Storie dai luoghi del sisma. Scrivici la tua

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Riportiamo alcune frasi di una lettera che le persone della comunità di Medolla (MO), colpite dal terremoto nel maggio del 2012, hanno scritto alle comunità del Centro Italia dopo il recente sisma:

“Carissimi/e tutti/e delle comunità colpite dal terremoto,

siamo Fiorella e Mario della comunità di Medolla e dintorni (Emilia Romagna provincia di Modena) che nel 2012 e’ stata colpita dal sisma del 20 e 29 maggio.

Noi che ancora abbiamo negli occhi e nel cuore l’incredulità, l’impotenza e la paura di quell’ evento per il quale stiamo ancora lavorando alla ricostruzione….NOI VOGLIAMO CHE SAPPIATE CHE VI SIAMO VICINI innanzitutto con la preghiera e con quell’ offrire tutto per le vostre comunità per “essere famiglia” come Chiara Lubich ci ha insegnato.

Mentre stiamo pensando a come aiutarvi concretamente, vi chiediamo di mettere in comune fraternamente le necessità che potete avere al momento: se c’è qualcuno dei nostri che ha bisogno di essere ospitato o se possiamo essere utili in qualche maniera.

 … noi abbiamo ricevuto tanto da tutti nel 2012…vorremmo poter restituire almeno un po’ di quell’amore che ci ha fatto stare saldi come famiglie e comunità nella volontà di Dio.

Vi mandiamo il nostro abbraccio: a tutti e a ciascuno e aspettiamo vostre notizie!

Fiorella Mario e tutta la comunità”.

Perché?

Il racconto di una giovane dei Focolari a tu per tu coi feriti del terremoto accolti nell’ospedale di Pescara

Il giorno seguente il mio rientro al lavoro dalle ferie prende una piega che mai mi sarei aspettata. È la mattina del terremoto in centro Italia e già dalle prime ore del pomeriggio, l’ospedale civile di Pescara si rende disponibile per accogliere i feriti. Arrivata in ufficio (sto svolgendo l’anno di Servizio Civile presso la Caritas di Pescara-Penne) il mio direttore mi chiede di andare in ospedale per capire come è la situazione e per raccogliere eventuali richieste di necessità da parte dei feriti e dei loro parenti.

Arrivata sul luogo insieme a due colleghi, veniamo accolti dal cappellano e da alcuni medici dell’ospedale che ci propongono di andare direttamente nei reparti dove i feriti sono ricoverati. Davanti a ciascuno di loro mi avvicino in punta di piedi e con un filo di voce chiedo se hanno bisogno di qualcosa. Mi impressiona la dignità di queste persone, la loro compostezza: quasi mi verrebbe voglia di mettermi in ginocchio come davanti al tabernacolo. Davanti ai miei occhi c’erano figli che avevano perso i genitori, mariti senza più le loro mogli…persone vive per miracolo, rimaste per ore sotto le macerie aggrappate solo alla speranza. Nel mio cuore, un grazie a Dio perché queste persone che stavo incontrando erano ancora vive ma, allo stesso tempo, un grido di perché. Perché avevano perso tutto e tutti, perché? Quale sarebbe stata la loro ragione di vita ora?

Un pensiero mi è rimbombato, come un tuono, nell’anima. Un pensiero che non mi ha più abbandonato: «Tutto crolla, Dio resta. Tutto passa, Dio resta». Ho ripensato a Chiara Lubich ed alla sua esperienza sotto le bombe. Tutto è vanità delle vanità. L’uomo, per sua natura, è portato a farsi mille programmi, ad accumulare ricchezze oggi per goderle domani. Tutto passa. Ecco che ogni cosa diventa relativa e le sovrastrutture che ci creiamo facendoci mille problemi, ogni attaccamento, anche il più santo e giusto, può crollare da un momento all’altro.

Dio è l’unico ideale che nessuna bomba o terremoto può far crollare. E Dio è amore. L’amore che si rispecchia attraverso la competenza e l’umanità dei medici dell’ospedale di Pescara che mi ha felicemente sorpresa, l’amore gratuito di tantissime persone che si sono rese disponibili per offrire alloggio, vestiti, cibo e ascolto. L’amore che resterà impresso negli occhi di questi fratelli e sorelle che hanno perso tutto, tranne il cuore con il quale hanno risposto all’amore, ripetendo la parola “grazie” centinaia di volte. Quegli occhi che non dimenticherò mai.

Benedetta F.

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