Lavorare nella città e per la città

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CONVEGNO INTERNAZIONALE
OnCity: reti di luci per abitare il pianeta
Laboratorio internazionale di cittadinanza per il bene comune

Atti del Convegno Internazionale Oncity-reti di luci per abitare il pianeta, che dal 1° al 3 Aprile 2016 ha riunito al Centro Congressi di Castel Gandolfo (Rm) 900 partecipanti provenienti da tutto il mondo: tre giorni di lavori, riflessione e confronto su alcuni grandi temi d’attualità legati alla vita nelle città.

Il convegno, organizzato dal Movimento Umanità Nuova, AMU e Movimento Giovani per un Mondo Unito, è un’iniziativa che si colloca nel quadro dello United World Project (UWP).

Lavorare nella città e per la città

Intervento di Stefania Biagini Ghiotti, Referente Comunoteca di Torino (Italia)

Ciao a tutti. Sono Stefania. Da quasi diciotto anni sono sposata con Saverio ed abbiamo due figli: Maddalena, di 15 anni, e Nicolò di quasi 12.

L’arrivo dei figli è stato per noi un vero “cataclisma” dal punto di vista della comunione dei beni. Non era ancora nata la nostra prima figlia che già avevamo ricevuto tutto quello di cui avevamo bisogno, persino dei ciucci nuovi che non potevano essere più venduti, in quanto un’alluvione aveva rovinato la scatola di cartone che li conteneva e la plastica che li proteggeva non era sufficiente per garantirne la vendita. La situazione ci ha stimolato a mettere anche noi tutto in circolazione, una volta terminato l’uso delle cose.

Abbiamo iniziato con un ristretto gruppo di amici; poi la voce si è sparsa così rapidamente, che in pochi anni abbiamo creato una rete di circa 400 famiglie che si tengono in contatto via e-mail e si comunicano esigenze e possibilità circa i beni di prima necessità relativi alla gestione di bimbi piccoli: abbigliamento, passeggini, carrozzine, seggioloni, seggiolini auto, culle… Chi ha bisogno ci segnala via e-mail la propria necessità; noi giriamo a tutte le famiglie tali esigenze e, non appena ci arriva la disponibilità delle cose da parte di qualcuno, mettiamo in contatto chi dà con chi riceve, per effettuare il passaggio delle cose. Cerchiamo di tracciare il percorso dei beni, in modo da saper recuperare le cose in caso ci vengano richieste indietro dal proprietario. Nel caso siano state date a fondo perduto, le facciamo girare finché…non cedono! Tutti sanno che si tratta di cose “in comune”, per cui le si usa finché servono, mantenendole nel miglior modo possibile per chi le userà dopo, e poi si mettono di nuovo a disposizione di chi ha bisogno.

In questi quindici anni sono circolate migliaia di cose ed ogni volta rimaniamo stupiti della grande generosità di chi ci è accanto. Abbiamo sperimentato veramente che più si dona generosamente, più si riceve perché si mette in moto una rete di persone che tirano fuori il meglio di loro in generosità, disponibilità, sensibilità…

Questa grande comunione dei beni ci aiuta singolarmente e come famiglia su tre differenti livelli: il livello personale, perché ci aiuta a vincere il consumismo, a domandarci ogni volta se l’acquisto di un bene è veramente necessario, oppure può arrivare dalla comunione dei beni; a livello educativo con i figli, perché ci aiuta a trasmettere loro il valore della condivisione, della sobrietà e del riuso. In particolare i figli hanno una capacità di viverla anche con allegria. Ricordo una volta che Maddalena doveva svolgere un testo per la scuola. Una delle domande alle quali doveva rispondere chiedeva “Hai mai utilizzato cose di seconda mano, di altri?”. Maddalena, dalla sua camera, parlando forte mi chiede: _Mamma, devo rispondere sempre o quasi sempre?_. Questa sua semplice espressione mi ha dato tanta gioia!

Il terzo importantissimo livello di crescita, caratteristico di questa comunione dei beni, riguarda la relazione con le persone. La condivisione è trasversale ad ogni età, credo, ceto sociale. Per il passaggio dei beni incontriamo e conosciamo le persone più svariate. Un’esperienza significativa, che amiamo raccontare, è successa un sabato mattina. Ricevo la telefonata di una amica che mi dice che mi avrebbe mandato una famiglia che necessitava di alcune cose per il loro bimbo. Acconsento volentieri, sapendo di non avere impegni fino a metà pomeriggio. All’ora di pranzo tuttavia, questa coppia non era ancora arrivata ed io butto la pasta per i miei figli. Suona il campanello. Erano loro. Sospendo ogni attività in cucina e li accolgo. Tra le presentazioni e la visione degli oggetti con loro si fanno le due. A quel punto mi viene spontaneo domandare loro se avevano piacere di pranzare con noi, avendo praticamente tutto pronto. Loro acconsentono e ci ritroviamo intorno al tavolo, tutti noi con loro tre. Nicolò, seduto vicino a me, ad un certo punto mi chiede: _Mamma, ma chi sono queste persone?_. Gli rispondo: _Non lo so, ce li ha mandati Maria, ma non ti preoccupare. Va bene così_. E così, da questo semplice gesto, è nata una bella amicizia che continua a distanza di svariati anni! La comunoteca, dunque, fa aprire le porte di casa, favorisce i legami tra le persone e le avvicina! E’ una caratteristica che sentiamo fondamentale e che non vorremmo si perdesse mai.

Siccome ne sono nate varie, sparse in tutta Italia (e sicuramente anche all’estero), una équipe di persone sta studiando come ampliare questa realtà, perché arrivi a sempre più persone e favorisca una rete sempre più ampia. Si sta studiando una formula informatica che velocizzi i contatti. La cosa fondamentale, che ricordiamo in questo lavoro, è di non perdere il legame con le persone, elemento che la contraddistingue e fa la differenza!

Grazie.

Stefania Ghiotti

Fonte: dal sito ufficiale del unitedworldproject

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