Summer school 2019: “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”

Siamo Lisa e Sara Maria, due giovani del Movimento dei Focolari ed abbiamo partecipato alla summer school organizzata dall’Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della CEI che si è tenuta a Monte Sole (Marzabotto – Bologna) dal 5 all’8 settembre 2019, in collaborazione con COREIS, UCOII e CII.
Il titolo della summer school era “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” e il programma ripercorreva alcuni punti del Documento di Abu Dhabi quali fratellanza umana, tutela dell’ambiente e identità religiosa. Gli argomenti trattati sono stati i più vari, dall’immigrazione alla guerra, dalla tutela dell’ambiente a come conciliare giustizia e perdono.
È stato bellissimo vedere una cinquantina di ragazzi tra i venti e i trent’anni, con varie sfumature di colore della pelle, di origini diverse, ma tutti con accenti italianissimi, dal nord al sud, pronti a rimboccarsi le maniche per il Paese in cui viviamo, mantenendo uno sguardo allargato a tutta l’umanità.

Il gruppo era molto vivace e tutti avevano voglia di intervenire e dire la loro. Non ci sono mai stati momenti di silenzio, senza interventi o senza domande. Quello che più ci ha colpito è quella che ha fatto notare un ragazzo musulmano: al di fuori degli interventi degli esperti, si è parlato poco di religione; non si è quasi mai parlato di dialogo ma lo si è proprio vissuto, sia in sala che nella quotidianità, condividendo le stanze, i pasti e tutti i momenti di ‘svago’.

Negli incontri fatti in “piccoli” gruppi tutti avevano ben chiara la problematica che si stava affrontando e cercavano di mettere in rilievo criticità, possibili soluzioni, personali o collettive. L’impressione è stata una bellissima gioventù italiana, pronta a vivere per migliorare ciò che li circonda. Ci ha fatto tanto bene sperimentarlo!! Aiuta ricordarsi le bellissime e silenziose persone che esistono ed operano il bene, al di là delle tragedie dei telegiornali. Visitare insieme i luoghi dell’eccidio di Monte Sole, guidati dai formatori della Scuola di Pace, ed ascoltare insieme la testimonianza di un sopravvissuto alla strage è stato commovente. L’impressione era che tutti volessero custodire quella memoria, farne tesoro, per costruire un mondo migliore.
Siamo tornate a casa con la consapevolezza e la “chiamata” ad un rinnovato impegno a portare anche noi,il nostro Carisma dell’unità, ovunque saremo e nel dialogo interreligioso in particolare, chiedendo a Dio di indicarci la via!

Lisa e Sara Maria

La Summer School è un’iniziativa promossa dall’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (UNEDI) della CEI in collaborazione con la Comunità Religiosa Islamica Italiana (CO.RE.IS.), l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (UCOII) e la Confederazione Islamica Italiana (CII).
Lo scopo dell’iniziativa è duplice:

a. quello di riunire da tutta Italia giovani cristiani e musulmani in età universitaria, per un’attività di formazione, riflessione, scambio sui temi centrali dell’identità religiosa specifica a ciascuno e del rapporto di questa identità con la comunità civile alla quale tutti apparteniamo.

b. far si che questo progetto pilota possa incoraggiare la promozione di iniziative simili nelle regioni italiane.

La seconda edizione della Summer School, si è svolta nel contesto particolare di Monte Sole (Marzabotto – BO) si concentrava su tre piste del documento di Abu Dhabi firmato congiuntamente da Papa Francesco a il Grande Imam di Al-Azhar Aḥmad Muḥammad Aḥmad al-Ṭayyib:

1. la fratellanza umana alla prova della guerra,
2. la fratellanza sperimentata nel comune impegno per la tutela dell’ambiente,
3. la capacità di collegare credenti di religioni diverse.




Sui passi di Gesù – Video

I Ragazzi per l’Unità dell’Emilia Romagna presentano un video che sintetizza l’esperienza vissuta quest’estate in Terra Santa. Una settimana per sintonizzare mente, cuore, mani sui passi di Gesù.




Un campus a Bologna nel segno del “Noi”

Cittadinanza attiva, solidarietà, formazione. Il patrimonio di una esperienza di impegno civile promossa dai Giovani per un mondo unito nei quartieri Cirenaica e Pilastro della città felsinea.

«È stata proprio ‘na botta de vita di quelle notevoli» mi conferma Etta, la vivace fondatrice dell’associazione Il Cerchio, che sotto il ponte di Via Libia è nata e si è sviluppata per combattere il razzismo, accogliendo soprattutto giovani migranti.

Etta si riferisce al rapporto costruito nei giorni precedenti con i giovani partecipanti del Campus promosso dai Giovani per un mondo unito.Essendo infatti lo slogan dell’associazione “C’è una sola identità: la comune umanità”, non poteva che risuonare empaticamente con la forte motivazione dei giovani provenienti da dieci regioni italiane, decisi a costruire un “noi” e a cambiare concretamente la realtà circostante.

L’impegno per i migranti è fondamentale in questo periodo storico, come ha testimoniato direttamente, in un incontro organizzato nello stesso Campus, don Mattia Ferrari, giovane prete bolognese, che ha partecipato alle iniziative della nave della ONG “Mediterranea” impegnata nell’operazione di salvataggio di persone nel Mar Mediterraneo. Parlando da sacerdote ha detto di aver imparato la generosità e la gratuità dagli attivisti umanitari che si definiscono “non credenti”. Un esempio che rimanda alla parabola evangelica del “buon” Samaritano.

Ma cosa è un Campus come quello organizzato in un settimana (dal 20 al 28 luglio) dell‘estate 2019 a Bologna? Essenzialmente un’esperienza di impegno civile, in cui, dopo aver individuato le necessità di un territorio marginalizzato a livello sociale, si cerca di intervenire in modo continuativo, soprattutto attraverso la costruzione di rapporti. Precedenti esperienze del genere sono state promosse dai Giovani per un Mondo Unito a Siracusa, Roma e Torino.

Il tema dominante del percorso emiliano è stato quello che della  Legalità declinato nel significato più profondo e completo come “Legalità del noi” da Giuseppe Gatti, sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, attualmente sotto scorta, intervenuto in un momento aperto alla città durante il campus, assieme al giornalista del tg3 Gianni Bianco. Per sconfiggere le mafie occorre, infatti,  combattere l’isolamento in cui si trova chi ne è vittima, e costruire una comunità, in cui le relazioni siano solide. Occorre quindi superare l’omertà, per passare dalla legalità verticale, tipica dei regimi totalitari e della criminalità organizzata, a quella circolare.

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Fonte: Città Nuova – di Emanuele Pugliese




Mundialito e festa dell’amicizia tra i popoli – Villa Verrucchio (RN)

MUNDIALITO E FESTA DELL’AMICIZIA FRA I POPOLI

“PER UN MONDO UNITO”

Sabato 8 e Domenica 9  Giugno 2019

Week-end all’insegna dell’integrazione

Questo torneo di calcetto e la Festa dell’amicizia fra i popoli nascono da un percorso di conoscenza e amicizia che facciamo insieme da diversi anni. Abbiamo scelto insieme questa data, alla fine del Ramadan. Sabato 8 giugno, vedere le squadre  allinearsi, i colori che spiccano contro il verde del campo, gli inni nazionali . . . che emozione!

Parte il Mundialito! Quest’anno c’è anche l’Argentina. E’ stato l’amico Carlo di Volontarimini che ha cominciato ad appassionarsi a questa esperienza e presentarceli. Perchè è proprio per attrazione che il gruppo organizzatore cresce. Sono 11 le squadre in campo: Algeria, Argentina, Costa d’Avorio, Guinea, Italia, Macedonia, Marocco, Perù, Romania, Senegal,  Africa West Coast, la quale riunisce ragazzi di varie nazionalità che da soli non sarebbero riusciti a fare una squadra di calcetto (Mali, Ghana, Costa D’Avorio, fam.Rom.)

Hammed poteva stare con la sua squadra, la Costa d’avorio, ma è entrato dentro lo spirito che vuole diffondere questa iniziativa: incontrarsi, conoscersi, creare legami. Così è diventato il coach di una squadra multietnica. Il dado di “sport for peace” viene lanciato, appare la scritta: “Applaudite il successo altrui come il proprio”:  ogni tanto bisogna richiamarsi allo spirito del gioco ma è bello che i ragazzi vivano con passione le partite!

Fra gli arbitri c’è anche Mattia, un giovane di Cesena del Movimento dei Focolari; tutti i giocatori hanno grande rispetto e stima per lui.  Alcuni della comunità , amici coinvolti nel progetto, anche alcuni focolarini e focolarine sono a distribuire acqua, frutta e cioccolata, fare foto o altri servizi. Ci lasciamo stanchi ma felici, pronti per il giorno dopo, dove nella piazza principale ci sarà la festa,  le premiazioni delle squadre, quella vincitrice del torneo e quella del premio fair-play.

Da metà pomeriggio della domenica la gente affluisce, che bello vedere la piazza che si riempie di colori, costumi, bambini…. il gruppo di canzoni tradizionali romagnole “Nun ai sem” accoglie con la sua musica e i balli popolari. Si coglie subito che ognuno dei presenti è lì per esprimere la propria gioia di essere tutti uguali e che insieme possiamo costruire una nuova umanità. Ogni nazione allestisce il proprio stand con i piatti tipici cucinati a casa o anche sul momento: 22 le Nazioni presenti! 

Il desiderio di tutti è farsi conoscere, offrire le cose più buone della propria terra. Anche la famiglia Rom è a suo agio fra tutti! Si percepisce nell’aria un clima di fraternità. La comunità del Movimento dei Focolari oltre a gestire lo stand italiano è a servizio per tutte le necessità. Ci siamo detti che anche se non avessimo potuto parlare di Dio, lo avremmo potuto dare con il nostro amore reciproco. E ci sembrava che un legame invisibile unisse piano piano tutti; la festa rendeva visibile una rete di rapporti tessuti durante tutto l’anno con incontri numerosi e internazionali.

La stanza dei nostri incontri era un laboratorio di idee, proposte, per dirci quanto è importante conoscersi e riacquistare un senso di comunità, di appartenenza e di cittadinanza.  Presenti alla festa anche i bambini dell’Istituto Comprensivo coinvolti già da qualche anno: vivono già  un’ esperienza multietnica e regalano canzoni che ci commuovono. Sul palco viene premiato il disegno del concorso  che sarà la copertina del diario scolastico 2019 -2020 sul tema intercultura, ma tanti sono i disegni. Pure coinvolti i bambini della scuola di ballo “Passi di stelle”provenienti da diversi Paesi.

Prima di partire con le musiche e le danze di ogni Paese la piazza si è fatta attenta per ascoltare alcuni rappresentati delle Nazioni presenti nell’atto di donare a tutti l’esperienza personale che stanno facendo, fra questi alcuni ragazzi richiedenti asilo. Poi un altro momento forte, un minuto di silenzio per l’ambiente; per questo tutte le nostre stoviglie sono compostabili e Romagna acque ha fornito un erogatore di acqua fresca; è un evento plastica free. Ci teniamo per mano mentre viene letta preghiera di Ghandi sull’amore.

Il momento è profondo, tutti insieme un esempio di mondo unito: è visibile la gioia sui volti, segno tangibile dello star bene insieme. Poi la  musica, i ritmi, i balli catturano l’attenzione mentre le persone si affollano ai gazebo  e tornano con il piatto pieno di cibo proveniente dalla tipicità dei vari paesi presenti. Ogni nazione ci attrae e ci stupisce con la sua bellezza, la sua armonia. Non manca il laboratorio artistico per i bambini, i sarti africani.

Come ci sentiamo estranei alle notizie dei TG che vogliono metterci paura e preoccupazione verso gli stranieri! Saremmo veramente più poveri senza di loro! A sera rimettiamo a posto la piazza, non ci sono rifiuti sparsi, siamo stanchissimi e sudati ma su ogni volto spicca il sorriso. E’ festa di Pentecoste, abbiamo veramente sperimentato che l’amore ci può unire,  tante persone di religione, cultura, lingua diverse e sentirci una unica famiglia. Abbiamo toccato con mano la bellezza di un mondo unito e fatto un’esperienza di vera fraternità!




Mariapoli 2019 – Bedonia (PR)




Mariapoli 2019 a Corniolo (FC)

Per maggior informazioni e prenotazioni:

Mariapoli Corniolo 2019_web




«Chiara Lubich-Rimini: un dono, una sfida»

La risposta della Città di Rimini all’evento del 10 marzo 2019 presso il Teatro degli Atti è stata particolarmente generosa: il teatro, che nella platea ha la capienza di 200 posti, risultava quasi pieno. Gli organizzatori e molti loro amici manifestavano la propria meraviglia: “mettere insieme, una domenica pomeriggio così bella, tanta gente e Rimini sa di prodigioso!” Ma ciò che maggiormente ha qualificato la presenza di tante persone è stato il profondo silenzio e la generale accoglienza dei contenuti e dei momenti artistici: si son viste in diversi momenti persone piangere di commozione.

Il teatro, discreto nelle sue linee architettoniche, si presenta però alquanto spartano al momento della consegna. Le commissioni artistiche della Parrocchia di S. Agata di Santarcangelo, de La Ginestra e della Comunità locale di Rimini, l’hanno reso non solo bello e accogliente ma addirittura stimolante per lo sviluppo del pensiero. Un rappresentante delle istituzioni nel suo intervento ha appoggiato le carte sul tavolo e ha improvvisato il discorso lasciandosi ispirare dall’arredo stesso: la figura di Chiara Lubich che sembrava una fonte luminosa e la città di Rimini contemplata con occhi artistici «erano più eloquenti che non le nostre statistiche». 

Chiara Lubich-Rimini: un dono, una sfida

L’evento si è sviluppato in tre momenti:

  • Canto e musica eseguiti dagli Swingeneris, un gruppo locale, e da Padre Elijah accompagnato dal sax di Anacleto Gambarara e dall’arpa ed il canto di Annalisa Cancellieri. I due gruppi hanno scandito i tempi dell’evento, conferendo un senso appropriato ad ogni particolare. 
  • Esperienze in atto di fraternità presenti nella nostra Città. Rimini è definita «capitale europea del volontariato» per l’alto numero di associazioni e gruppi (laici e di ispirazione religiosa) che operano nel Territorio.
  • Una tavola rotonda, guidata da Giorgia Salvatori e Luca Casadei (una presentata dal Movimento dei Focolari e l’altro dall’Associazione La Ginestra, entrambi impegnati nel mondo dell’economia e delle istituzioni): suo obiettivo scoprire l’incidenza della fraternità, esaminata non come valore in sé, ma quale paradigma globale di sviluppo politico, relativamente al mondo del turismo, dell’habitat, dell’economia e della qualità della vita sociale.

Il saluto della Vice Sindaco Gloria Lisi ha dato l’intonazione a questo pomeriggio di fraternità. La presentazione della figura di Chiara Lubich, tramite un video, ha avuto un impatto spirituale, emotivo e culturale rilevante. Voluto dagli organizzatori è risultato inatteso per la ricchezza e profondità dei contenuti: è venuto fuori un profilo di Chiara universale. Libero da ogni forma di appartenenza religiosa, politica e scevra da ogni forma di ideologia, ha potuto evidenziare il volto di Chiara in relazione al cammino dell’umanità verso il suo dover essere. 

Si sono quindi passati in rassegna alcuni soggetti portatori di fraternità del e nel Territorio, come ad esempio il Movimento di Comunione e Liberazione: ne ha illustrato, anche con esperienze, alcuni profili Cristian Lami, responsabile di CL a Rimini.

Il «già» della fraternità nel Territorio

Si è passati ad evidenziare gli aspetti più vivi della Cittadinanza Riminese tramite esperienze di persone che in diversi modi vivono l’augurio di Chiara alla «sua Città»: “Che Rimini e i suoi cittadini conoscano la gioia di una fraternità perfetta che irradi luce e amore tutt’intorno”.

I messaggi inviati per l’occasione sono stai quello di Emmaus Maria Voce, Presidente del Movimento dei Focolari, che è stato molto applaudito soprattutto perché ha messo a fuoco il significato dell’iniziativa in rapporto alla vita sociale di Rimini e del suo Territorio, e quello di Salvatore Martinez, che ha ricordato l’intensa stima e collaborazione sua e del Rinnovamento Nello Spirito con Chiara, particolarmente a Rimini: è apparsa la stretta unità fra i due Movimenti, alimentata dalla stessa fede, dall’adesione ai medesimi valori e reciprocante sostenuti nel perseguimento degli stessi obiettivi.

Testimonianze

Hanno poi singolarmente manifestato il loro contributo alla fraternità i sindaci Giuseppe Chicchi e Alberto Ravaioli.

Giuseppe Chicchi concesse la Cittadinanza Onoraria e nel suo intervento ne ha spiegato le motivazioni: “Rimini sempre aperta per la via del mare con l’altra costa dell’Adriatico si sentiva in dovere di dare una risposta alla guerra appena iniziata nell’ex Yugoslavia; Chiara con la sua presenza ha dato vigore e universalità a questa volontà di pace della Municipalità”.

Alberto Ravaioli è il sindaco che per dare continuità all’azione di pace e sviluppo umano alla città iniziata dal suo predecessore ha accolto Chiara nel 2002.

In quella data Chiara ha espresso in maniera molto forte l’esigenza di fraternità fra i popoli per una nuova convivenza di pace. L’ex sindaco ha voluto mettere in luce quanto sia benefico per una città che i suoi amministratori abbiano rispetto uno dell’altro accogliendo in successione e portando a compimento i progetti e le iniziative prese dall’antecessore. Ha voluto inoltre evidenziare come questa presenza di Chiara a Rimini unitamente a quelle precedenti sia stata ancora una risposta al male che ha sparso tanto sangue innocente: possiamo intravedere in queste parole il riferimento che fece Chiara nel 2002 alla tragedia delle Torri Gemelle.

Gli organizzatori hanno inserito una delle tante esperienze di fraternità in atto che fioriscono come per incanto nel tessuto economico del Territorio. Fabrizio Moretti e Vincenzo Colonna, due imprenditori, dirigenti di aziende che producono gli stessi articoli e perciò sono concorrenti fra di loro hanno raccontato come si articola il loro rapporto di fraternità: nel rifornirsi di materie prime quando per qualche motivo vengono a mancare a uno dei due, nell’aiuto nella ricerca del Know How, nello scambiarsi informazioni utili nella cura dei clienti, nel sostegno anche umano, nelle non piccole difficoltà che non possono non mancare a chi è posto in ruoli di responsabilità sociale. Hanno voluto mettere in evidenza quanto questo aiuto reciproco sia favorevole al funzionamento delle rispettive imprese e quanto il loro rapporto acquisti in umanità per il beneficio degli imprenditori stessi e di tutto il personale.

La testimonianza proveniente dalla Comunità Papa Giovanni XXIII attraverso Valerio Giorgis, responsabile della Comunità Riminese, ha evidenziato come la risonanza che ogni cittadino dà all’operato di don Oreste Benzi non sia motivata da cosa ha fatto, ma dall’aver valorizzato la solidarietà come necessaria espressione di vita umana e sociale. 

Tavola rotonda

Il vescovo di Rimini, Monsignor Francesco Lambiasi, ha messo in evidenza un rapporto collaborativo fra la Chiesa e la Società Civile. Ha parlato di un «noi» non statico, ma in cammino: una realtà che può essere espressa con una parola di recente coniata «sinodalità». La Chiesa vive nella carità che la anima e perciò diviene fermento anche per la socialità. Tale identità della Chiesa viene espressa da Chiara attraverso la fraternità. Il «noi» ha radici in Cielo, trova il suo modello nella Trinità Celeste e informa di nuovi contenuti la nostra convivenza.  

La Professoressa Gabriella Baldarelli, docente di Economia civile all’università di Bologna sede di Rimini, con esempi molto semplici ha messo in luce come da Chiara è scaturita l’Economia di Comunione, una espressione dell’economia civile. Ha chiarito in tal modo il perno attorno a cui ruota una economia a misura d’uomo. 

Sara Donati, Presidente del Consiglio Comunale di Rimini, abbandonando le carte precedentemente preparate, si è lasciata ispirare dall’arredo del teatro e dal clima che si respirava nella sala per legare in un’unica visione il grande impegno profuso dalla Municipalità Riminese nella ricostruzione prima (Rimini dalla guerra venne distrutta per il 92% – come anche Chiara notò nel suo discorso del 23 Settembre 1997) e nell’adattamento alla vita e alle sue esigenze nel presente. La necessità di curare l’habitat secondo criteri più umani, custodire come un dono l’acqua, il patrimonio artistico, l’accoglienza dell’ospite, ci offrono stimoli e la fraternità, come anelito profondo dell’uomo, sviluppa pensieri e suscita energie per formulare e portare avanti i progetti.

Il dottor Sergio Brasini Presidente del Campus universitario di Rimini, l’istituzione che permette l’esistenza che accompagna lo sviluppo dell’università a Rimini ha evidenziato come viene coniugata la fraternità nell’impianto educativo della università Riminese.

Alessandro Giovanardi, scrittore, docente d’iconografia e iconologia, storico e critico d’arte, ci ha condotto in un clima alto di contemplazione della verità. Egli ha evidenziato il percorso di riappropriazione della grande ricchezza artistica della nostra Città e delle antiche radici, ancora vive di tale ricchezza. Questo lavoro viene portato avanti dalla Chiesa Riminese in collaborazione con la Municipalità ed altre istituzioni: concorso che rende vivace e fecondo il recupero artistico e la riscoperta del suo valore come stimolo di crescita per la cittadinanza e dono per l’ospite che vive un momento significativo della sua esistenza, nella nostra città. Si è soffermato particolarmente sulle peculiarità artistiche del Tempio Malatestiano così come emergono nei recenti studi che hanno rivalutato la figura di Sigismondo Malatesta e l’équipe artistica che ha collaborato nella costruzione.

Patrizio Bianchi, assessore regionale alla scuola e alla formazione, ha fatto un intervento molto apprezzato iniziando con queste parole: «Mi sono domandato: cosa mi ha detto Chiara oggi; ho imparato che bisogna essere profeti nel proprio tempo […] Essere profeti vuol dire avere il coraggio di alzare la voce altissima, per seguire una visione del mondo in un tempo il nostro nel quale le risposte che vengono date non sono risposte ispirate all’amore». Ha proseguito per tutto l’incontro declinando la profezia di Chiara e l’accoglienza, la formazione in rapporto all’istruzione con chiarezza ed entusiasmo.

Liliana Cosi, étoile, ha saputo raccogliere le tonalità degli interventi di tutti i relatori armonizzandole al significato dell’arte che è profezia e augurio per la città di Rimini. Molto interessante è il rilievo che ha dato al coraggio e al desiderio di fraternità per la città, un desiderio orientato al futuro che non nega le difficoltà e la fatica del lavoro di ogni giorno ma che anzi sa orientarsi alla bellezza per la città, nella normale ordinarietà che ciascuno di noi è.

Nel susseguirsi sul palco di persone di associazioni diverse, di relatori che hanno coniugato il messaggio di Chiara, nel rispettivo ambito, è emerso un filo d’oro che ha legato i vari momenti e i vari contenuti, mettendo in risalto a più riprese proprio il carisma di Chiara: “l’Unità”, che è il vivere sociale mettendo alla base la fraternità, tanto nella politica quanto nell’economia, nell’arte quanto nel turismo, nella cultura.

Nella gioia generale per quel filo d’oro che parte dal Cielo e collega tutti gli attori di questo evento gli organizzatori hanno tentato una considerazione finale. Cos’è tutto questo di fronte al dilagare di corruzione sociale e indifferenza etica che si coglie un po’ ovunque quasi fosse un costume? Eppure tra i presenti vibrava un gran senso di ripresa e voglia di ridire un sì ad ogni possibilità di intervento ci possa capitare.

Don Giancarlo Moretti – Associazione culturale La Ginestra
Paolo Maroncelli – Comunità del Movimento dei Focolari di Rimini




Convegno a Parma – Dignità e diritti della persona: fondamento e “porta” dell’accoglienza.

Venerdì 14 dicembre si è tenuto a Parma il convegno Dignità e diritti della persona: fondamento e “porta” dell’accoglienza.

170 i partecipanti: avvocati, notai, magistrati, professori, cittadini interessati al tema.

La Gazzetta di Parma, il quotidiano più letto del territorio, aveva annunciato ampiamente il nostro incontro, “ospitandolo” all’interno di una rubrica settimanale dedicata alle azioni, ai fatti, agli eventi più significativi di quella settimana; rubrica dal titolo “La buona notizia”!

L’intero evento è stato poi ripreso da una televisione locale che lo trasmetterà all’inizio del nuovo anno.

L’incontro ha preso il via con gli indirizzi di saluto, per niente formali, delle autorità intervenute: Questore, Prefetto, Magnifico Rettore, Assessore all’Associazionismo.

Sono seguite le brillanti e apprezzate relazioni di Andrea Nicolussi (Professore di Diritto Civile all’Università Cattolica di Milano) e Giuseppe Spadaro (Presidente del Tribunane dei Minori di Bologna).

Altrettanto apprezzati gli intermezzi musicali del Maestro Tommaso Binini che, col suo faluto traverso, ha “legato” magistralmente le varie parti del convegno.

L’evento, infine, è stato arricchito dalla testimonianza dei rappresentanti di alcune associazioni che lavorano nel campo dell’accoglienza.

Il tema trattato ha riscosso grande interesse creando nuove opportunità di collaborazione tra gli enti promotori.




Cultura del dialogo e dialogo tra le culture: una strada per un’integrazione sostenibile?

« Siamo qui non per celebrare una persona, ma per raccogliere e rilanciare il suo messaggio alla città di Bologna». Con queste parole di Marina Motta, rappresentante del Movimento dei Focolari dell’Emilia Romagna, ha avuto inizio il Convegno  « Cultura del dialogo e dialogo tra le culture : una strada per un’integrazione sostenibile? » che si è tenuto a Bologna il 15 marzo scorso.

La suggestiva Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio – che 20 anni fa ha fatto da cornice al conferimento a Chiara Lubich della « Turrita d’argento » – accoglie oggi questo evento, uno dei tanti che non solo in Italia, ma in tutto il mondo, vogliono ricordare  Chiara a dieci anni dalla sua scomparsa. La sala non è meno gremita di allora e molti dei presenti sono stati testimoni anche di quell’indimenticabile giornata. Tra essi, l’allora Sindaco Walter Vitali che, ricordando le motivazioni del conferimento della Turrita d’argento, definisce Chiara « testimone della cultura del dialogo » e conclude il suo intervento affermando con forza: “Le idee di Chiara Lubich sono sempre attuali, devono essere sempre più al centro della nostra attenzione di credenti e non credenti. Ricordarla credo che ora abbia questo significato: l’ assunzione di un impegno forte e determinato per il futuro“.


Sullo stesso registro si avvicendano gli interventi dei vari ospiti di questo Convegno : dopo il saluto del Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e dell’Assessore del Comune di Bologna Marco Lombardo, seguono le relazioni dell’Arcivescovo Matteo Zuppi, del Prof. Stefano  Zamagni, del Presidente Romano Prodi che, avendo conosciuto personalmente Chiara e sentendosi a lei uniti da “amicizia profonda” (cito Walter Vitali) ne declinano il carisma nei loro campi di competenza sottolineandone l’universalità, la sua capacità di rendere possibile il dialogo su tutti i fronti, oggi più che mai, perché tutto impostato– come ha evidenziato il prof. Zamagni- sulle opere e opere di carità.

Anche in questa stagioneche a noi sembra particolarmente difficile e complicata, se non piangiamo, nelle notti di sereno, è possibile vedere le stelle”– conclude Zamagni riferendosi ad un pensiero del poeta Tagore 1) “E una di queste stelle sicuramente è quella di Chiara

Segno tangibile della capacità di Chiara di realizzare ogni tipo di dialogo, è anche la toccante testimonianza di Shahrzad Housmand, teologa islamica : il suo è un discorso « tu a tu » con Chiara, a cui confida, nella sua lettera letta ad alta voce, quale sia stato per lei, musulmana osservante, l’impatto rinnovatore con il suo carisma dell’ unità.

Il presidente Prodi, allargando il convegno ad una dimensione internazionale, pur in un quadro realistico della storia presente, ha aperto uno spiraglio di speranza ricordando i passi fatti a Stoccarda, Insbruck e la sfida dell’umanità di oggi verso l’unità assolutamente indispensabile, concludendo:  “…Chiara aveva capito e metteva in pratica questa capacità di unione ovunque potesse”.

Attraverso queste molteplici e autorevoli voci, il messaggio di Chiara viene offerto oggi come dono a questa città che – sottolinea Mons. Zuppi – ha una innata vocazione al dialogo in quanto naturale crocevia di diverse culture. E alla città di Bologna si rivolge direttamente Aurora Nicosia (direttore di Città Nuova) sottolineando le varie espressioni con le quali si può tradurre e dare forma, nelle relazioni sociali urbane, la parola “Unità”.

In sala sono presenti diversi assessori e consiglieri del Comune di Bologna, il Prefetto, il Presidente della Corte d’Appello, il Presidente del Tribunale dei Minori dell’Emilia Romagna, il vice Questore, il Comandante provinciale della Guardia di Finanza, il Comandante dei carabinieri… tutti rimasti profondamente toccati.

Un convegno, oggi, che vuole rappresentare una nuova tappa  verso la realizzazione di quell’augurio che Chiara stessa, 20 anni fa, aveva scritto  di suo pugno sull’albo d’oro del Comune di Bologna : « Alla Bellissima città di Bologna, con l’augurio che si realizzi pienamente tra tutti i suoi abitanti il programma umano-divino «Che tutti siano uno ».

I testi delle varie relazioni saranno raccolti in una prossima pubblicazione, perché diventino fonte di ulteriori riflessioni ed azioni concrete in collaborazione con le istituzioni locali, come esse stesse hanno auspicato a conclusione del convegno.

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1)«Non piangere quando il sole tramonta, le lacrime ti impedirebbero di vedere le stelle»




Mi chiamo Youssouf . . . lavoro in un’azienda agricola

Mi chiamo Youssouf, ho 18 anni e vengo dal Mali. Sono partito dalla mia terra circa tre anni fa, e dopo un percorso in mezzo al deserto e un periodo in Libia, assai pericoloso per la mia vita soprattutto per non cadere ostaggio di gruppi di delinquenti ed essere incarcerato per poi chiedere riscatto in denaro.

Durante la mia permanenza in Libia, di circa otto mesi, ho condiviso questa situazione precaria, con altre persone provenienti dall’Africa Sub Sahariana lavorando in maniera saltuaria per conto di gruppi di bande di delinquenti, per poi essere derubati di tutto il denaro guadagnato durante incursioni notturne. Scappare era impossibile e pericoloso per la propria incolumità oltre a quella dei propri famigliari a casa sottoposti ad eventuale ricatto.

Finalmente, dopo aver lavorato in simili situazioni, ho guadagnato il corrispettivo per pagare il passaggio per venire in Italia. Dopo un giorno e una notte di navigazione su un gommone, senza acqua da bere, siamo stati salvati dalla Marina Italiana in acque internazionali e portati a Pozzallo.

Da lì siamo stati portati a Modica dove ho imparato l’italiano, e dopo vari passaggi sono stato ospitato in una comunità a Chiaromonte Gulfi in provincia di Ragusa.

Mi è stata offerta la possibilità di venire a lavorare in provincia di Modena presso l’Azienda Agricola Punto Verde. Dopo non pochi dubbi e perplessità, ho accettato la proposta e così il due agosto 2017 sono arrivato, in pulman, a Modena  dove mi hanno accolto i titolari dell’azienda. I dubbi, le paure mi rimanevano in quanto non conoscevo le persone che mi accoglievano. Il giorno dopo mi recai assieme al titolare al Centro per l’impiego di Vignola per l’iscrizione a questo ufficio per poter lavorare in regola. Anche in quell’occasione all’atto di porre la firma per concludere l’iscrizione, ci ripensai non accettando la proposta di lavoro. Ero in completa confusione e non riuscivo a connettere, anche perché era la mia prima esperienza di lavoro.

Grazie alla pazienza delle persone che mi accompagnavano, dopo due ore accettai firmando.Ora mi trovo a lavorare in questa azienda, l’incontro con gli altri colleghi di lavoro mi ha molto aiutato, in particolare con un senegalese che mi ha fatto da padre dando consigli sul lavoro. Anche con altri lavoratori provenienti dal Marocco, Albania, Ghana, non ho trovato difficoltà, anzi accoglienza.

L’alloggio mi è stato preparato in maniera dignitosa dal titolare dell’azienda, trovandomi bene. Ho frequentato dopo un mese di lavoro, un corso obbligatorio sulla sicurezza sul lavoro e appreso la tecnica sulla raccolta della frutta, preparare il confezionamento e le spedizioni della frutta, oltre ad altri lavori di campagna.

L’azienda mi ha fornito una bicicletta con la quale mi sposto in paesi vicini, trovando amici provenienti da vari paesi dell’Africa, con i quali ho fatto amicizia.  Per la mia passione di giocare a calcio, grazie ad alcuni suggerimenti di un collega di lavoro, mi sono inserito in una locale squadra dove frequento regolarmente gli allenamenti.

L’accoglienza che ho ricevuto, mi ha facilitato l’integrazione con culture diverse dalla mia.  Luigi e sua moglie Anna Maria, grazie ai loro consigli e suggerimenti, mi sono sentito  trattato da figlio. Come per esempio lavare la mia biancheria, tenere pulito e ordinato l’ambiente dove vivo, essere aiutato a fare provvista di alimenti sentirmi richiamato per qualche mancanza e così via.

Ho avuto modo di incontrare e fare conoscenza con altre persone del posto, le quali si sono date da fare per portarmi indumenti e soprattutto amicizia.

Attualmente sto frequentando un corso di specializzazione sulla potatura di piante da frutto presso un Istituto tecnico agrario, lo trovo molto interessante perché sento che mi apre a nuove conoscenze. Al termine di questo corso conseguirò un diploma di specializzazione.

Ora sento il dovere di ringraziare coloro che mi hanno suggerito di venire presso questa azienda agroalimentare, dove come già detto, ho trovato accoglienza, amicizia e opportunità di specializzarmi in ambito agrario e non solo, quindi sono molto contento.

Youssouf

 

 




Scuola di Partecipazione Politica – Carpi (MO)

Carpi (MO) dal 2015 al 2017

Le lezioni e le attività svolte dall’inizio fino alla lezione conclusiva di consegna dei diplomi, avvenuta l’ 11 Ottobre scorso.

In sintesi:
16 ragazzi coinvolti dall’inizio alla fine della scuola 
11 lezioni frontali con docenti
14 incontri o attività o piccoli laboratori svolti insieme ai ragazzi

In allegato il percorso delle attività svolto con relative foto ed un articolo uscito prima della serata conclusiva su “Il Tempo”.

Vedi tutto il percorso di questi anni  Scuola-Carpi 2015-2017

Articolo apparso su Tempo il 4 ottobre 2017 a cura di Lisa Migatti




Mariapoli 2017 – Porretta Terme (BO)

Volantino Mariapoli Porretta Terme (BO)




Mundialito e Festa dell’amicizia fra i Popoli per un mondo unito

Sabato 20 maggio e domenica 21 maggio hanno avuto luogo a Villa Verucchio, presso Rimini, due manifestazioni tuttavia espressione di un unico evento…

Sabato pomeriggio il Mundialito e domenica la “Festa dell’amicizia fra i Popoli per un mondo unito”: scopo dell’evento, creare accoglienza, inclusione, creare amicizia fra persone di diverse etnie e provenienze per condividere la vita nella stessa città di abitazione, costruire insieme brani di fraternità.

Al mundialito hanno partecipato 10 squadre di altrettante diverse nazioni: dal Marocco, alla Nigeria, l’Albania, il Senegal, la Romania, la Macedonia … : si sono esibite in un torneo di calcetto in due gironi, poi semifinali e finale il giorno dopo.

Coinvolta e partecipe al torneo anche la parrocchia del paese, in rappresentanza dell’Italia, con la presenza in squadra del giovane viceparroco.

Prima regola dichiarata giocare per divertirsi e rispettarsi reciprocamente, volersi bene: l’obiettivo, nello svolgersi delle gare, è stato ampiamente raggiunto.

Ha vinto l’Albania in una appassionata finale con la Macedonia.

Domenica, favorita anche dal bel tempo e un bel sole, la festa dei popoli all’aperto nella grande piazza principale del paese, con la nutrita partecipazione di componenti di 17 diverse nazionalità, fra cui l’India e la repubblica Dominicana.

La festa dell’Amicizia si è rivelata un successo travolgente di colori, suoni, gusti, con centinaia e centinaia di persone a riempire piazza Europa.

Bambini, anziani, giovani (tanti), famiglie intere di tante nazionalità nei costumi dai colori sgargianti dei propri paesi: tutti insieme hanno vissuto la città insieme ai Verucchiesi e agli italiani.

Le famiglie han preparato stand gastronomici con assaggi dei piatti tipici e di bevande del paese d’origine ed erano pure esposti tessuti e artigianato.

Tanti hanno collaborato e dato il proprio contributo per l’organizzazione, ma ciò che più colpiva era vedere come ci si aiutava a vicenda, nel prestarsi attrezzi, nel passarsi oggetti di servizio, come bicchieri, piatti, tovaglioli.

Un vero tripudio di gioia, con bambini, tanti, bianchi e neri, a giocare fra loro, un palco e una pista che ha accolto uno per volta i vari gruppi, nei loro tipici costumi, che si sono esibiti in canti, danze, recite e balli caratteristici dei propri paesi.

Anche i 20 ragazzi accolti a Verucchio con il progetto Sprar si sono esibiti e con loro alcune classi di bambini dell’istituto comprensivo Valle del Marecchia.

Davvero difficile raccontare il vissuto, certamente meglio rappresentato e visibile attraverso le foto che meglio esprimono quanto di bello, di gioioso, di fraterno si è visto e sperimentato, ma di sicuro una cosa si può dire: sembrava una festa di amici che si conoscono da sempre.

Fra gli intervenuti alcune autorità e la sindaco di Verucchio, che ha portato il benvenuto della città e della municipalità, premiando poi ad una ad una le squadre partecipanti al Mundialito con una medaglia per ogni giocatore e la coppa alla vincitrice Albania.

Hanno pure partecipato, sia attraverso un contributo organizzativo, che di sponsorizzazione, diverse associazioni del territorio, oltre alla straordinaria partecipazione della chiesa Rumena con Padre Marcian presente.

Un grande merito dell’evento così ben organizzato e riuscito a Giuseppe Malerba, che in veste di assessore ai servizi sociali del comune, ha profuso un impegno notevole sia nel mettere insieme lo staff organizzativo, sia nel coinvolgimento dei vari attori dei paesi stranieri rappresentati.

Ovviamente la comunità ha fornito il suo contributo concreto, la sua presenza attiva, il suo sostegno, la sua unità.

Se dovessimo dire cosa ha maggiormente caratterizzato la manifestazione, diremmo senza ombra di dubbio la bellezza e la gioia, frutto di un amore tangibile che contagiava tutti; dovremmo altresì aggiungere che un senso di soprannaturale ha unito i cuori facendo fare esperienza di una fraternità viva e senza ombre: considerando le varie etnie, le fedi diverse, i tanti musulmani, io credo che solo il “Cielo” poteva legare tutti come fratelli, tutti figli dell’Unico Padre.

La comunità del Movimento dei focolari di Rimini e Villa Verucchio

Puoi vedere maggiori immagini sul sito www.focolaremiliaromagna.org




Terroristi? No, costruttori di pace

Nella moschea di Ravenna una giornata insieme fra ragazzi cristiani e musulmani. Dallo scetticismo all’amicizia

“Bologna 2 – Savignano 1; Savignano 2 – Cesena 4”. Sembrano le parole di un arbitro durante un torneo di ping-pong. Invece, no. Questa volta siamo nella moschea di Ravenna. Ad arbitrare la partita è Mustapha Toumi dalla Tunisia. Il gioco è un quiz: si tratta di rispondere in modo corretto a domande sulla Bibbia e sul Corano, i testi sacri rispetti- vamente della religione cristiana e di quella musulmana.

Inizia così la nostra giornata. Una domenica mattina, quando fa freddo e vorresti stare a dormire sotto le coperte, non possiamo disdire il nostro appuntamento: i giovani musulmani ci hanno invitato, vogliono conoscerci, sapere come viviamo, cosa possiamo fare insieme.

Tutto era iniziato quando l’imam Mustapha Soufi, neopresidente della moschea, aveva participato ad un incontro di presentazione del Progetto Living Peace Internazionale a Savignano. Ascoltando le esperienze dei Ragazzi per l’unità, era rimasto entuasiasta e ha voluto che le raccontassimo anche ai loro giovani nella moschea.

Ci prepariamo per non fare gaffe: le ragazze si coprono tutte il capo con foulard o sciarpe, entriamo silenziosamente in moschea sapendo di entrare in un luogo sacro, ci togliamo le scarpe come ci viene indicato. Le ragazze sul lato destro, i ragazzi sul lato sinistro ci disponiamo in cerchio per iniziare il nostro gioco.

Una giornata intensa, dove impariamo a conoscere i tempi arabi, meno vorticosi rispetto ai nostri. Eppure, se le differenze ci balzano subito dinanzi agli occhi, è più vero che torniamo a casa con la consapevolezza che i nostri nuovi amici non sono poi così tanto diversi da noi, anzi loro come noi vogliono vivere e costruire un mondo più unito.

Fonte: parte dell’articolo apparso sulla rivista Teens 01/2017 p.14-15




Le fragilità nella nostra famiglia

Da un po’ di tempo mio marito ed io ci prendiamo cura, quasi a tempo pieno, dei nostri due nipoti di 10 e 8 anni, che abitano al piano di sopra. Questo perché la mamma li ha lasciati al babbo, nostro figlio, per andare a stare da sola. “Troppa responsabilità” ha detto e la separazione è stata consensuale.

Già da qualche tempo avevo notato l’insofferenza di mia nuora per gli impegni che una famiglia richiede. Mio figlio ha vissuto mesi molto dolorosi nel sentirsi rifiutato e nel dover accudire ai figli ancora abbastanza piccoli. Noi gli siamo stati sempre vicino, abbiamo condiviso tutto.

Ogni volta per noi nonni era vivere nell’attimo presente e certe volte ci chiedevamo “Perché?”. La risposta ci è venuta meditando sugli scritti di Chiara Lubich, soprattutto quando parla del dolore ed elenca i volti di Gesù Abbandonato. Lì vi abbiamo riconosciuto l’”Assurdo”. Era Lui da amare!

Come fare però ad andare oltre quel dolore? La preghiera quotidiana, il cercare di vivere la Parola di Vita che ogni mese ci nutriva, sono state un aiuto essenziale per dire di sì e ricominciare sempre ad amare. Per me è stato fondamentale sostenere mia nuora, farla parlare e non giudicarla. In fondo era stata accolta come una figlia, poiché aveva rotto i rapporti con la sua famiglia d’origine. Mi sentivo di poter volerle bene!

Talvolta ho sentito un senso di fallimento: forse non era stata amata abbastanza, visto che tutto vince l’amore? L’idea di chiudere ogni rapporto con lei ci ha sfiorato più volte, ma è stato più forte il pensiero che Chiara ci aveva, negli anni, formato ad amare sempre.

Per il momento non c’è stato un miracolo nella mia nuora ma c’è stato in me.

Tutte le volte che viene a prendere i bambini l’accolgo con un sorriso, le chiedo se desidera un caffè e la saluto con affetto. Dentro di me sento che questo modo d’essere aiuta i bambini a sentirsi meno soli, ad essere abbastanza sereni.

Questa accoglienza, che anche mio figlio condivide, penso che permetterà loro di passare un’infanzia abbastanza gioiosa. Con loro spesso si gioca a nascondino, si dipinge, si fanno i compiti….

In fondo al cuore c’è sempre il desiderio che si ricomponga la famiglia. In caso avvenisse questo miracolo vorrei che mia nuora trovasse qui quel clima che le permettesse di fare la sua parte. So che è un pio desiderio, ma non voglio porre limiti al Gesù che è in lei.

G. e F.

                                                                                             




Ho trovato un modo bello di vivere, non voglio tornare indietro

Dopo anni di pausa, ho iniziato a frequentare di nuovo la parrocchia, dove ho scoperto un Dio meraviglioso, che mi ama senza misura. Da allora nella mia vita sono avvenuti molti cambiamenti. Innanzitutto sono scomparse le ansie e le paure legate al mio temperamento.

Poi, una fede più viva mi ha cambiato il cuore: mi sento sorella di ogni persona, anche questa è una scoperta straordinaria. Adesso è raro che mi sfugga un giudizio sugli altri, perché mi sento legata ad ognuno anche quando non lo conosco. Dio è Padre di ciascuno, e noi fratelli fra noi.

Da subito ho avvertito il bisogno di aiutare gli altri: con la presenza, con una parola da dire, con gesti concreti. Credo di aver scoperto l’amore verso gli altri. Voglio narrare di un aspetto particolare a cui non avevo mai dato valore prima: ho scoperto di avere tanto superfluo in cose e tempo. Un giorno con mia figlia ho aperto l’armadio della camera ed ho constatato che potevo benissimo vestirmi per due anni senza comperare alcun capo. Perdere l’assillo del comprare e dare l’equivalente ogni mese mi ha procurato tanta felicità.

Spesso invitavo i familiari ad uscire per andare al ristorante; quest’esigenza non la sento più. Sto benissimo a casa mia, posso risparmiare quella somma e darle. E mi sento felice. Non ho perso l’occasione di uscire con mio marito, ma ho acquistato l’occasione di stare con lui, più in pace, più nell’essenziale.

Ogni mattina andavo a prendere il caffè al bar. Mi sono chiesta: posso fare meglio? Sì, ad esempio prendere il caffè in casa con i figli o da un’amica per farle un poco di compagnia. Tutto questo senza nulla togliere nulla ad alcuno, anzi dando di più!

Non voglio voltarmi indietro, riprendere la strada di prima. Io ho trovato un modo bello di vivere.




Finalmente faccio un lavoro importante

Qualche problema di salute negli anni dell’infanzia mi ha portato lontano da casa. Il ritorno in famiglia è avvenuto alle soglie della prima giovinezza.

La rabbia per non aver ricevuto tutto dalla vita come le mie coetanee, mi ha proiettato su ciò che era facile da ottenere: nottate con la compagnia, ritorni ad orari impossibili, libero amore, trasgressione.

Ora che ho varcato la soglia della mezza età, del mio passato, purtroppo, ricordo ben poco di positivo. Mi ritrovo senza amici veri e senza aver costruito rapporti profondi. Per di più nel cuore è distrutta anche la speranza di farmi una famiglia.

Una domenica, carica di delusioni, su invito di un’amica mi trascino in una chiesa. Mi sembra di respirare aria fresca, pulita. Anche qui si usa la parola ‘amore’, ma non con i significati che usavo io con gli amici di turno. Qui l’amore genera unione vera fra le persone, e non lascia amarezza.

Continuo a partecipare; vengo notata ed invitata a fare qualcosa per gli altri, ad amare gratuitamente.

Ascolto Gesù che nel Vangelo racconta di un padrone che chiama operai a tutte le ore, fin alle cinque del pomeriggio; e che alla fine da a tutti la stessa paga. Dopo il tanto tempo sciupato, io potrò lavorare un’ora sola, ma riceverò una paga uguale a quella degli altri.

Sono proprio contenta, ho un buon “titolare” e finalmente faccio un lavoro importante.

A.




Gen Verde – Concerto acustico “La vita live”

12 Novembre 2016

GEN VERDE – CONCERTO ACUSTICO “LA VITA LIVE”
Riccione (RN)
Presso Spazio Tondelli, via Don Giovanni Minzoni, 1, Riccione (RN). Ore 21:00.
Per la vendita dei biglietti: 0541600109 e presso la segreteria della parrocchia San Martino a partire dal mese di ottobre (Via Minghetti, 11 – Riccione)




“Oltre-tutto”, integrazione dei ragazzi disabili

“OLTRE TUTTO” è nata per iniziativa di Rossella e Andrea Fipertani insieme ad un gruppo di genitori di Cento, con in comune l’esperienza diretta del mondo della disabilità, per promuovere iniziative che favoriscano l’integrazione dei ragazzi disabili nella società.
Il primo progetto in corso di realizzazione è l’apertura di una SALA DA TE’ a Cento con l’obiettivo di creare un luogo d’incontro in cui sia concretamente possibile l’INCLUSIONE e la CONDIVISIONE SOCIALE.

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Fonte: Oltre-tutto_dal sito focolaremiliaromagna.org




Insieme per la pace: dialogando

A Ravenna la VII edizione Insieme per la Pace: Dialogando

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A proposito di riunioni

Capita a tutti di partecipare ad una riunione dove ciascuno pensa alle proprie idee, non si ascolta chi parla e alla fine si esce “senza essersi incontrati”. Così stava avvenendo anche quella sera. Mi sono messa in ascolto di quella “Voce” che ciascuno porta dentro di sé e mi è parso di avvertire un suggerimento: “Ascolta Me in ogni persona; ascolta con amore”.

Ho cercato di fare così con tutti quelli che prendevano la parola. Alla fine ho potuto dire anche il mio pensiero: “Senza una vera accoglienza reciproca  le nostre riunioni non portano frutto”.

In quel momento il clima non è cambiato. Ma a riunione conclusa, ho avvicinato alcuni dei presenti che mi confermavano di aver provato lo stesso mio disagio; e si sono impegnati la prossima volta ad ascoltare con amore e senza pregiudizio. Un primo passo è stato compiuto.

 




Ripensare la giustizia: via per il bene comune

screenshot-2016-09-26-12-05-51Venerdì 14 ottobre 2016 ore 15.00-19.00 si terrà a Parma, presso la Sede dell’Unione Parmense degli Industriali, il prossimo convegno promosso da Comunione e Diritto del Movimento dei Focolari, dal titolo: Ripensare la giustizia: via per il bene comune.

Nell’ambito di tale evento (aperto a tutti e rivolto in particolare a docenti, studenti, dirigenti della pubblica amministrazione, imprenditori, politici, avvocati, magistrati, notai ed altri operatori del mondo giuridico) verranno presentati gli atti del convegno Diritto in cerca di giustizia. Il “metodo” di Lionello Bonfanti, tenutosi a Parma il 28 novembre del 2014.

lionello-bonfantiLionello Bonfanti nasce a Parma il 10 ottobre del 1925. A 22 anni si laurea in giurisprudenza e a 25 entra in magistratura, diventando il più giovane Pretore d’Italia. Dopo alcuni anni aderisce alla comunità del Movimento dei Focolari lasciando l’incarico di Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Parma, ma senza mai abbandonare il suo anelito di giustizia.

I relatori del convegno in programma (Dott.ssa Silvia Cipriani, Magistrato a Firenze, Prof.ssa Adriana Cosseddu, Docente di Diritto penale all’Università di Sassari, Prof. Stefano Zamagni, Professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, Dott. Alberto Chiesi, Presidente Chiesi Farmaceutici S.p.A., Dott. Paolo Scarpa, Presidente Circolo culturale Il Borgo,) intendono proseguire il cammino di ricerca e di studio avviato ornai da alcuni anni e arricchito sempre da attuazioni concrete.

Ciascuno, per il proprio profilo professionale, tenterà di declinare giustizia e bene comune e, nel contempo, rifletterà su come il binomio diritto-giustizia – e il divario che a volte vi si riscontra – non pare sia attinente esclusivamente al mondo giuridico ma possa, in qualche modo, essere traslato nel campo dell’imprenditoria, della finanza, della pubblica amministrazione. Anche in questi ambiti – le cronache di tutti i giorni ce lo confermano – si constata che, se non si persegue il “valore” della giustizia, il diritto non può essere efficacemente assicurato.

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Il mare è la mia vita

CESENATICO (FC)

Il mare non è solo lavoro, è la mia vita

MAURIZIO CIALOTTI: A BORDO DELLA SUA BARCA IL PESCE
È L’ESCA PRELIBATA PER PROGETTI DI SOLIDARIETÀ E INNOVAZIONE

di Rachele Marini

«Il mare mi ha salvato la vita. Avevo perso il padre e mi aggiravano sulla banchina di Cesenatico in un tempo in cui si nuotava nella droga e molti dei miei amici vi erano annegati. Io invece ero affascinato da quei vecchi che sapevano lavorare con i giovani, dai coltelli con il manico di legno con cui legavano le reti, dagli scherzi che si raccontavano. Mi sono imbarcato con loro. Avevo 15 anni».

La voce di Maurizio Cialotti ha la potenza delle onde che si infrangono sugli scogli mentre racconta della sua passione e descrive “Sirio” e “Madonna delle grazie”, le sue due barche che conduce con altri 4 pescatori: la sua azienda. Sale di tono come la marea quando offre voce ai travagli che hanno rischiato di travolgerlo.

«Nel 1997 per un investimento eccessivo ho rischiato di perdere tutto: casa, barca e affetti, perché quando sei in mare e parti la domenica per tornare il martedì e riparti ancora, non hai più vita sociale. Ero vicino all’isola di Sant’Andrea, quando è arrivata la telefonata di due amici del Focolare a ricordarmi che mi avrebbero sostenuto in qualunque direzione fossi andato. Per la gioia penso di aver camminato sulle acque. Anzi no, sui tonni che ricoprivano ovunque la barca. Non ero solo».

Maurizio con altri marinai ha dato poi vita a un’associazione e a iniziative di solidarietà a sostegno di colleghi in precarie situazioni economiche. Uno degli aspetti più critici della sua attività è la commercializzazione del pescato, talvolta in mano a cooperative che gestiscono in maniera monopolistica e poco trasparente il mercato. «A fine giornata ci siamo visti pagare solo 50 cassette di pesce quando ne avevamo in stiva ben 500. E il pesce non venduto si butta».

Poi è arrivata la proposta di aderire all’Aipec, l’associazione degli imprenditori per l’Economia di Comunione, e questo ha dato a Maurizio lo slancio per ripartire
con una nuova attività. «Con un mio amico commerciante, proprietario di un laboratorio di trasformazione del pesce, abbiamo deciso di aprire una pescheria che mette a tavola le famiglie con 5 euro per offrire un prodotto fresco utilizzando le rimanenze di giornata. Esserci incontrati sui valori dell’Economia civile ci ha dato lo slancio di mettere assieme le nostre competenze e di reinventarci per restare lavoratori liberi».

Fonte: Rivista Città Nuova n.8/ Agosto 2016

 




Associazione Solidarietà (RE)

LA NOSTRA STORIA
Solidarietà è una Associazione di Volontariato nata all’inizio degli anni ’90.

Il nostro sito

Alcuni amici, casualmente coinvolti in una azione umanitaria, lavorando insieme scoprono la bellezza del donarsi, del vivere per gli altri e fanno di questa iniziale esperienza un trampolino di lancio per diffondere e sviluppare la cultura del dare: una rete viva in cui il dare ed il ricevere possano creare ricchezze e reciprocità di rapporti, diversamente non possibili.

Oggi l’associazione conta oltre 300 soci sparsi soprattutto nelle province di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza.

COSA ABBIAMO FATTO

1991-93 – In Africa: realizzato una falegnameria a Nairobi
Mosca: aiuti alimentari;
O’Higgins in Argentina inviato un carico di attrezzature agricole.
1994 – Nella ex Jugoslavia, durante la guerra, oltre ai numerosi aiuti umanitari inviati, abbiamo contributo alla realizzazione dell’asilo “Raggio di Sole” a Krizevci in Croazia ed allo sviluppo di alcune piccole aziende: un laboratorio dentistico, un negozio per parrucchiera, un oleificio, un allevamento di polli, un laboratorio per la coltivazione dei funghi.
1996 – In Albania abbiamo realizzato: un ambulatorio pediatrico, una centro grafico che stampa la rivista “Mosaik” rivolta a giovani albanesi.
1999 – Per i profughi Kosovari: inviato due pulmini, tuttora utilizzati per attività assistenziali e ricreative.

SUL NOSTRO TERRITORIO

In seguito alle azioni e agli interventi mirati, è maturato in tanti il desiderio di dare continuità alla vita dell’associazione attraverso la realizzazioni di progetti e iniziative aventi carattere di continuità, anche a livello locale.

Interpretando il bisogno di molte associazioni e il desiderio di alcune istituzioni abbiamo attivato alcuni progetti:

Azione Solidale
Convenzione con la Protezione Civile
Adozioni a distanza
Progetto intercultura
Azione Solidale
Nasce nel 1999 con l’obiettivo di recuperare e raccogliere le eccedenze (prossimità alla scadenza, difetti di confezionamento o imballaggio, ecc.) delle produzioni industriali per veicolarle gratuitamente nel circuito delle associazioni, presenti sul territorio, che agiscono a favore delle varie forme di povertà. Ad oggi:

Associazioni beneficate: circa 200
Settori: comunità per tossicodipendenti, malati di Aids, alcolisti, malati di mente, assistenza anziani, adozioni e affidi, extracomunitari, Caritas parrocchiali, aiuto alla vita nascente, ecc. per un totale di oltre 10.000 persone.
Per la gestione di tale progetto si utilizzano ampi magazzini (600 mq) per lo stoccaggio delle merci ricevute, localizzati a Calerno (RE) a 300 metri dalla Via Emilia, con annesse due celle frigorifere per la conservazione di prodotti freschi, da 0 a 4° e dei prodotti surgelati.

Protezione civile
L’esperienza di Azione Solidale ha suscitato un vivo interesse nella Pubblica Amministrazione.
Fra le collaborazioni in atto, la più significativa è la convenzione, stipulata nel 2004 con la Protezione Civile delle amministrazioni provinciali di Parma, Piacenza, Reggio Emilia coordinate dalla Regione Emilia Romagna.
Azione Solidale predispone le scorte alimentari – attraverso la preparazione di particolari kit – destinati al pronto intervento della colonna mobile della Protezione Civile.

Adozioni a distanza
Attualmente sono più di 90 le adozioni a distanza attivate, quale naturale continuazione del lavoro svolto in questi anni; interessano i bambini dell’asilo “Raggio di Sole” a Krizevci (Croazia), dell’asilo Fantasy di Belgrado (Serbia) e del Bairro do Carmo nelle vicinanze di San Paolo (Brasile).

Il progetto sull’intercultura
“Culture: i luoghi dell’incontro” si è realizzato con il contributo del Centro di servizi per il volontariato “Dar voce” di Reggio Emilia. Nel 2005 l’associazione “Solidarietà” ha proposto il progetto con il vivo desiderio di offrire e condividere con altre associazioni del territorio, la pluriennale esperienza d’incontri con popoli e culture diverse.

Le associazioni coinvolte sono: Casa della della cultura islamica, Evangelici Emilia Romagna, Rescue Mission 2000 (evangelici) e Associazione Studenti non comunitari (Asnocre). Insieme abbiamo percorso un cammino di dialogo, di confronto e di solidarietà per cui uomini e donne di cultura e religione diverse: cristiani, evangelici e musulmani, testimoniano gli uni agli altri i propri valori umani e spirituali. Reciprocamente ci sosteniamo nel viverli e nel trovare soluzioni ai problemi che il contesto in cui viviamo ci pone, desideriano poter contribuire all’edificazione di una società più giusta e fraterna.

A tal fine realizziamo attività di conoscenza e formazione (seminari e incontri), unite a giornate di confronto con altre esperienze di vita interculturale (es: con la Comunità di Bose, con la cittadella di Loppiano, con il Centro La Pira) per consolidare quanto appreso in questi anni, vivendo l’unità nella distinzione e la fratellanza nelle diversità, vissute come ricchezze. E’ desiderio comune poter realizzare un centro interculturale permanente sul nostro territorio.