Vivere bene la malattia

Don Mario accusa da alcuni mesi pesantezza alle gambe, debolezza, stanchezza, febbre: gli viene prescritto un esame, poi un altro, poi un altro, realizzati in varie strutture ma la dottoressa che lo ha in cura non ne ricava una visione completa. Alla fine lei decide per un approfondito check-up e la diagnosi è chiara: mieloma, il midollo non produce globuli rossi .

Ogni lunedì alcuni di noi sacerdoti, che condividiamo con Mario la spiritualità dell’Unità del Movimento dei Focolari, ci troviamo con lui: vediamo la sua sofferenza e il decorso della malattia. Inizia il periodo del discernimento: stare in parrocchia con un badante? andare in una piccola struttura vicina alla parrocchia? Intanto la debolezza fisica si accentua. Deve celebrare da seduto. Appare in lui ogni tanto il pianto: mai avevamo visto Mario piangere, ma un effetto della malattia è anche questo. Matura la decisione: occorre una struttura che garantisca le cure quotidiane. D’accordo col servizio diocesano per i sacerdoti ammalati, si vede conveniente e rispondente alla situazione la R.S.A. (Residenza Sanitaria Assistita).

Nel marzo 2016 Mario lascia definitivamente la parrocchia. Al 3° piano della struttura ci sono alcune camere singole riservate per i sacerdoti. I pasti e la giornata, tuttavia, sono condivisi con 53 persone, 50 donne e tre uomini, nella quasi totalità assenti con la mente, immobili sulle carrozzine: due sono in stato vegetativo e due affetti da Alzheimer gridano in continuazione, portando all’esasperazione. Il personale è competente e accogliente nella componente direttiva, meno motivato nel personale di servizio. Presenza discreta e materna la suora (indiana).

In questo ambiente Mario entra col suo bagaglio di fede e comincia a considerare questa umanità decadente la sua nuova parrocchia da amare.

Ogni giorno dopo colazione dedica 10 minuti ai degenti: spiega e commenta il vangelo del giorno, poi presenta un’applicazione attraverso un’esperienza. Usa un foglio che manda per e-mail a circa 250 persone. Anche le suore che lavorano ad un altro piano della struttura e alcuni del personale lo richiedono.

Ci sono altri quattro sacerdoti nella struttura. Si fa uno col cappellano e un altro sacerdote ancora abile, recitando insieme i vespri, dialogando e partecipando alla catechesi settimanale che il cappellano svolge. Un altro sacerdote è chiuso in sé stesso e non parla: Mario mangia con lui, cerca di amare per primo. Dopo qualche tempo, intravede qualche barlume di risposta: si evidenziano piccoli segni di apertura. Intanto a colazione condivide sempre i biscotti che gli vengono portati dai visitatori, taglia la carne al cieco che siede con lui a tavola. Offre poi brevi esperienze di Vangelo vissuto al personale che entra in camera sua a compiere qualche gesto di servizio, o per portare l’acqua o il succo di frutta o la biancheria.

Nella struttura sono previsti colloqui regolari con lo psicologo: mettendosi in atteggiamento di amore, Mario giunge spontaneamente anche ad un discorso di fede fino a preparare lo psicologo, neo padre, al battesimo del figlio.

A giorni alterni nella RSA si svolge il servizio di barbiere: nel caso è una donna albanese, musulmana. Mario aveva già letto (due volte) il Corano e ora, in dialogo con lei, legge i passi su Gesù, su Maria. In seguito comincia a parlare della vita di Gesù e, previo consenso del marito, musulmano non praticante, le offre il Vangelo, le dà il foglio col brano del giorno, il commento e l’esperienza allegati, tutto in vista di una pratica della parola.

Le due sorelle si sono attivate per il ricovero e per la parte economica e gli fanno visita settimanalmente il sabato o la domenica.

Ci sono ogni tanto anche gli ex-parrocchiani: alcuni vengono dall’ultima parrocchia che è un po’ distante. Questi ex-parrocchiani riascoltano volentieri le parole sulla comunione trinitaria, il “pezzo forte” di don Mario, ma lui non vuole fare un contraltare ai rispettivi nuovi parroci e la condizione che ha posto per continuare è che ciò avvenga in accordo con loro.

Essendo cresciuta la sua sensibilità, Mario percepisce più acutamente le situazioni di infermità che vede attorno a sé o certe disfunzioni che toccano gli ammalati. La nostra visita gli ridona serenità, con la possibilità di condividere la nostra fede, la vita di incarnazione del Vangelo. Avendo tempo a disposizione, Mario segue sul computer tutto ciò che riguarda il Movimento dei Focolari e della Chiesa e questo lo aiuta a pregare ed a vivere in piena sintonia con tutti.