Circa un anno fa ci siamo sentiti interpellati personalmente a fare qualcosa per gli immigrati. Alcuni di noi vennero a sapere che a Ponte Felcino (PG) c’era un centro di accoglienza.
Abbiamo incominciato a frequentarlo regolarmente donando il proprio tempo libero per insegnare la lingua italiana e soprattutto instaurare rapporti di amicizia, di condivisione con coloro che, provenienti da varie zone dell’Africa, sono nostri fratelli in necessità.
Questa esperienza ci faceva vivere la Parole del Vangelo: “… tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me.” (Mt 25,40).
Parallelamente a questa esperienza, abbiamo coltivato i rapporto con alcune persone residenti a Perugia e appartenenti alla chiesa Valdese, sia partecipando con loro alla settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sia a qualche loro iniziativa. Si è stabilito così un rapporto di fraternità, di “ecumenismo della vita”.
Grazie a questi rapporti, stabiliti via via nel tempo ma con costanza, abbiamo avviato una collaborazine a favore dei nostri amici migranti, nei locali della loro chiesa, con lezioni di italiano. La comunità di Perugia l’ha sentito come un invito di Gesù ad amarlo concretamente negli ultimi, nei più bisognosi.

Anche per noi insegnanti è una sfida, perché, oltre qualche manuale che adoperiamo durante la lezione, quello che più ci aiuta è il vivere un momento concreto di unità, per cui le lezioni hanno una marcia in più, quella dell’amore tra noi e a Gesù nel fratello.
La comunità di Perugia

