Il sorriso di Elisa e i suoi coetanei

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La testimonianza di una famiglia colpita duramente dal terremoto.

«La prima settimana di agosto con un centinaio di persone dei Castelli romani e dintorni ci siamo ritrovati a Carpegna, nelle Marche, per vivere l’esperienza della Mariapoli. Con noi c’erano anche Elisa, Irma, Rita. Erano felici, sempre in donazione, a organizzare attività come in cucina. Quando abbiamo saputo che il terremoto di Amatrice le aveva “portate da Gesù”, insieme a Gabriele, un cuginetto, come ci hanno fatto sapere Anna Maria e Carlo, i genitori di Elisa, ci siamo subito stretti alla famiglia». Così raccontano Gianni e Maria Grazia Caucci di Marino alla fine di una Messa in ricordo delle vittime del terremoto e dei nostri quattro amici in particolare. La commozione è forte, ma più lo è la testimonianza di questa famiglia che seppur colpita dalla tragedia è presente e parla della vita che è più forte della morte.

Toccanti le parole – affidate a WhatsApp – dedicate ad Elisa dai fratelli, che vengono condivise con la comunità presente.

Edoardo: «Mi piace ricordarla così la mia anima gemella, lei che mi ha sempre dato gioia negli attimi di forte tristezza, che mi ha sempre trattato come un re. Rimpiango ora tutte le cose brutte che le ho detto, tutti i dispetti che le ho fatto. Mi manchi amore perché solo tu sapevi farmi ridere come nessun altro poteva. Ti scrivo questa lettera, qui in macchina, perchè sto venendo lì a salutarti per l’ultima volta. Ti ricordi quando stavamo a casa di nonno e ti prendevi tu la colpa al posto mio? E adesso piango come un bambino perché le macerie di questo terremoto mi hanno allontanato da te perché il destino ha voluto che il nostro amore non fosse più concreto ma astratto. Ti prego mio amore, mio angelo, proteggimi da lassù. Ti amo sorellina».

Emanuele: «Buongiorno angioletto del mio cuore, sei arrivata? Come si sta lì su? Nonna Rita, nonna Irma, Gabri, stanno tutti bene? Volevo solo dirti che mi manchi sorellina mia, sei volata in cielo troppo presto, volevo dirti che se Dio ha bisogno di te altrettanto ne ho bisogno io su questo sputo di terra, ho bisogno dei tuoi abbracci, dei tuoi baci, della tua voce, del tuo profumo.
Sai piccola mia quando ho saputo la notizia non volevo crederci davvero, mi si è stretto il cuore. E poi il crollo. Si sono crollato perché io ho perso 4 pilastri fondamentali di me.
Ho pianto tanto vedendo le due bare bianche, pure, come te e Gabri, e quelle delle nostre nonne.
E sai perché ho pianto? Non tanto perché non ci siete fisicamente, ma per il rimprovero che mi faccio di non aver vissuto appieno i momenti bellissimi, seppur pochi con voi.
La verità è che non si dovrebbe perder tempo a litigare, bisticciare, arrabbiarsi, non parlarsi… a cosa serve tutto ciò? Perdere del tempo per l’orgoglio? No, non è questo, e non lo deve essere. Perdiamo solamente del tempo prezioso che potremmo impegnare divertendoci, amandoci, stando insieme.
Purtroppo ci accorgiamo di tutto questo quando le persone a noi care vengono a mancare. Ed è questo che mi fa più rabbia e tristezza. Quindi vorrei lanciare un “appello” a tutti quelli a cui voglio bene e che considero tutti fratelli e sorelle in questo momento.
Non fatevi vincere dall’orgoglio, siate misericordiosi con i vostri prossimi, amateli come amate voi stessi e soprattutto cogliete l’attimo, perché l’attimo per fare le cose per qualcuno si trova sempre, NON RINVIATE AL DOMANI, PERCHÉ IL DOMANI È IMPREVEDIBILE, STATE NEL PRESENTE. Un bacione a tutti voi che ci siete stati e che ci siete vicini. SIETE FANTASTICI
A presto amore mio, ti amo infinitamente sorellina mia!».

«Sapete, Elisa era la mia migliore amica – scrive una ragazza, Elisa pure lei -. Non ricordo il giorno in cui ci siamo conosciute. Avremo avuto si e no pochi mesi e già da così piccole eravamo inseparabili. L’una c’è sempre stata per l’altra. Ricordo che da piccole mi difendeva sempre dai bambini che magari mi offendevano o mi facevano qualche dispetto. Spero che anche da lassù lei riesca a proteggermi come un angelo, il mio angelo custode. Elisa è sempre stata un punto fondamentale nella mia vita e per sempre lo sarà. So che mi sto contraddicendo da sola piangendo. Ma Elisa in questo momento non vorrebbe vederci così tristi. Lei con la sua gioia e la sua felicità sicuramente troverebbe il modo per farci trovare il sorriso. Quindi adesso mettete da parte la tristezza e fate un bel sorriso. Per lei. Per Elisa e per tutte le vittime di questo disastro».

«Mamma io spero di riuscire ad andare sempre alle Mariapoli perché sono delle esperienze che segnano nel cuore e sono cose che rimangono», aveva scritto Elisa in risposta ad un WhatsApp dei genitori che le auguravano di portare quest’esperienza «come un bellissimo ricordo». Inevitabile pensare che per i nostri amici l’esperienza vera di amore reciproco, tipica della Mariapoli, adesso continui per sempre.

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