Il ricordo di Chiara Lubich a Torino, alla scoperta dei ricami di luce sulla città

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“L’attrattiva del tempo moderno – ricami di luce sulla città” è il titolo del pomeriggio proposto sabato 10 marzo dalla comunità del Movimento dei Focolari di Piemonte e Valle d’Aosta per ricordare i 10 anni dalla scomparsa di Chiara Lubich.

Non una commemorazione, ma il desiderio di mostrare l’attualità dell’incidenza in tanti ambiti dell’agire sociale di quel “popolo”, come lo definì Giovanni Paolo II, affascinato dalla proposta di vita evangelica scaturita del carisma della Lubich, durante la Seconda Guerra Mondiale nella sua Trento.

Una proposta che ha contagiato tanti e ancora oggi è più che mai attuale nelle nostre città. Il lavoro, la solidarietà, l’accoglienza, la salute, questi alcuni dei temi toccati dalle diverse testimonianze che si sono susseguite nel pomeriggio svoltosi al Sermig, davanti a quasi un migliaio di persone.

Semplici testimonianze di vita quotidiana, pennellate di “ricami di luce” spesso silenziosi ma che si stagliano come punti luminosi nelle nostre città.

Come quella di Saverio e Stefania, che pur non senza qualche perplessità iniziale hanno trovato nell’insegnamento dell’arte d’amare di Chiara Lubich la forza per accogliere nella loro famiglia Roland, giovane camerunense, accompagnandolo nella ricerca di un lavoro e verso una piena autonomia.  

O quella di Enrico, che da molti anni mette a disposizione la sua professionalità nel carcere di Fossano per accompagnare i detenuti in un percorso non solo di riabilitazione professionale, ma soprattutto orientato alla dimensione umana, capace di dare uno sguardo aperto sulla speranza di un nuovo inizio.

Una tensione all’unità, finalità tipica del Movimento fondato da Chiara Lubich, che può permeare anche gli ambiti più controversi come oggi possono essere quelli economico e politico. Le esperienze di Giorgio, allevatore del pinerolese, Ivano, sindaco del biellese e Paolo, consigliere comunale ad Asti, hanno mostrato come sia possibile vivere il Vangelo e seminare frammenti di fraternità anche là dove gli interessi e le contrapposizioni possono farla sembrare utopia.

Una vita del Vangelo che può aiutare a rinnovare un pezzo di società anche là dove arrivano il dolore e la sofferenza, vicina o più lontana, come testimoniano l’esperienza di Enrica, medico del cuneese che è riuscita con la sua vicinanza a ridare speranza a persone colpite da grandi dolori. E quella di Irene, giovane che ha saputo trasformare le sue grandi domande, nate di fronte al dolore innocente incontrato in Kosovo, nel desiderio di poter portare, attraverso un “capodanno alternativo”, una goccia di solidarietà ai giovani di Amatrice.

Le testimonianze sono state l’occasione per mettere in rilievo la peculiarità del carisma di Chiara Lubich, quello di una vita evangelica che vissuta insieme, in forma comunitaria, può contribuire a rinnovare quel pezzo di mondo in cui ognuno si trova a vivere, per provare a rendere le città “non solo fatte di mattoni, ma soprattutto fatte di persone”, come recita il ritornello della canzone che ha fatto da filo conduttore cucendo i diversi punti del programma.

Non poteva mancare il ricordo di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig e padrone di casa, che soprattutto negli ultimi anni della sua vita ha intensificato il rapporto con Chiara, “donna di Dio”, come l’ha definita. 

A conclusione del pomeriggio l’intervento di Don Ermis Segatti, professore alla Facoltà Teologica di Torino, invitato però in questa occasione come “profondo conoscitore dell’uomo del nostro tempo”, che delineando le sfide della società di oggi ha sottolineato come sono le difficoltà dei tempi che viviamo, così come fu per le prime comunità cristiane, ad indicarci che i tempi sono maturi per tornare all’azione, puntando sulla qualità, sulla sostanza e sull’autenticità del proprio agire, piuttosto che sui numeri.

 Un richiamo alla concretezza basato sulla riscoperta della fede, un forte invito all’azione quello proposto da Segatti, che attualizza quanto scriveva Chiara Lubich nel testo proposto al termine dell’incontro, in cui indica come modelli Gesù e Maria: “penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo”, per “segnare sulla folla ricami di luce”

Di Daniela Baudino, pubblicato su “La Voce e il Tempo”

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