“Amare un bambino vuol dire conoscerlo”

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Foto di Paolo Cesarini
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“Crescere è una straordinaria avventura”, parola di Ezio Aceti, psicologo dell’età evolutiva mattatore dell’incontro, organizzato dall’Usp di Rieti e promosso dal Movimento dei Focolari, il 18 maggio scorso all’Auditorium Varrone, in occasione della manifestazione “Rieti città amica dei bambini”. E già, perché Ezio Aceti non può che essere un mattatore. Voce squillante, timbro accattivante, cattura l’attenzione dei presenti con una gestualità che non passa inosservata. Chi lo ascolta viene da subito investito da una raffica di parole, ne rimane affascinato, catturato.

Foto di Paolo Cesarini

La platea dell’auditorium, composta soprattutto da genitori e docenti, per circa un’ora e mezzo viene completamente rapita dalla professionalità ammaliante del professore. Ci racconta la verità Aceti: dei bambini da 0 a 7 anni non sappiamo niente, restano un mistero per genitori ed insegnanti che non fanno altro che imporre regole che non verranno mai rispettate perché non comprese. La comunicazione, l’empatia, sono gli strumenti indispensabili per comprendere i più piccoli che vedono gli adulti come giganti a volte indecifrabili ma sempre degni del loro amore.

Comprendere significa immedesimarsi e aiutare i bambini a raggiungere il traguardo più ambito: l’autonomia. Nel processo di crescita, un ruolo fondamentale è ricoperto dal padre, figura descritta dallo studioso come l’unica capace di staccare il bambino dalla madre per fargli conoscere il mondo. Dall’osservazione dell’operato dei genitori come coppia i nostri figli potranno capire che tipo di persone essere, che tipo di amore cercare e vivere, riuscendo a portare a compimento un processo di maturazione che non li farà più essere dei “bebè”. Essere un “bebè” per Aceti non vuol dire essere solo un immaturo, significa soprattutto non essere in grado di decifrare la realtà che ci circonda, non essere capaci di affrontare nel giusto verso i problemi della vita quotidiana.

Questa accezione vale naturalmente per i bambini, per gli adolescenti e per gli adulti che verranno, perché ad affrontare la vita si impara sin da piccoli. Per guidare i bambini attraverso il fantastico viaggio della vita, secondo Aceti, bisogna comunicare con loro cercando un rapporto paritario, dove nessuno ha torto ma tutti ragione. Se si comprende con empatia il punto di vista dei più piccoli, si riesce a far rispettare loro i grandi e le loro regole.

Foto di Paolo Cesarini

Nella mattinata Aceti aveva incontrato diverse classi dell’Istituto Professionale per i Servizi Sociali Luigi di Savoia di Rieti in un’aula magna in cui il confronto tra il formatore e gli studenti è stato da subito empatico e aperto. Per lo psicologo lombardo si trattava di un ritorno: già nel 2016 aveva tenuto una relazione sulla “Conquista della libertà come padronanza di sé”. Anche stavolta ha parlato ai giovani dei giovani”, mettendosi dal loro punto di vista, li ha coinvolti con diversi scambi di battute, alternando momenti ironici e divertenti a pillole di sapienza.

Proprio dal tema della libertà è ripartito il confronto: essere padroni di sé significa conoscere il proprio corpo (da curare senza divenirne schiavi) e governare le emozioni attraverso una volontà buona, che nasce dall’esempio abilitante delle figure adulte, dai genitori fino ai docenti. Non esistono bocciature, per Ezio Aceti, né ragazzi o ragazze dal carattere “cattivo”. Per Aceti ogni errore diventa occasione di crescita, se ripreso con la consapevolezza che è sempre possibile, con impegno e sostegno, ricominciare. Ricominciare sempre e accettare le nostre fragilità, che spesso si trasformano nelle risorse più preziose.

In una seconda parte dell’incontro, dopo un dibattito, si è parlato degli aspetti legati alla relazione, perché l’uomo è un essere sociale, che cerca la sua realizzazione stringendo rapporti con l’altro. E questi rapporti si possono e si devono educare, valorizzando sempre il positivo dell’altro, alimentandone l’autostima, sforzandosi di eliminare i possibili pregiudizi che ostacolano la creazione di una relazione positiva.

Gli studenti, che hanno affrontato un percorso di alternanza scuola-lavoro avvicinandosi alle disabilità, hanno sperimentato questa esigenza di creare relazioni positive per operare nel migliore dei modi, mettendosi al servizio degli altri. Un messaggio forte è stato infine indirizzato ai docenti, anch’essi chiamati a fare la loro parte decisiva, per sostenere il processo di maturazione dei loro studenti: “Sorridete ai vostri alunni – si è raccomandato Aceti – state su. Non lasciateli uscire dalla classe senza averli salutati”.

Stefano Mariantoni e Livia Cesarini

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1 commento

  1. Sto’ facendo un’esperienza meravigliosa con due miei nipotini uno di nove anni e l’altra di tre nipote acquisita ma è una gioia e una grazia per me,l’altro ha avuto la perdita della mamma.Quello che ho capito e che con i bambini bisogna essere aperti nel cuore lasciarsi andare al loro modo di vedere il mondo e farsi guidare dal loro meraviglioso istinto,mi sono accorta a volte di quanto siano perspicaci e più intelligenti di noi nell’affrontare alcune situazioni con una semplicità e determinazione veramente disarmanti,ciò che ha noi “grandi”ormai manca.Penso che il nostro compito sia di ascoltarli e seguirli senza farne sentire il peso.

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