e-via, sembra di assistere alla corsa ai biglietti per il concerto dei Coldplay, perché la disponibilità dei biglietti dello spettacolo si esaurisce in pochissimo tempo!

Si rende necessario aggiungere una nuova data, e quando le artiste del Gen Verde lo annunciano ai ragazzi il loro entusiasmo è alle stelle. Già dopo il primo giorno di workshop, una ragazza, esprimendo il sentire di tutti, diceva: “Noi vorremmo far fare a tutti l’esperienza che stiamo facendo con voi. Fuori di qui c’è chi spaccia, chi ammazza , noi vorremmo che la nostra scuola diventi un faro di luce per tutto il quartiere”. Nelle mura di quella scuola stava succedendo qualcosa di ancora più grande: questi giovani non erano più l’obiettivo, perché stavano già vivendo per tutto il quartiere, per gli altri giovani. Proprio questo entusiasmo e la loro energia che fa da motore a questa settimana di sé molto intensa e che permette ai giovani che li affiancano di affrontare alzatacce e ore piccole per montare e smontare il palco, tutti insieme.

Per i concerti del Gen Verde con i giovani sono stati al PalaOreto il sindaco Leoluca Orlando e l’Arcivescovo della città, don Corrado Lorefice, che ha confidato: “Questi ragazzi hanno una forza dentro, e ci vuole proprio chi è capace di tirargliela fuori. L’esperienza che hanno fatto non la dimenticheranno mai più”. Insieme a loro diversi pastori delle Chiese presenti a Palermo e non solo: (Anglicana, della Riconciliazione, Valdese e Avventista), l’Eparca di Piana degli Albanesi, oltre che tre Imam. Uno di questi, Mustafà, è colpito dalla presenza attiva dei ragazzi e si commuove quando viene cantata una canzone che racconta del martirio dei monaci di Tiberine in Algeria: “È stato uno spettacolo incredibilmente meraviglioso” ci ha detto, ringraziando la comunità dei Focolari per aver avuto l’occasione di vivere un momento così emozionante. Anche i vari referenti pastorali sono rimasti strabiliati: “Accidenti, questa sì che è nuova evangelizzazione!” ha scritto una di loro.

Ma gli spettacoli non sono stato altro che il punto di arrivo di una settimana che ha visto coinvolti i ragazzi nei workshop proposti loro dal Gen Verde e le impressioni raccolte descrivono molto bene il comune denominatore vissuto durante l’esperienza.

Eccone alcune:

  • “Partecipando a questo progetto, abbiamo scoperto come sia possibile lavorare insieme pur avendo idee diverse. Abbiamo visto che mettendo da parte i nostri pregiudizi possiamo lavorare e divertirci tutti insieme”.
  • “Abbiamo scoperto che la diversità non è un ostacolo, ma che proprio nel nostro essere diversi siamo riusciti a comprenderci e ad essere più coesi”
  • “Abbiamo scoperto come ogni cultura può dare qualcosa di diverso e come ciascuna persona può dare qualcosa di diverso. E quanto ciò che noi diamo può essere ricambiato dalle persone che sono intorno a noi, sia con il bene che con il male. È importante saper affrontare i problemi della vita, saperli superare e saperli superare insieme, soprattutto.”

C’è una consapevolezza molto chiara negli adulti che hanno accompagnato i giovani durante tutta la settimana di Start Now: “I ragazzi sono tutti delle perle preziose da custodire con cura. Sentivo il sorriso di padre Pino Puglisi su questo incontro e non solo. Ora per tutti si volta pagina… E non sarà facile per me in classe, credetemi. Continuiamo a credere nella possibilità dell’impossibile”, racconta Maria Rita, prima ispiratrice di questa avventura vissuta in terra palermitana.

Speranza è anche una delle parole più usate dai ragazzi nel momento del feedback, quando si chiede loro a cosa avrebbe potuto servire quest’esperienza nella vita quotidiana. E le loro risposte sono all’altezza delle sfide che sanno di dover vivere: “Questo progetto ci ha aiutato molto ad esprimere noi stessi a superare le barriere, a scoprire le nostre potenzialità e a metterci in gioco. E naturalmente a seguire i nostri sogni, nonostante tutto“.




Promotori di speranza a Brancaccio

Il Gen Verde in tour a Palermo: “Start Now” con 170 meravigliosi giovani del noto quartiere palermitano del Brancaccio

Brancaccio non è solo il quartiere dove “la gente si uccide, spaccia, fa di tutto”; è anche la casa di gente straordinaria, vivace, con tantissima voglia di fare.

L’anno scorso c’è stato un rapido incontro con dei ragazzi a scuola, da lì il loro interesse e l’impegno per farci tornare. Hanno lavorato per mesi, inventandosi di tutto per mettere insieme il necessario, e ci sono riusciti.

E non solo: ai due concerti previsti, visto il tutto esaurito, abbiamo dovuto aggiungerne un terzo.

In questi giorni di workshop li vediamo in azione: non è gente che riceve passivamente; nelle cose ci pensano, ci ragionano e ci arrivano.

Le loro parole ci rivelano cuori bellissimi, una vera risorsa per la loro terra meravigliosa e ferita.
“La vostra venuta è un segno di speranza ed è anche un vanto, perché noi che siamo così piccoli siamo riusciti a fare un progetto così grande.”
“Questo lavoro mi ha fatto cambiare occhio. Non riesco più ad essere indifferente a quello che succede attorno a me”.
“Non è soltanto prepararci per fare il concerto: stiamo imparando un modo di vivere. Dare di più, lavorare per un progetto”.

“Questi giorni hanno cambiato la mia vita! Chi avrebbe voluto prendere la difficoltà dell’altro, il peso dell’altro? Invece non pensavamo a quello che volevamo noi, semplicemente lo facevamo. E se io facessi questo nella mia vita?”

Dal sito del Gen Verde

 

Vedi anche: Articolo sul sito focolare.org




50 anni del Gen Verde

Chi l’avrebbe mai detto, quel 23 dicembre 1966, che quel gruppetto di ragazze lanciate da Chiara Lubich nell’avventura di cantare con la vita e con la musica l’ideale dell’unità avrebbe fatto tanta strada?

E invece eccoci qui, piene di meraviglia e gratitudine, prossime a un traguardo piuttosto raro per un complesso.

Quante avventure, quante persone, quante storie, quante gioie e dolori da togliere il fiato, quanto lavoro e fatica, quante imprese impossibili e sospensioni e miracoli, quanto amore dato e ricevuto, quanti doni ci hanno accompagnato in tutti questi anni. Quanta vita!

Come raccontarla e condividerla con voi? Quest’anno vorremmo festeggiarla con diverse novità a cui stiamo già lavorando e di cui vi aggiorneremo via via. E vorremmo anche sfogliare insieme qualche pagina dell’album della nostra storia.

Cominciamo con un video che per flash ci fa ripercorrere i sentieri del mondo in cui ci siamo trovate a portare i nostri spettacoli.
Dai tempi delle coraggiose pioniere che in pullmini stracarichi di tutta l’attrezzatura raggiungevano i punti più lontani fino ad oggi.

Sono cambiati linguaggi e stili, perché amiamo il tempo in cui viviamo e camminiamo al suo passo, ma l’ideale e l’anima sono sempre gli stessi.

Dal sito del Gen Verde: www.genverde.it

 




Gen Verde a La Spezia

Dal programma “Essere Chiesa oggi” trasmesso da Tele Liguria Sud La Spezia il 22 novembre 2016.




GEN ROSSO: “Tour progetto Italia per”

Gen rosso Italia per

Lo spettacolo “Campus – the musical” nasca da un’idea originale di Chiara Lubich e si ispira a fatti realmente accaduti, tra i quali l’attacco terroristico alla stazione di Madrid. Arriva sulle scene dopo anni di ricerca contenutistica e artistica.

Le tematiche proposte dal musical toccano le grandi sfide del terzo millennio come il dialogo interculturale, i terrorismi di ogni tipologia, l’ingiustizia sociale e la non equa distribuzione delle ricchezze, i problemi ambientali quali, ad esempio, la deforestazione, la mancata integrazione tra razze e culture diverse. I contenuti del musical intendono offrire, più che risposte, delle proposte di riflessione e di percorsi inediti.

Il progetto, ideato per l’Italia, intende contribuire al comune intento portato avanti da istituzioni, enti pubblici e privati, associazioni e aggregazioni di ogni tipo per rimuovere le cause che favoriscono l’odio tra le diverse etnie, le religioni, le culture. Pertanto sul nostro territorio, ormai in ogni punto del Paese, “ITALIA per”diventa:

Italia per il dialogo, l’integrazione, la pacifica convivenza, la legalità, etc.

Campus - the musicalTuttavia, se la mission di riferimento può avere un carattere generale e valevole per tutta la realtà italiana, è noto che ogni regione, addirittura ogni città, può avere delle problematiche specifiche, delle accentuazioni disuguali, un sentire i problemi in maniera diversificata. Pertanto in una data località il Progetto “ITALIA per” si declina, ad esempio, in progetto Italia per l’accoglienza, oppure per il lavoro, oppure per la legalità, etc. Già in alcune città sono stati attivati dei progetti che vanno in questa direzione e che intendono proporre spazi di riflessione.

A Firenze l’associazione UNITI SENZA BARRIERE, nata nel contesto di persone disabili, ha realizzato presso il Mandela Forum un progetto finalizzato al superamento sia delle barriere fisiche e materiali, che delle barriere mentali, culturali e razziali.

A San Severo, il progetto è stato ideato dall’Associazione “SUNUTERRA” appositamente costituita in partenariato con tante altre associazioni e aggregazioni della società civile ed ecclesiale. L’associazione intende favorire l’integrazione di un folto numero di braccianti, in gran parte africani, presenti nel tristemente noto Gran Ghetto di Rignano sul Gargano.

Il progetto è partito a dicembre 2016 con Campus – the musical alla presenza di varie rappresentanze culturali presenti sul territorio in centri di accoglienza o di lavoro. Un inizio di tour privilegiato e diretto in primis a persone di etnie diverse partito dallo studio/teatro del Gen Rosso a Loppiano (FI).

Tappa 1: Il progetto culturale “ITALIA per” presentato presso l’Istituto Universitario Sophia a Loppiano (FI). L’evento avvenuto nel pomeriggio di venerdì 20 gennaio 2017 alla presenza di giornalisti e operatori dei media. 

Tappa 2: Il progetto artistico partito il mattino del 21 gennaio 2017 nell’Auditorium della Cittadella Internazionale di Loppiano con il coinvolgimento dei giovani delle scuole superiori del territorio limitrofo del Valdarno fiorentino e aretino.

Il tour Italia “ITALIA per” Campus – the musical il progetto prevede il suo svolgimento nel biennio 2017-2018. Rappresentanti di enti ed associazioni, comitati locali e aggregazioni di ogni tipo, in diverse località italiane ne hanno già chiesto la realizzazione del progetto in loco. Saranno esaminate con attenzione eventuali ulteriori richieste.

Il progetto si articola in:

– Un evento / convegno di apertura e presentazione del progetto unito ad una conferenza stampa.

– Lo svolgimento di 5 workshop: danza 1, danza 2, teatro, canto e percussioni presso scuole, università e associazioni giovanili.

– Rappresentazioni del musical integrato in alcune scene dai partecipanti dei workshop. Lo spettacolo serale sarà diretto al grande pubblico e il matinée agli studenti.

L’intera documentazione sarà a disposizione di studenti e docenti di ogni disciplina; inoltre costituirà un patrimonio culturale e artistico quale modello di riferimento per eventi e progetti analoghi. 

Il management del Gen Rosso è a disposizione per supportare i richiedenti e gli organizzatori del progetto in tutte le sue fasi.

Per maggiori informazioni:

Gen Rosso International Performing Arts Group

 Località Loppiano 50063 Figline e Incisa Valdarno (FI) 

Tel.+39 055 833 52 09 Fax +39 055 833 60 13  

franco.gallelli@genrosso.com    www.genrosso.com
cell. +39 3806592166

Il calendario del Tour italiano:
04 marzo Catanzaro – Teatro Politeama
11 marzo San Severo (Foggia) – Palazzetto dello Sport
18 marzo Firenze – Mandela Forum
05 maggio Pinerolo (Torino) – Palaghiaccio
17 maggio Fermo (Ancona) – Teatro dell’Aquila
06 luglio Monopoli (Bari) – Palazzetto dello Sport
15 dicembre Treviglio (Bergamo) – Palazzetto dello Sport




L’uomo dei miracoli – Una nuova raccolta di brani per la liturgia

Una raccolta di 12 brani che nasce, come sempre, dalla volontà di rendere, in maniera artistica, un servizio alla Chiesa Cattolica.

Scrivendo ciascuno brano ho pensato principalmente alla liturgia pasquale, ma tutti i canti del disco possono essere utilizzati in qualsiasi celebrazione del tempo ordinario. I testi, di facile comprensione e mai banali, traggono tutti ispirazione dalle omelie di Don Vincenzo Di Pilato, Rettore del Santuario Madonna delle Grazie di Corato (BA) e docente di Teologia Fondamentale nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Trani, durante le celebrazioni delle messe domenicali, alla cui animazione collaboro personalmente.

Una particolare attenzione è posta alle linee melodiche: orecchiabili e sviluppate entro un range limitato, facilmente cantabili dall’assemblea, ma mai scontate. Sono state musicate le principali parti fisse. L’alleluia, ad esempio, si sviluppa attraverso tre salti di tonalità (Do, Re e Mi maggiore) e, come molte delle mie composizioni, nonostante tali cambi, rimane facile da suonare anche con la sola chitarra, mentre il “Gloria” è cantato tutto di seguito, in un’unica tonalità e con il ritornello che si ripete solo alla fine, così come indicato da alcune norme liturgiche. “L’hai scritta in me”, può non sembrare un brano prettamente pasquale ma l’ho pensato come una seconda possibilità di scelta del canto di ingresso, immaginando che Gesù stesso, rivolto al Padre dica “Io sono la tua Parola” si compia in me la tua volontà. Infine, ricorre in ogni brano, quale unico filo conduttore, l’ispirazione che il Signore è vivo, e quindi risorto in mezzo a noi, quando noi ci amiamo come Egli ci ama, infatti Gesù stesso dice “dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,15-20).

Chi c’è dietro al progetto

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Francesco Cioffi, musicista, cantautore, compone anche canzoni per la liturgia e per incontri giovanili. Voce solista e autore della band e compagnia teatrale pugliese “Medison” con la quale ha all’attivo numerosi concerti e spettacoli in varie regioni d’Italia, ultimo fra i quali “INdiVISIBILI”, tratto dalla storia di 3 ragazzi migranti, ospiti di un centro di accoglienza nella sua città.

 




24 ORE DI LUCE, i giovani raccontano la santità

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E’ possibile essere santi nel XXI secolo? La vita di Chiara Luce Badano ne è la più luminosa conferma e le migliaia di persone, soprattutto giovani, che traggono ispirazione da lei ad ogni latitudine stanno a testimoniarlo.

I giovani raccontano la santità del secondo millennio. Saranno una quarantina di oltre 20 Paesi del mondo i giovani che a Loppiano raccoglieranno il testimone della vita di Chiara Luce Badano. Il 29 (giorno della sua festa liturgica) e il 30 ottobre prossimi due celebrazioni liturgiche e un appuntamento con musica e performance racconteranno le giornate, le conquiste e il dolore di una ragazza meno che ventenne che nel 1990 se n’è andata a causa di un tumore osseo. Le ci è voluta una manciata di anni per lasciare un segno che dura tutt’ora e non accenna a sparire; a dire che per cambiare il mondo non è questione di quantità, ma di qualità di vita.
Il suo “stile di vita” ha ispirato migliaia di persone in tutto il mondo suscitando vocazioni, cambi di vita, decisioni importanti le cui conseguenze sono impossibili da quantificare.
“Chiara Luce continua a cambiare il corso della storia attraverso di noi, cioè i ragazzi e le ragazze che l’hanno presa ad esempio e nella sua vita hanno trovato il coraggio di cambiare la propria”, ha spiegato uno dei giovani attori della performance che avrà luogo a Loppiano nel prossimo fine settimana.

24 ORE DI LUCE, il programma

29 ottobre
Santuario Maria Theotokos, ore 12.00 – S. Messa per la beata Chiara Luce Badano

30 ottobre
Auditorium, ore 10.15 – Giovani di tutto il mondo raccontano Chiara Luce: musica, testimonianze, performance
Santuario Maria Theotokos, ore 12.00 – S. Messa

www.loppiano.it

 




Gen Verde: Concerto e progetto con i giovani a La Spezia

Gen Verde: Concerto”ON THE OTHER SIDE” + Giovani del progetto “START NOW”

16 novembre 2016 – 21 novembre 2016
Teatro civico di La Spezia (SP)
16, 17 e 18 novembre: workshop con i giovani.
19 novembre: concerto al Teatro Civico della Spezia alle ore 20:30
21 novembre: feedback con i giovani.

Info e prenotazioni: www.genverde.it




Gen Verde – Concerto acustico “La vita live”

12 Novembre 2016

GEN VERDE – CONCERTO ACUSTICO “LA VITA LIVE”
Riccione (RN)
Presso Spazio Tondelli, via Don Giovanni Minzoni, 1, Riccione (RN). Ore 21:00.
Per la vendita dei biglietti: 0541600109 e presso la segreteria della parrocchia San Martino a partire dal mese di ottobre (Via Minghetti, 11 – Riccione)




Giovani e cultura alla scoperta della città

La partecipazione motore di una cittadinanza attiva

Giovani e cultura alla scoperta della città – Moreno Orazi, Architetto coordinatore Cantiere Oberdan, Spoleto (Italia)

Sono nato nella verdeggiante Umbria, terra natale di S. Benedetto e S. Francesco. Sono felicemente sposato, ho due figli e vivo a Spoleto. Dal 1982 esercito la professione di architetto presso la Abaco, società che opera nel campo della progettazione e nella pianificazione territoriale ed urbanistica, di cui sono cofondatore.

Dal 1994 ho partecipato alla redazione di programmi integrati economici e urbanistici per la riqualificazione urbana e territoriale. Attualmente sono impegnato, tra l’altro, in progetti di ricostruzione nei territori aquilani colpiti dal terremoto del 2009. Mi sono occupato anche dei linguaggi artistici e delle estetiche contemporanee, perché nella civiltà delle immagini le arti visuali occupano una posizione centrale nel sistema della comunicazione.

La famiglia è il bene più prezioso che possiedo. Le esperienze che considero più significative nella mia formazione umana e culturale sono quelle sviluppate in comunità. Concepisco il rapporto con gli altri in modo attivo e scambievole. Sento il diritto/dovere di fare fino in fondo la mia parte, di apprezzare l’apporto degli altri e di concorrere con le mie idee e con il mio impegno al loro progredire.

Negli anni ’80 ho animato insieme a una decina di amici un circolo culturale dell’A.R.C.I., un’associazione collegata al Partito Comunista Italiano che ha rappresentato un’esperienza sociale, culturale e politica fondamentale nella mia formazione umana e civile.

Il mio rapporto col Movimento risale al 1994 ed è dovuto all’amicizia di Elio e Letizia, due focolarini sposati. Sono qui perché ho risposto all’invito di partecipare ad uno dei primi congressi del “Dialogo con persone di convinzioni non religiose”. Il resto è venuto da se.

Sono stato incaricato dall’Erica, Associazione collegata al Movimento dei Focolari, di coordinare le attività del Cantiere Oberdan, spazio aggregativo gestito da quattro associazioni laiche. È una specie di “oratorio” (circolo) laico. Proprio per il mio approccio laico alla vita e, al tempo stesso, per l’adesione al Movimento e la condivisione dei valori etici e spirituali del Carisma dell’Unità, sono stato designato come coordinatore dell’iniziativa.

Il Cantiere Oberdan è uno spazio polifunzionale dedicato ai giovani: in questi anni è stato frequentato da compagnie teatrali amatoriali e gruppi musicali informali. Vi si svolgono eventi nell’ambito del famoso festival dei Due Mondi di Spoleto dedicato al Teatro d’Avanguardia. Vi si tengono corsi di musica, danza africana, Yoga ed educazione alimentare. Il Cantiere ha come scopo la promozione del lavoro creativo dei giovani; il confronto e la collaborazione tra soggetti associativi diversi nella gestione di uno spazio comune al servizio della vita culturale cittadina, vista comune strumento di elevazione e di crescita civile; realizziamo progetti educativi rivolti alle scuole, finalizzati alla conoscenza di problematiche sociali scottanti attraverso il coinvolgimento diretto di insegnanti, alunni e studenti.

Il primo di questi progetti, dal titolo emblematico “La città siamo noi” aveva come oggetto proprio la conoscenza della città come luogo fisico organizzato e come spazio relazionale che costruisce l’identità della persona e determina la qualità delle relazioni sociali.

Il Cantiere si propone di contrastare l’atomizzazione delle comunità urbane. Nello spazio disperso della città contemporanea conduciamo una vita nomade che indebolisce la coesione sociale, generando solitudine, sofferenze psichiche e comportamenti devianti.

La Rete supplisce in qualche modo al senso di solitudine, ma non può sostituirsi al bisogno delle persone del contatto umano diretto.

Come architetto durante questi anni, con i miei colleghi di studio, abbiamo restaurato diversi edifici storici di Spoleto, ad esempio la Biblioteca municipale, il Teatro Comunale, la Sede del Comune ed abbiamo voluto illuminare le buie pareti del passaggio sotterraneo che collega la parte bassa della città con quella alta, riproducendo i colori della natura, per rendere più gioioso il passaggio dei nostri cittadini e visitatori.

La mia famiglia negli anni della mia prima infanzia viveva in condizioni di estrema indigenza. Da bambino e poi nella adolescenza, a scuola ed in altri ambienti sociali ho subito molte mortificazioni a causa della povertà che si palesava attraverso il modo di esprimermi, di vestire, nelle amicizie, nella casa dove abitavo, fredda scarna e disadorna.

Questo mio vivere tra gli ultimi, essere stato io stesso uno di questi ultimi, non me lo sono mai dimenticato in tutte le circostanze della mia vita, nel mio lavoro, nella famiglia, nei rapporti di amicizia ed in quelli di vicinato.

Quando vedo le sofferenze dei profughi e le difficoltà degli extracomunitari, sulla strade della mia città, sento una grande vicinanza, mi vedo, in un certo senso, rispecchiato in loro.

Cerco di manifestare concretamente la mia solidarietà verso le persone che vivono ai margini ricorrendo a piccoli gesti umanamente molto intensi (con un cenno di saluto, pagando qualche bolletta, con gesti concreti di accoglienza). Tengo un comportamento rispettoso nei confronti delle maestranze operaie nei cantieri che conduco, nel condominio cerco di stabilire buoni rapporti di vicinato, nello studio tecnico divido alla pari con i miei colleghi i frutti del lavoro comune e nel mio rapporto con i committenti cerco di soddisfare le loro richieste evitando di imporre il mio punto di vista. Stiamo facendo fronte alla crisi grave che travaglia il settore edilizio e che ha determinato una forte contrazione del lavoro ridividendo in modo paritario le esigue entrate tra tutti, indipendentemente dalla condizione lavorativa e dal ruolo professionale, cercando di garantire comunque un minimo stipendio senza procedere a licenziare nessuno.

So che è poco, davvero troppo poco. Sicuramente non salverò il mondo come pensavo quando, dopo aver letto il Manifesto del Partito Comunista di Carlo Marx, diventai seduta stante comunista, ma così facendo penso di onorare la dignità degli altri e la mia. Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Il comandamento dell’Amore è la soglia limite della mia adesione al cristianesimo, un cristianesimo etico ed immanente.

Moreno Orazi

Fonte:OnCity: reti di luci per abitare il pianeta




Città in arte

CONVEGNO INTERNAZIONALE
OnCity: reti di luci per abitare il pianeta
Laboratorio internazionale di cittadinanza per il bene comune

Atti del Convegno Internazionale Oncity-reti di luci per abitare il pianeta, che dal 1° al 3 Aprile 2016 ha riunito al Centro Congressi di Castel Gandolfo (Rm) 900 partecipanti provenienti da tutto il mondo: tre giorni di lavori, riflessione e confronto su alcuni grandi temi d’attualità legati alla vita nelle città.

Il convegno, organizzato dal Movimento Umanità Nuova, AMU e Movimento Giovani per un Mondo Unito, è un’iniziativa che si colloca nel quadro dello United World Project (UWP).

oncity concertoConcerto testimonianza

Città_in_arte_Alessandro_Cappella

Ascoli Piceno – Teramo

Fonte: dal sito ufficiale del unitedworldproject




Gen Rosso – Voce del mio canto

Video promo del nuovo CD del Gen Rosso: “Voce del mio canto”

Dal sito www.focolare.og leggi Intervista