Dall’Abruzzo, un diario di “viaggio”.

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Ringraziamo tutti coloro che continuano a inviarci le loro testimonianze sulla Parola vissuta in questi giorni difficili di quarantena e continuiamo a restare uniti e a pregare per quanti sono nel dolore e nella sofferenza. In particolare, la comunità dei focolari dell’Abruzzo ha ideato un diario che viene diffuso regolarmente durante questo tempo di emergenza sanitaria. Una bella iniziativa che spinge tutti a comunicare i frutti della Parola vissuta in questo periodo straordinariamente fecondo di azioni concrete rivolte ai fratelli. 

 


Marco – Avezzano

Il dono di una torta di mele a Marco, un giovane con distrofia muscolare, da parte di Clara suscita gratitudine e fa sentire soprattutto l’amore. Questo il messaggio di Marco: “Grazie per avermi dato un posto speciale nel tuo cuore. Questa lotta col catarro mi rende più difficile pregare, anche se durante il giorno riesco sempre a dire i miei due rosari quotidiani e ad ascoltare la messa in televisione. Il mondo cambierà sicuramente, speriamo che cambierà anche il nostro cuore”.


Liliana Catini – Avezzano

Ho due figlie, Loretta, medico, sposata e mamma di sei figli e Laura, che non è sposata e vive da sola. Tutte e due vivono a Pescara. Qualche giorno fa mi ha telefonato Loretta dicendomi che, finché c’è la pandemia, sarebbe andata a dormire a casa di Laura, per non contagiare il marito e i figli. Mi ha angosciato l’idea che così entrambe sarebbero state esposte al contagio. Ho telefonato ad un’amica  confidandole  le mie preoccupazioni.  Abbiamo pregato e affidato tutto a Dio.  Ho detto a Gesù :”Pensaci tu, tu sai tutto “. Dopo un po’ mi ha telefonato Laura dicendomi che una sua amica, che abita nel suo stesso palazzo e che attualmente non è in Italia, ha messo a disposizione il suo appartamento per Loretta. Mi è sembrata la risposta di Gesù, che mi ha confermato ancora una volta che Lui ci ama immensamente.


Ezio – Nereto

Qualche giorno fa la comunità del nostro paese è stata raggiunta dalla notizia che uno dei suoi concittadini è stato ricoverato in ospedale in quanto colpito dal virus. Su questa persona e sulla sua famiglia circolavano dei giudizi severi. Non nascondo che all’inizio anch’io sono stato tentato dal desiderio di conoscere meglio i fatti, ma ho capito che la cosa giusta da fare era mettermi nei panni di quella famiglia, che in atto era emarginata. Se fossi stato io al loro posto, cosa avrei desiderato?  Così ho telefonato, senza fare nessuna domanda, ma mostrando la mia condivisione per il momento difficile che stavano vivendo. Ho assicurato che anche noi vivevamo in attesa di notizie sull’evoluzione della malattia, che pregavamo per loro e per quanti erano nella stessa condizione. L’unica parola che sentivo ripetermi era “grazie, grazie”. È proprio vero che il nostro amore non deve mai fare differenza di persone. Con questo animo rinnovato, ho sentito forte la spinta di raggiungere tutte quelle persone con cui  non ho un rapporto giornaliero, ma con le quali in questo momento posso condividere preoccupazioni ed ansie.  Sento che anche il solo dire “ci siamo” fa nascere quella rete d’amore che dà coraggio e aiuta a superare le difficoltà.


Tonino – Nereto

Un sacerdote tempo fa in un suo discorso aveva detto che noi uomini desideriamo sempre quello che non abbiamo e appena l’abbiamo, non contenti, desideriamo un’altra cosa. Mi sono reso conto di quante cose avevamo, ad esempio la libertà, e non ringraziavamo il Padre per questi doni. Penso che questa esperienza che stiamo vivendo sarà importante per tutti noi.


Carmen – Alba Adriatica

In questi giorni avverto il bisogno di telefonare ad amici e parenti che non sentivo quasi mai. È come se questi tempi così precari, che stiamo vivendo, fossero tempi di “recupero” per cose mai dette, questioni rimaste irrisolte. È questo un tempo di riflessione. Forse Dio vuole da noi questo sentimento di riconciliazione, con Lui e con il fratello.


Antonietta – Alba Adriatica

Per un problema di salute abbastanza grave e che mi teneva molto in ansia, mia sorella avrebbe dovuto accompagnarmi in ospedale. Anche lei però non stava bene e ha pensato che dovessimo chiedere a nostro fratello di sostituirla. Purtroppo con questo fratello c’erano stati dei motivi di incomprensione e da tempo non ci sentivamo. Ho affidato questa cosa all’Eterno Padre e ho trovato il coraggio di chiederglielo. Lui ha accettato di venire con me. Sento che il Signore ha permesso che un mio problema di salute, che pure mi dava tanta preoccupazione, mi desse l’opportunità di riallacciare i rapporti con mio fratello e di questo Lo ringrazio.

Ogni anno ho preparato con cura e tanto amore le palmette decorate per la domenica delle Palme che in parte regalavo e in parte davo in cambio di un’offerta destinata alle necessità della parrocchia. Quest’anno avevo già preparato e decorato le buste dove inserire i rametti di ulivo che avrei dipinto in oro o argento. Tanto lavoro che adesso non servirà, ma sono pronta ad accettare la volontà di Dio.


Cosma – Giulianova

In questo tempo così particolare e difficile per il nostro Paese e per l’intero pianeta mi sento più che mai cittadina del mondo. Tante e simili sono infatti le difficoltà che tutti ci troviamo ad affrontare e a vivere. Ho un figlio che ha lavorato fino ad oggi in fabbrica, con tutti i rischi e una figlia infermiera che è in prima linea in una delle regioni più colpite. Io da quattro mesi ero già a casa per la rottura della rotula del ginocchio e, proprio quando avrei potuto cominciare ad uscire e a camminare, è arrivato il momento del restare a casa. Ho sentito che potevo vivere e offrire  le preoccupazioni e questo mio disagio per quanti soffrono a causa del Coronavirus. Mi ha sostenuto la preghiera con i tanti momenti a tu per tu con Dio e ho sentito una unità più profonda con Lui nei piccoli gesti di Amore. Ho pensato ad Angela, una donna che vive sola in una casa mal ridotta, senza energia elettrica, senza gas. Quando piove, l’acqua scende abbondante dal soffitto. È una donna ammirevole per dignità e forza d’animo che le vengono dalla fede pura e semplice che vive. Questa sua essenzialità mi interroga spesso, mi commuove. Sono andata così a bussare alla sua porta per sapere come stava, portandole quello che avevo in casa e qualche soldino, la quota corrispondente alla messa in piega che non avevo fatto. Oggi sono tornata da lei, spinta dalla preoccupazione, perché è stata una settimana fredda e piovosa. Le ho preparato una buona scorta di caffè bollente, una tavoletta di cioccolata e la quota della seconda messa in piega non fatta. Contenta di vedermi, senza abbracci e baci, senza troppe parole ci siamo salutate con il cuore! Mi ha detto di aspettare un attimo ed è tornata con un biglietto augurale e due vasetti di ceci, con cui ho preparato una buona zuppa per il pranzo! Per strada, mentre tornavo a casa, ho sentito tanta gioia ed ho capito che Gesù mi aveva fatto a sorpresa un regalo… sono andata per amare ed ho trovato Amore! Mi ha commossa profondamente.

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