Insieme per Amatrice

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A Ispica, nel ragusano, un’iniziativa a favore dei terremotati, diventa un’occasione importante per la rinascita del senso sociale e dell’appartenenza al territorio

Non ci ha lasciato indifferenti il terremoto dell’Italia Centrale dello scorso 24 agosto 2016, e così ci siamo interrogati su cosa fare. Le immagini viste in tv a volte paralizzavano, ma l’esempio e le notizie che ci arrivavano da tante altre comunità locali del Movimento dei Focolari che si erano attivate ci hanno suscitato alcune idee per contribuire anche noi ad alleviare le sofferenze di migliaia di persone vittime del terremoto. In un incontro di comunità ci siamo detti che potevamo incontrarci tra noi e invitare i nostri amici: un piatto all’amatriciana avrebbe allietato il momento di famiglia ed il contributo economico libero della serata sarebbe andato ai terremotati.

Questa l’idea di partenza. Poi, tra una proposta e l’altra, nella ricerca del luogo, ma anche nel passaparola ad amici e parenti, aderiscono a quest’idea via via gruppi di persone, ma anche la Caritas cittadina, associazioni culturali e sportive, piccole e medie imprese, la chiesa locale, la comunità islamica, ecc., ed anche il sindaco e l’amministrazione comunale, ben contenta di aderire e di patrocinare l’iniziativa. tutti-insiemeProviamo così a scrivere una bozza di progetto da condividere. Giorno dopo giorno le adesioni raggiungono 29 realtà.La data è per il 30 ottobre, così lavoriamo alacremente alle autorizzazioni.

Angelo del nostro gruppo viene indicato all’unanimità come coordinatore del Comitato cittadino e responsabile giuridico per le autorizzazioni. Tessiamo rapporti, sosteniamo i ragazzi a preparare il loro gazebo, c’è chi presta i locali del proprio studio professionale per gli incontri, chi si dàda fare in quanto amministratore al Comune, chi semplicemente si prodiga affinché tutto sia fatto bene e nella legalità, chi prega ed offre. Purtroppo il meteo nei giorni immediatamente il 30 ottobre non depone favorevolmente, così si decide di spostare la manifestazione alla domenica successiva, 6 novembre.

Per far questo ci diciamo tra noi che occorre stavolta aggiungere una forte azione di comunicazione. Così 5 mila volantini vengono distribuiti dagli immigrati del progetto SPRAR in città. Questi ragazzi normalmente fanno volantinaggio venendo retribuiti per questo lavoro da supermercati e negozi, ma per le persone colpite dal terremoto lo fanno gratis: è il loro modo di contribuire.

La sera precedente cominciamo a montare nella piazza principale della città i vari gazebo, la rete per il campo di pallavolo e calcetto, le tende delle due associazioni di Protezione civile, i gazebi del dolce e del salato, della pasta all’amatriciana, il mercatino delle pulci a cura dei ragazzi, lo stand della comunità islamica, e via dicendo.

gazeboLa piazza si riempie, il pomeriggio vede giocare i bambini, la tiepida serata favorisce il fluire della gente, i parroci a fine omelia invitano a partecipare: erano 10 anni che la piazza non si colorava di così tante realtà insieme! Gli amici della comunità islamica hanno anche il loro organizzato e ordinatissimo gazebo, il più bello, dove vendono un ottimo tè arabo alla menta servito in teiere e caraffe tipiche, assieme ad una fetta di torta fatta dalle loro mogli. Sono stati gli unici a non chiedere soldi o materiale vario al comitato organizzativo e hanno devoluto tutto il guadagno senza trattenere niente per le spese fatte.

Più di 2.000 persone transitano a vedere gli stand, ma anche a fermarsi a consumare un piatto di pasta all’amatriciana o le castagne arrostite. La gioia e la soddisfazione è palpabile in tutti, amministratori compresi. A fine serata insieme si rompono i salvadanai dei vari gazebo: 2.361 euro il ricavato netto, ma il guadagno più grande è aver ricostruito un tessuto di rapporti sociali condizionato negli ultimi anni da una politica litigiosa che nel 2013 aveva portato il Comune al dissesto finanziario.

Tanti i commenti positivi che ci siamo scambiati. Si parlava di un bel momento di integrazione tra il mondo arabo e quello nativo del posto; è cresciuto il senso di fare rete, in termini di qualità di rapporti, non solo tra istituzioni e associazioni varie, ma anche tra generazioni diverse; positivo il coinvolgimento diffuso della cittadinanza.

Il nostro sindaco, che aveva parlato col suo collega di Amatrice annunciandogli la manifestazione, si recherà prima di Natale con un gruppo di volontari nella città colpita dal terremoto per consegnare il ricavato.

Per dare continuità a quanto fatto finora, da una parte abbiamo subito chiamato il responsabile della Comunità islamica per vivere prossimamente insieme una giornata di fraternità e dall’altra abbiamo pensato di coinvolgere gli amici di Insieme per Amatrice per allestire una cena che vuol essere una festa per i più poveri e soli della città da fare nel periodo natalizio, con un metodo che coinvolga gli stessi poveri ed emarginati fin dall’inizio, per renderli protagonisti ovvero farla insieme.

Da ultimo sentiamo che la città ha ritrovato germi di speranza che lasciano intravedere luci oltre il buio sociale, economico e politico che comunque ci troviamo a vivere.

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