L’infinito

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In quanto astronomo, collaboro ad alcuni progetti della Nasa e dell’Agenzia spaziale europea (Esa) riguardanti la strumentazione: si tratta di progettare strumenti per studiare sorgenti di raggi X molto lontane, ai confini dell’universo osservabile.

Sempre ho provato un senso di vertigine, un’attrazione per ciò che è infinito, per me coincidente col bello. Sentirmi portato fuori dal mio io angusto è stato il motivo per cui mi sono innamorato dei luoghi deserti (gli osservatori, in genere, sono situati in cima a una montagna e possibilmente in posti dove non piove mai, come può essere un deserto), luoghi dove, trovandoti con poche persone attorno, sei essenzialmente solo con te stesso e puoi più facilmente approfondire il tuo rapporto con l’Assoluto, che per me credente significa con Dio.

Comunque, se dovessi scegliere tra vivere nel deserto o in mezzo alla gente, non avrei dubbi: sceglierei la seconda opzione. Infatti mi porta fuori di me molto più il rapporto con il prossimo che non l’intero universo.

Paolo – Italia

Fonte: Il Vangelo del giorno, Città Nuova, Febbraio 2017, p.13

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