Accogliamo i profughi respinti

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A Como, città vicinissima al confine italo-svizzero, un’intera comunità vive un’esperienza di accoglienza

La città di Como è salita alla ribalta delle cronache nelle ultime settimane grazie al notevole afflusso di profughi che, costretti da muri e filo spinato a deviare da altre rotte, tentano di attraversare la Svizzera, per raggiungere i Paesi del nord Europa alla ricerca di fortuna o del ricongiungimento con familiari e conoscenti che li hanno preceduti. Il tragitto da percorrere, a piedi o con i mezzi, è assai breve; in quattro minuti si arriva a Chiasso.  Ma al confine i controlli sono rigorosi ed i respingimenti la regola. Cresce cosi il numero di persone accampate nei dintorni della stazione ferroviaria di Como, in attesa dell’occasione propizia per eludere i controlli: sono uomini e donne, famiglie con bambini piccoli, minori non accompagnati, il cui numero varia quotidianamente in seguito ai nuovi arrivi e alle partenze con mezzi ed esiti ignoti. Sono alcune centinaia gli ospiti che colorano la città con la loro presenza, impossibile da ignorare.

Il nostro vescovo, mons. Coletti, con un appello rivolto alla città ha chiesto a tutti di raccogliere la sfida dell’accoglienza e, in particolare rivolgendosi alla comunità ecclesiale, di mettere in pratica le opere di misericordia, in questa che potrebbe essere un’opera-simbolo del Giubileo della Misericordia e un’occasione di condivisione e di crescita comune.

Abbiamo sentito rivolto anche a noi questo invito e ci siamo subito mobilitati, mettendoci a disposizione della Caritas diocesana in prima linea nell’organizzazione degli aiuti. Attraverso la rete della nostra comunità locale è emersa una risposta corale, a cascata, che coinvolge persone vicine al Movimento dei Focolari, familiari, amici, conoscenti che si vogliono aggiungere. Si tratta di raccogliere alimenti, coperte ed altri generi di prima necessità, di coprire i turni di servizio dedicati all’accoglienza dei migranti, all’accompagnamento alle docce ed alla mensa, alla distribuzione delle vivande, alla cucina, alle pulizie; di sera si servono fino a cinquecento pasti.  Si incrociano sguardi spaesati, spaventati, riconoscenti, a volte ancora diffidenti. Difficile comunicare con chi parla idiomi sconosciuti; ma anche il solo essere lì, stanchi e sudati come tutti, a porgere un piatto col sorriso, cercando di capire a gesti se è gradito, gomito a gomito con altri volontari che si scopre magari provenire da tutt’altra esperienza ma che come noi si sono messi in gioco per i fratelli profughi, ci fa sentire parte di una famiglia grande e ci fa crescere come persone e come comunità.

Una persona della comunità scrive: «Che gioia incontrare qualcuno della nostra comunità, tra i corridoi, nella mensa, nella pulizia delle docce». Un’altra ancora al servizio mensa: «Mi ha colpito la fede, l’intensità dei cristiani copti nella preghiera di ringraziamento prima e dopo il pasto; davvero che grande dono è il fratello». E poi: «Nel fratello profugo che accompagniamo alle docce e che serviamo a tavola, guardandolo negli occhi e battendo un cinque, riconosciamo Gesù che ci ricambia: “sono io…!».  E ancora: «Dopo una serata trascorsa semplicemente a servire, condividendo l’esperienza con altri volontari delle più varie estrazioni, si esce con il cuore gonfio di sentimenti e di propositi».

Nella festività del santo patrono della città di Como si è vissuto un pomeriggio speciale in una basilica affollata, alla presenza del vescovo e delle autorità cittadine, con la partecipazione dei migranti cristiani eritrei, etiopi, somali ed una rappresentanza degli oltre 500 volontari. La lettura del brano evangelico del giudizio universale, in italiano, inglese e tigrino, ha suscitato una grande emozione. Padre Claudio, Missionario Comboniano della nostra comunità, che ha trascorso più di 30 anni in quei Paesi e ne conosce lingue e dialetti, ora a riposo nella nostra città, da settimane si prodiga per assistere le persone accampate nei pressi della stazione. A lui il vescovo ha affidato ora ufficialmente l’incarico di seguirle spiritualmente, mettendo per questo a disposizione la stessa basilica.

Gesù è venuto oggi a visitarci in questi fratelli migranti. Anche noi ci sentiamo interpellati, come ci ha ricordato il nostro vescovo, e vorremmo rispondere anche con una certa progettualità.

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