Rosolini (Sr): nasce il progetto “Give me five”

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Riceviamo e pubblichiamo dalla comunità di Rosolini in Sicilia. 

“GIVE ME FIVE”, festa dei giovani e non solo…

Alla fine, ci siamo riusciti! Non potevamo restare indifferenti di fronte al frequente allontanamento dei giovani, non solo nel nostro Movimento ma un po’ in tutta la Chiesa. Dovevamo dare una risposta concreta al pressante invito di Papa Francesco di uscire dalle chiese e incontrare la gente nelle periferie della città.

Ci siamo trovati come comunità di Rosolini per confrontarci su alcune idee. Fra tutte una trova un consenso ampio: studiare una iniziativa da dedicare ai ragazzi, fatta dai ragazzi per i ragazzi. Il progetto “GIVE ME FIVE” nasce così. Una dopo l’altra le idee trovano forma; viene creato un gruppo di coordinamento e vengono accolte le adesioni di quelli vogliono collaborare. Sono tanti: adulti, ragazzi, persone del nostro Movimento ma anche catechisti, famiglie, insegnanti. I ragazzi presentano a tutti l’iniziativa. Il sostegno si allarga a macchia d’olio e l’entusiasmo cresce, tanto da decidere di farne un appuntamento mensile calendarizzato con un programma concordato con i ragazzi stessi.

Nasce un gruppo su WhatsApp e si susseguono gli incontri di preparazione. Un imprenditore del posto dona il necessario per la “pizzata” per circa 120 persone. Una panettiera offre l’impasto, si forma una squadra di persone capaci di cuocere le pizze usando un forno disponibile in parrocchia. Altri provvedono a preparare i giochi. Finalmente arrivano i ragazzi. Sono un centinaio in pochi minuti, provenienti dalle case popolari, tanti extracomunitari, ragazzi del catechismo e alunni delle scuole. L’accoglienza è calorosa. Il Parroco saluta tutti e con brevi ma incisive parole si parla dello spirito che anima l’iniziativa. Poi giochi di squadra, uno spettacolo di “magia” proposto da Massimo Miceli frutto di un mix tra scienza e fisica e, al termine, pizza per tutti, con appuntamento al prossimo mese.

I ragazzi sono stati contenti? Si sa che sono di poche parole ma il loro semplice “sì” e i loro occhi felici, ci convincono che il lavoro della comunità ha operato un piccolo miracolo.

 

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