Difficoltà superate con l’amore

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Da Catanzaro

Da tre anni la comunità dei Focolari, sentendo l’esigenza di aderire alla Giornata mondiale per i poveri, indetta da Papa Francesco il 19 novembre 2017, offre al parroco di una parrocchia di Catanzaro, la disponibilità di offrire, la terza domenica del mese, un pranzo per i poveri della nostra città. Questa settimana è stato difficile decidere e capire se potevamo fare la nostra solita azione, dato che per rispettare le norme emanate dal Governo a garanzia della nostra salute e dei poveri stessi, non potevamo servire i pasti all’interno come di consueto e abbiamo deciso che era utile ed indispensabile offrire almeno i pasti da asporto. Il giorno prima, parlando in famiglia, ci siamo chiesti cosa avremmo potuto fare, al di là del pasto caldo, per far sentire loro la nostra vicinanza ed il nostro amore in questo periodo particolare. Così, è nata l’idea di realizzare in casa delle mascherine chirurgiche cucendo dei frammenti di un telo che mio figlio infermiere aveva portato a casa tempo fa perché non utilizzato. Per fine serata riesco a realizzare 35 mascherine! Domenica, durante la distribuzione dei pasti da asporto, era molto visibile la gioia nel volto dei poveri, non tanto del pranzo quanto effettivamente per quelle mascherine che hanno trovato in ogni sacchetto e che dava loro la possibilità di potersi muovere in caso di necessità.


Da Milazzo (Me)

L’11 marzo avrei dovuto prendere l’aereo per Trieste. Devo occuparmi delle bambine di mia figlia, rimaste a casa perché la scuola era chiusa. Mio genero doveva fare lezioni da casa con la modalità smart working e lei doveva andare in ufficio. A un giorno dalla partenza mi sento molto confusa, non so come comportarmi. Chiedo a Dio che mi faccia capire quale fosse la Sua volontà. Avevano annullato tutti i voli dopo la mezzanotte, il mio era alle 19,30. Ancora di più non capisco e, seppur con dolore, decido di non partire. Mi rivolgo al Padre chiedendoGli di risolvere il problema. Avvertita che non sarei andata, mia figlia parla col datore di lavoro che stabilisce di darle due giorni la settimana di ferie. Il giorno seguente, venerdì, rimane a casa e per il fine settimana il problema è risolto. Domenica mattina il datore di lavoro la chiama e le comunica che l’ufficio resterà chiuso per tutto il mese di marzo. L’Eterno Padre aveva provveduto!

Mariella Sciortino  


A causa della pandemia da coronavirus, io e mio marito ci siamo ritrovati a lavorare a casa, in modalità smartworking, proprio quando, dopo la gravidanza, avevo ripreso a lavorare a tempo pieno e i nonni si sono ritrovati nel ruolo di babysitter del nostro piccolo di 11 mesi. Così abbiamo dovuto riorganizzare la nostra vita e stabilire nuovi equilibri. In questo momento di ristrettezze e di isolamento, stiamo riscoprendo tanti valori che la frenesia dei giorni di vita normale aveva rischiato di eclissare: dedicarsi alla cura della casa, riscoprire il piacere di collaborare in cucina, leggere libri ad alta voce per rendere partecipe l’altro, pregare insieme e soprattutto dedicarci in sinergia a nostro figlio, riuscendo finalmente ad assecondare molte delle sue esigenze di scoperta e di crescita. Ci siamo anche proposti di dedicarci a coloro i quali non sentivamo e non vedevamo da una vita: tanti amici e parenti del nord, ormai distanti numerosi chilometri ma sempre nei nostri cuori. Un sabato pomeriggio abbiamo deciso di chiamare la moglie di un mio parente, che non sentivamo da questa estate, quando lei e il marito ci avevano comunicato la loro intenzione di separarsi. Avevamo vissuto questa situazione con preoccupazione sin dall’inizio. Già allora sapevamo che qualcosa non andava e inizialmente avevamo provato ad aiutarli, anche consigliando loro di rivolgersi a degli esperti. Ma alla fine abbiamo capito che, per amarli, dovevamo soltanto aspettare e rispettare il loro silenzio e la loro scelta. Dopo un lungo periodo, in cui i rapporti si sono “raffreddati”, abbiamo deciso di fare noi il primo passo. Quel giorno abbiamo chiamato ed è stato un momento molto forte. In videochiamata, abbiamo potuto salutare i due bambini. Ci addolorava, profondamente, questa separazione ma siamo andati al di là e, con i nostri sorrisi, li abbiamo contagiati (mamma compresa!). Alla fine ci siamo ripromessi di continuare a “riscaldare” i nostri rapporti e di vederci più spesso.

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