Un vero Natale

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Venerdì sera, antivigilia della Festa di Natale, mi telefona una donna dicendomi che non si trova nessun sacerdote per benedire la salma di una giovane, mamma di quattro figli, prima che fosse trasportata in Irlanda.

Penso subito che il mio posto deve essere proprio lì, col dolore di quei bambini e del marito!

Mi affido al Signore, so che io sono solo un suo strumento.

Al cimitero trovo i quattro figli, dagli 8 ai 16 anni in un gran pianto, circondati dai compagni di classe e tanti loro genitori.

La bara è aperta, la mamma è proprio bella. Secondo la loro tradizione i figli vi avevano deposto i loro doni. Il papà sovrasta tutti con la sua corporatura e cerca di non piangere.

Passo a salutarli ad uno ad uno, li chiamo per nome, poi piano piano invito tutti a stringersi in cerchio attorno alla mamma e racconto come mai sono presente io, assieme anche ad un fraticello (di lingua tedesca) che qualche giorno prima era stato chiamato per portarle Gesù Eucarestia.

Dico che non siamo lì solo per dare un saluto alla mamma, ma per incominciare un nuovo modo di rapportarci con lei. Ricordo loro le parole che Gesù ha detto agli apostoli quando ancora giovane conclude la sua vita: “Non sia turbato il vostro cuore… vado a preparavi un posto… voglio che siate anche voi dove sono io”.

Continuo a dire: “Se Gesù è con la mamma ed è anche con noi – come ora che ci amiamo a vicenda – allora noi siamo in comunione anche con la mamma”.

Intanto è sceso il silenzio, c’è una grande attenzione, nessuno più piange: ci diamo la mano fra di noi ed insieme preghiamo il Padre nostro.

Don PG 

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