Comunicare speranza e fiducia, esercizio quotidiano

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Quante volte in questo mese mi sono sentito più attratto dal “rumore di un albero che cade”, gestendo in modo disordinato le mie emozioni prese da fatti eclatanti, da pruriti di curiosità, dal prediligere ciò che va male come qualcosa di più interessante quasi che: “bad news are good news” (le brutte notizie sono buone notizie)!

Quante volte la “foresta che cresce”, cioè le tante notizie positive, mi sono apparse, se non raccontate bene, qualcosa che rischiava di essere poco coinvolgente per le mie emozioni, pur essendo azioni di chi si impegna in una vita di bene, di aiuto al prossimo!

Talvolta ho visto che persino il silenzio può diventare una miglior forma di comunicazione. Nella vita quotidiana il sentire la necessità di non dire, di non commentare fatti irrilevanti o situazioni difficili, proprio per non amplificare inutilmente le problematiche, mi ha lasciato con più serenità e più nell’essenziale del momento presente che stavo vivendo.

Lo scegliere responsabilmente di comunicare quel che mi sembrava più utile per le persone che mi stavano accanto mi ha aiutato, senza cadere in sterili diplomazie, a costruire rapporti e momenti maggiormente significativi.

La Parola di vita di questo mese: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” mi è venuta molto in aiuto. Le brutte notizie rischiavano di mettere a dura prova quello che Papa Francesco suggerisce nel messaggio per la giornata delle comunicazioni: “Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo”. Questa speranza la ritrovavo solo nell’approfondimento della certezza che Gesù è con me, con noi tutti i giorni; senza questa sua presenza prevaleva il disorientamento  e la sfiducia.

Scorgere in ogni situazione la possibilità di una speranza, in quanto siamo sempre immersi nell’amore di Dio, mi ha rafforzato la convinzione che anche nelle più disumane tragedie del mondo non siamo soli e possiamo sempre ritrovare un senso e nuovi orizzonti all’esistenza.

Antonio 

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