“Avevo fame…”

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Riceviamo dalla Sicilia due testimonianze: dare da mangiare a chi ha fame è diventata oggi una priorità e l’emergenza sociale sta dilagando. Ma la condivisione non si ferma.

“L’attuale situazione di emergenza ha portato molti a riflettere e chiedersi che cosa ciascuno di noi può fare di concreto per rispondere agli effetti collaterali di questa realtà. La famiglia di mia moglie ha un panificio a conduzione familiare. L’attività, in questo periodo, rimane aperta fino alle 13.00, per cui ho proposto di donare il pane invenduto alla Caritas che ha approntato un servizio di raccolta di generi alimentari lasciati da donatori nei supermercati locali. Qualche giorno fa erano rimasti invenduti otto pani, del peso di 700 grammi ciascuno. Quando si è presentato Massimo, un volontario di Rosolini che sta dando una mano per la raccolta, gli consegno i pani e ne tengo uno perché ho pensato che forse sul tardi potesse servire a qualcuno. Appena arrivato a casa, ho ricevuto una telefonata da una persona che conoscevo che mi chiede se era rimasto del pane. Gli rispondo di sì e indago sulle sue necessità perché avevo saputo che aveva perso il lavoro. A casa sono in cinque, con due bambini e la suocera con difficoltà di salute. Alla mia domanda, risponde che proprio quella mattina, vista la situazione economica della famiglia, si è sentito obbligato a chiamare i Servizi Sociali del Comune per chiedere un sostegno economico. Gli è stato risposto che c’è una prassi da seguire e che sarebbe stato contattato dai funzionari del comune una volta presa in carico la richiesta. Penso che in attesa di una risposta, lui e la sua famiglia, dovranno in qualche modo mangiare e l’ho invitato a venire a casa mia a prendere il pane. Nell’attesa che arrivi, con mia moglie decidiamo di dargli qualcos’altro. Preleviamo un po’ di viveri dalla dispensa. Il mio amico vuole pagare il pane, ma ovviamente rifiuto prontamente. Salutandolo gli dico di farmi sapere delle sue esigenze. Subito dopo, contatto il responsabile della Caritas locale, gli dico della situazione di questa famiglia cosicché possa essere inserita nel “giro” di aiuti che la Caritas ha messo in campo nell’attesa che il Comune si attivi. Mentre lo vedo allontanarsi penso a quel pane messo da parte che serviva a Gesù in quel padre di famiglia. Con mia moglie ci sentiamo felici di aver avuto questa opportunità per vivere in modo semplice e concreto il Vangelo sperimentando la veridicità di quelle parole: c’è più gioia nel dare che nel ricevere.

Giorgio Zocco – Rosolini (SR)


“È Giovedì Santo. Quest’anno sarà una Pasqua avvolta nel silenzio: questo mi fa pensare, mi fa riflettere. La sera dico ad Angelo, mio marito: “Quest’anno non andremo in Chiesa, non potremo a causa dell’emergenza sanitaria Covid 19. Non potremo andare a trovare Gesù, sarà Lui a venirci a trovare”. Queste parole pronunciate spontaneamente non tardarono ad avverarsi. In tarda serata qualcuno suona alla porta: eravamo soli a casa e avevamo quasi paura a rispondere. Le strade erano deserte, la città vuota era avvolta dal silenzio.  Angelo risponde al citofono e io mi affaccio timidamente dal balcone per vedere il volto dell’uomo che implorava al citofono: “Ho fame, non posso lavorare. Potete darmi qualcosa?”.  Subito,  senza esitazione, svanite tutte le paure, abbiamo dato quello che avevamo. Sono andata giù e l’ho guardato negli occhi. Il suo sguardo valeva più di mille parole.  Era Lui, era Gesù, era venuto a trovarci e noi Lo abbiamo riconosciuto”.

Mary Assenza – Vittoria (RG)

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