“Abbiamo sete di pace”: a Catania le religioni insieme

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Trent’anni dopo Assisi: il messaggio di pace di Giovanni Paolo II e dei leader delle varie religioni arriva anche a Catania.

Il 27 ottobre del 1986 Papa Giovanni Paolo II riunì ad Assisi i principali esponenti religiosi per pregare insieme per la pace. Fu un evento storico: i media mondiali veicolarono in tutto il mondo le immagini dei leader delle grandi religioni, nella piazza davanti alla Basilica inferiore. L’adesione è massiccia: vi parteciparono cinquanta rappresentanti delle chiese cristiane e sessanta delle grandi religioni mondiali.

In occasione della ricorrenza del 30° anno di Assisi, il 27 novembre 2016, a Catania, nel salone della parrocchia San Luigi, l‘Ordine Francescano Secolare di Catania, in collaborazione con la Consulta delle Aggregazioni Laicali della Diocesi, hanno programmato e realizzato un evento unitario di testimonianza e preghiera interreligiosa.

Hanno aderito: l’ Istituto Buddhista Soka Gakkai, la Comunità Indù di Catania, la Comunità Islamica di Sicilia, ECON (comunità dialogo), la Comunità Baha’i di Catania, la Comunità di Sant’Egidio e il Movimento dei Focolari. Circa trecento i partecipanti all’evento. Il titolo, non certo a caso, era: “Abbiamo sete di Pace”. “È stato un momento di Dialogo – afferma Maria Grazia Spatola – dove ciascuno secondo il proprio credo e la propria cultura ha manifestato il proprio impegno ad essere strumento di Pace per la realizzazione della pace universale. Quest’occasione ha permesso di condividere spazi di fraternità concreta, di ascolto e conoscenza reciproci per essere, in questo particolare momento storico, segno tangibile della cultura dell’incontro , dell’accoglienza e dell’inclusione nel nostro territorio”. Pippo Amore aggiunge: “E’ stata la testimonianza visibile del cammino di dialogo tra fratelli e sorelle delle grandi Religioni e delle comunità cattoliche presenti nella nostra città. Questo evidenzia che il pluralismo religioso non è fonte di divisioni e di guerre, bensì arricchimento e strumento prezioso per ricomporre l’unità della famiglia umana”.

Un’esperienza che ha una parola chiave: ”Insieme”. Lo sottolinea Alfio Pagliaresi, ministro della Fraternità dell’ Ordine Francescano Secolare. “Questo momento -spiega – lo abbiamo voluto e costruito insieme: un momento di preghiera e di condivisione a cui ciascuno ha contribuito secondo il proprio credo e le proprie tradizioni. Il titolo “Abbiamo sete di pace” non è stato scelto a caso: è l’espressione di un’esigenza comune, che tutti noi sentiamo e che abbiamo voluto tradurre in questo momento vissuto insieme”. Ed è questo “insieme” che fa la differenza e diventa esempio concreto per manifestare che l’apparente diversità è una ricchezza e può essere un punto d’incontro più che di scontro. Il tessuto di queste relazioni umane che quest’esperienza ha fatto nascere è stato principalmente creato dal dialogo. Maty Venuti, buddhista della Soka Gakkai, sostiene che “il dialogo è uno strumento importante per esprimere rapporti tra le diversità e per far vedere che si possono trovare dei punti in comune. Il dialogo è la base per raggiungere la Pace”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Imam di Catania, Abdelhafid Keit, che è anche presidente della Comunità Islamica di Sicilia. “Tutte le confessioni religiose – spiega Keit – hanno qualcosa che li unisce e qualcosa che li divide, ma è più quello che li unisce ed è da qui che nasce la Pace”.

Dialogo e pace: sono questi i punti di forza della vita delle grandi religioni.

La sfida da accogliere oggi, se pur andando contro tendenza, è il mostrare l’apparente diversità come una fonte di ricchezza e non di conflitto.

Il dialogo porta alla conoscenza, la conoscenza genera consapevolezza, la consapevolezza porta a superare i confini della paura e ad aprire le menti e i cuori all’ accoglienza.

Questo momento è stato inserito nel cammino che le confessioni religiose stanno facendo insieme verso la Pace, un cammino di scoperta, condivisione e fraternità.

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