Una zoomata su com’è andata dopo il progetto a Palermo, La Spezia . . .
Tanto lavoro per preparare il progetto, giorni intensissimi nel viverlo, ma poi cosa resta? Rimane solo qualche flash per l’album dei ricordi o ci sono tracce più profonde?
L’abbiamo chiesto ai protagonisti di alcune fra le ormai tantissime tappe toccate dall’iniziativa in molti paesi del mondo.
Da quello che ci hanno raccontato emergono alcune note comuni.

La seconda: il principale effetto è un clima del tutto speciale, che fa sentire in famiglia, dà coraggio, spinge ad agire cominciando per primi per cambiare il mondo intorno a sé, fa scoprire che “è insieme che siamo forti, non isolati. Possiamo sognare in grande se facciamo le cose insieme”. Qualcuno l’ha chiamato “spirito di fratellanza” e assicura che “non c’è nulla di più bello e di più vero che un legame tra persone che mettono il bene degli altri prima del proprio”.

“Siamo riusciti a rapportarci meglio con la gente e a volte influenzare anche altre persone a fare come noi”, ci ha raccontato un ragazzo.
E un’insegnante, parlando dei suoi alunni con cui ha partecipato al progetto: “Li sento insieme a me costruttori di un mondo migliore perché hanno saputo dimostrare di avere un’umanità profonda che io ho forse sottovalutato negli anni. Non li vedo più come ragazzi a volte immaturi, ma come persone capaci di mettersi in gioco e con cui possiamo provare a cambiare il mondo”.
Il desiderio di vivere nel quotidiano e diffondere questa nuova cultura fa fiorire diverse iniziative.

E a La Spezia per guadagnare qualcosa da condividere con persone in necessità si sono inventati un pomeriggio di “lavaggio auto” a favore della Nigeria, e un fantasioso “Ballo in maschera anni Sessanta” con tanto di quote di partecipazione girate poi a un dispensario a Man, in Costa d’Avorio. A far “sentire” la fraternità, prima della festa, un collegamento via Skype con gli amici del paese africano.
Per finire, è preziosa anche un’altra sottolineatura corale: “tutto quello che possiamo fare può avere un respiro universale. È importante iniziare da noi, con quel poco che noi possiamo fare per costruire un mondo molto più unito”.

E chissà quanti altri effetti, qua e là per il mondo, suscitati dalla condivisione del progetto Start Now. Non un bellissimo fuoco d’artificio che si spegne lasciando solo ricordi e nostalgia, ma una scintilla che accende, contagia, dilaga.

