Ristampa del libro: “Aurelio Lagorio”

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di Alberto Ferrucci

Nell’anno di Chiara Lubich ci sembra importante proporre ai lettori, soprattutto giovani, uno dei primi bellissimi frutti del suo ideale: la storia e la figura di Aurelio Lagorio, il giovane focolarino che nel 1968, a soli ventidue anni è partito per il cielo, vittima  di un incidente stradale.

Aurelio era giunto a Genova dall’Uruguay, dove dopo la guerra la sua famiglia era emigrata e dove durante il liceo aveva conosciuto i focolarini: si era subito presentato alla nostra piccola comunità, tre giovani famiglie, alcuni ragazzi, un dirigente di industria ed il sacerdote che la aveva suscitata: il sagrato della sua chiesa era il punto di ritrovo.

Affascinato dall’ideale dell’unità, Aurelio era sempre pronto a “farsi uno” con gli altri, proteso verso di essi dalla sua notevole statura, sempre sorridente e senza problemi: ben presto ci comunicava la scelta di mettere da parte tutto, anche gli studi di chimica, per farsi focolarino, trasferendosi con altri giovani da tutto il mondo sulle colline di Firenze, a Loppiano, per costruirvi una città nuova basata sull’amore scambievole.

L’incidente stradale della sua partenza avveniva due anni dopo a Prato, dove Aurelio stava tornando ad incontrare industriali del settore tessile di cui aveva guadagnato la fiducia, per ottenere nuove commesse: con i suoi compagni aveva fatto nascere una azienda per la cernita per colore e qualità di ritagli di tessuto, che permetteva a quei giovani, che alternavano studio e lavoro, di essere economicamente indipendenti.  

Il libro racconta in particolare l’avventura di questi due anni partendo da quanto scritto anni prima da Alfredo Zirondoli, il medico anestesista scelto da  Chiara per la gestione della scuola di formazione di Loppiano, che aveva  condiviso l’avventura della costruzione della cittadella, che poi per anni si sarebbe chiamata Mariapoli Aurelia.

La rapida crescita della cittadella deve molto alle capacità anche imprenditoriali di Aurelio e dei suoi compagni, ma non sono questi talenti che maggiormente sono ricordati da chi lo ha conosciuto: meglio esprime Chiara nel suo diario del 27 giugno 1968:

“Mi arrivano moltissime lettere che mi
parlano d’Aurelio o meglio della scia di bene
senza fine che lui ha fatto.
Oggi m’è parso di capire il perché di
tanta soprannaturale influenza.
Non furono i grandi programmi che
lo fecero grande, né le grandi imprese, né le
azioni vistose, nemmeno le parole di sapienza
che pur aveva. No. Aurelio ha saputo rendere
grande il più piccolo atto della sua vita
perché, fatto con amore, per amore, essendo
amore, l’ha dilatato senza misura dandogli la
potenza, l’influenza del divino.
Di lui forse si può proprio dire che non
era lui a vivere ma Cristo in lui.”

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Il libro sarà in vendita nelle librerie di Loppiano, dei Centri Mariapoli di Castengandolfo, Cadine, ecc., ma in questo periodo di Coronavirus potete richiederli e riceverli direttamente a casa: www.cittanuova.it , o scrivendo a: giannino.fasoli49@gmail.com (senza spese aggiuntive)
 

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