«E adesso che si fa?». «Non vi lasceremo soli».

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Il Movimento dei Focolari in Italia in prima linea nel dopo terremoto

Da un lato la domanda del vescovo di Ascoli, mons. Giovanni D’Ercole: «E adesso che si fa?». L’ha rivolta a Dio e l’ha condivisa coi presenti ai funerali di Stato celebrati nella palestra della città marchigiana dove si è dato l’ultimo saluto a 35 delle quasi trecento vittime del terremoto che ha interessato il centro Italia lo scorso 24 agosto. Dall’altra la promessa del capo di Stato, Sergio Mattarella, intervenuto alle esequie con le altre massima autorità, e ripetuta anche personalmente nell’abbraccio fraterno e paterno offerto uno per uno ai tanti parenti che circondavano di affetto le bare distese al centro della palestra: «Non vi lasceremo soli».

Una domanda e una promessa che abbiamo fatte nostre anche noi del Movimento dei Focolari in Italia sin dall’inizio di questa tragedia, dalle 3,36 della prima scossa, come abbiamo raccontato nell’articolo “Terremoto: esperienza di famiglia” , mentre continuiamo a sentirci interpellati insieme giorno dopo giorno, quando il mutare delle situazioni suscita nuove necessità e genera nuove richieste. Ad animarci un moto interiore molto forte che ci sprona in ogni momento. Subito ci è venuto in mente, e ancor più in cuore, una nota meditazione scritta da Chiara Lubich il 20 settembre 1949.

Versione 2La fondatrice dei Focolari, così si esprimeva in alcuni passaggi di questo canto d’amore a Gesù abbandonato (Gesù, cioè nel momento in cui grida in croce “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”): «Ciò che mi fa male è mio. Mio è il dolore che mi sfiora nel presente. Mio il dolore delle anime accanto. Mio tutto ciò che non è pace, gaudio, bello, amabile, sereno… Così per gli anni che mi rimangono: assetata di dolori, di angosce, di disperazioni, di distacchi, di esilio, di abbandoni, di strazi, di… tutto ciò che è Lui. (…) Così prosciugherò l’acqua della tribolazione in molti cuori vicini e, per la comunione con lo Sposo mio onnipotente, lontani».

Un testo, quello appena citato, i cui toni possono apparire quasi poetici, ma che in questi decenni ha  ispirato innumerevoli risposte d’amore ai dolori dell’umanità, nelle piccole e grandi tragedie, nei piccoli e grandi dolori di ogni giorno. Così anche questa volta.

Se dunque nell’immediato siamo corsi insieme ad altri a dare da bere, da mangiare, a portare coperte e beni di prima necessità, a recare conforto ai sopravvissuti nelle tendopoli come ai parenti delle vittime negli obitori, adesso stiamo cercando di capire quali sono le necessità a cui dare risposta. In una telefonata collettiva webex fra un gruppo di persone del Movimento di varie regioni d’Italia – non solo quelle coinvolte dal sisma – abbiamo scambiato le informazioni di cui siamo a conoscenza, condiviso le diverse iniziative che abbiamo messo in atto.

Un aspetto sembra evidente: al momento si sta facendo fronte all’emergenza in maniera eccellente, come riconoscono anche i media internazionali. Qualcuno nella telefonata raccontava: «Siamo stati spettatori di una generosità quasi esagerata. Ci hanno detto di interrompere la raccolta di qualsiasi cosa. Uno spettacolo meraviglioso. Anche la grande richiesta di sangue è stata soddisfatta, tanti medici si sono messi a disposizione e gli ospedali si sono rivelati all’altezza della situazione».

E da un altro posto: «Qui le associazioni si sono attivate immediatamente e anche noi del Movimento dei Focolari siamo pienamente inseriti; abbiamo creato fra tutti un gruppo whatsapp che alimenta la gara di solidarietà.  Lavoriamo nell’accoglienza, nel trasporto, nella preparazione di 1500 panini giornalieri per i volontari. Facciamo tutto quello che serve di volta in volta». 

I giovani del Movimento, come già in altre occasioni, sono pronti a partire per i luoghi dove c’è necessità e si stanno prendendo i necessari contatti con la Protezione civile.

Un altro punto è chiaro: non abbassare l’attenzione nei prossimi giorni e, soprattutto, nei prossimi mesi, quando si corre il rischio che, passata l’onda emotiva, i riflettori si spengono. Rispetto ad altri terremoti avvenuti in Italia c’è una differenza: le case devastate sono in buona parte case di vacanza e quindi c’è un minore impatto sulle necessità abitative in senso stretto cui far fronte. Ma, fermo restando che il problema della ricostruzione è comunque vivissimo, è ancora più impellente il fattore umano. Stiamo vedendo squadre di psicologi a fianco di chi ha perso un caro come di chi è stato estratto dalle macerie ma anche di chi, “semplicemente”, è riuscito a mettersi in salvo.

Elaborare il lutto o il trauma non sarà cosa da poco. E se occorrono senz’altro le dovute competenze, anche persone “specializzate” nelle relazioni umane possono fare la differenza. «Un punto delicato – raccontano da Ascoli – è stato l’obitorio, dove abbiamo fatto accoglienza e distribuito pasti. Chi è andato riferisce di un immenso dolore perché sono state distrutte comunità intere e tanti sono gli ascolani colpiti dal lutto. Su tutto però prevale un forte senso di partecipazione e una grande generosità. Certo, vivere queste esperienze fa un grosso effetto, bisogna essere come la carta assorbente che assume su di sé il dolore dell’altro e lo allevia».

«Quando la degenza in ospedale si allunga, quando c’è bisogno del sostegno, possiamo essere presenti e anche dopo, quando le persone tornano a casa con il loro fardello di dolore, andarle a trovare, non interrompere i rapporti», suggerisce qualcuno nel corso della telefonata. E altri ricordano in particolar modo i bambini: «Per loro bisogna davvero pensare qualcosa di significativo», senza dimenticare gli anziani. «Chissà, forse potrà nascere un progetto di animazione artistica – auspica un pianista – e sarebbe bello che anche per il dopo terremoto si potesse lavorare insieme ad altri, come sta avvenendo in questi giorni».

Lavori in corso, dunque, perché lo sforzo principale è quello di stare in ascolto dei bisogni reali e offrire risposte concrete, quelle che servono e non altre. Anche su questo sito può avvenire uno scambio di idee e possono nascere proposte.

Intanto il coordinamento per le emergenze umanitarie del Movimento dei Focolari a livello internazionale, come abbiamo scritto in un nostro articolo che terremo aggiornato con gli ulteriori sviluppi, sta accogliendo la generosità di quanti vogliono contribuire economicamente. Mentre il nostro quotidiano on line, Città Nuova, racconta i tanti volti di questa tragedia continuandola a seguire quotidianamente.

a cura di Aurora Nicosia e Antonio Olivero

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3 Commenti

  1. Carissimi, vi scrivo dall’Umbria. Sono una volontaria del Movimento dei Focolari. Ieri sera io e mio marito abbiamo festeggiato 10 anni di matrimonio e abbiamo organizzato una cena con alcuni amici e parenti. Invece dei regali abbiamo chiesto un contributo da inviare come contributo economico per l’emergenza terremoto. Le generosità dei partecipanti non è mancata. Vi invieremo il bonifico domani.
    Fabio e Francesca Latini.

  2. Carissimi! Vorrei offrire una stanza o nel mio b&b al mare in Sardegna. Magari c’è qualcuno che vorrebbe trascorrere del tempo in un posto diverso.
    Patrick
    Cagliari

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