Il Coronavirus è arrivato in Italia, in Lombardia . . . tra i miei parrocchiani!

2022
Condividi

In questo periodo segnato dall’emergenza Coronavirus, facciamo circolare delle buone pratiche di fraternità che si vivono quotidianamente.

Il Coronavirus è arrivato in Italia, in Lombardia, a Milano, a Gorgonzola . . . tra i miei parrocchiani!

In questo momento di incertezza (e di un po’ di indisposizione), sono nello stato d’animo di chi sa che potrebbe arrivare anche a sé. E ciò mi mette in quel “estote parati” (Siate pronti!) di cui parla il Vangelo. Da un lato confesso che un po’ ho paura. Non me ne vergogno. Dall’altro mi chiedo: e se fosse, cosa devi fare in questi che potrebbero essere gli ultimi momenti della tua vita? E mi rispondo: riempire d’amore ogni gesto ed ogni occasione. Fare tutto nell’amore, è così facendo sento screscere in me una grande pace e una rinnovata unione con Dio.

Ma cosa mi sta insegnando questo tempo , in queste quasi tre settimane ormai in cui abbiamo chiuso tutto? Prima di tutto un’occasione di conversione. Avevo preparato tutto bene: 91 adolescenti e giovani a Palermo, la Quaresima con tutte le sue attività, una più bella dell’altra; l’inizio del bicentenario della Chiesa con eventi, concerti, manifestazioni, celebrazioni… Ma forse correvo il rischio di uno sguardo sulla vita che vorrebbe avere tutto sotto controllo! Ma la realtà è più grande di noi e dobbiamo imparare a riscoprire, prima del nostro fare, dell’organizzare e del preparare, l’affidamento al vero Signore del mondo, creatore e Padre, nel gesto umile e intelligente della preghiera.

Questa situazione è occasione perché mi ricorda che sono un uomo, semplicemente e solamente. Come uomo, davanti ad alcune circostanze non posso fare molto. Ma – “fortunatamente” mi viene da dire – sono anche cristiano e proprio per questo posso dire, come il profeta Isaia: “Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15).

Mi ha insegnato che abbiamo bisogno di un luogo in cui essere Chiesa. Me lo ero dimenticato. Per questo Dio si è fatto carne in un luogo e in un tempo determinato. Abbiamo bisogno di fisicità, di incontro, di corpo, di luoghi che parlino.

Vivere la messa senza fedeli e sapere che i miei fedeli sono senza Messa mi mette molto a disagio. È un grande dolore, un volto di Gesù Abbandonato da abbracciare e scegliere come unico bene, fonte e culmine della mia vita di fede.

Mi fa guardare con gratitudine tutta la vita trascorsa, le persone amate . . . mi fa dire solo grazie, scusa, e mi lascia un gran bene nel cuore…. Mi fa capire che il Regno di Dio cresce come una pianta senza che l’agricoltore sappia come… per fortuna!

Don Paolo 

Contagiamoci con le buone pratiche di fraternità

image_pdfimage_print
Condividi

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO