Coronavirus, gli anziani (non più) scartati

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Possono gli anziani contagiati da coronavirus essere scartati dalla terapia intensiva perché con poche “speranze di vita”? L’esperienza del dottor Valter Giantin nel Comitato etico di Padova.

Gli anziani sono il suo mondo, il suo lavoro, il suo orizzonte di cura, anche in tempi di pandemia di coronavirus. Valter Giantin da 25 anni è un apprezzato geriatra e negli ultimi anni è vicepresidente del Comitato etico per la pratica clinica dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, dove nei reparti Covid sono stati ricoverati i primi contagiati al virus, dal primo focolaio di Vo’ Euganeo.

In Veneto i contagiati di coronavirus dall’inizio dell’emergenza raggiungono quasi quota 17 mila, circa 4 mila solo nella provincia di Padova, in gran parte anziani sopra i 74 anni con patologie pregresse.

Si cura solo chi può sopravvivere?

Un documento della Siaarti, la Società italiana di anestesia analgesica rianimazione e terapia intensiva, uscito il 6 marzo, su “Raccomandazioni di etica clinica per l’ammissione a trattamenti intensivi e per la loro sospensione, in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse disponibili” lo allarma perché oltre a presentare alcuni spunti etici interessanti, ne propone altri molto discutibili. Si parla, in modo improprio, di “medicina delle catastrofi” assimilando la pandemia a una guerra o ad altre calamità naturali improvvise e disastrose. Si chiede di favorire l’accesso alla terapia intensiva dei «pazienti conmaggiori possibilità di successo terapeutico: si tratta dunque di privilegiare la “maggior speranza di vita”». Si consiglia di fatto di curare non chi arriva prima in terapia intensiva ma solo chi, secondo un criterio anagrafico, ha più possibilità di sopravvivere. «Ma – chiosa ildottor Giantin – spesso l’età anagrafica non corrisponde all’età biologica. Ho visto alpini di 100 anni lucidi stare ritti in piedi per sei ore con una bandiera in mano. Non si può dare priorità solo in base all’età, anche se così hanno fatto in Francia e in Svezia dove i malati di Covid-19 sopra i 70 e 80 anni sono esclusi dalla terapia intensiva».

Problemi etici  

La pandemia pone dei problemi di tipo etico. Chi salvare? Quali sono i criteri? Può un medico non prendersi cura di ogni paziente? Il documento, inoltre non cita «altre possibili risposte alla pandemia – continua il dottor Giantin – che si potevano mettere in atto per evitare la scelta dei pazienti secondo priorità dei soli medici rianimatori. Ad esempio aumentare i posti nelle terapie intensive, creare più reparti di terapia semi-intensiva, dislocare in aree meno colpite dall’epidemia alcuni pazienti di terapia intensiva, ecc… Molte di queste risposte si sono poi concretizzate in effetti nel tempo, nelle regioni d’Italia più colpite dall’epidemia, come ad esempio la Lombardia ed il Veneto». Che fare allora? Lasciar perdere? O convocare il Comitato etico del suo ospedale mentre tanti medici sono in prima linea per la pandemia da coronavirus?

L’iniziativa del Comitato etico   

«All’inizio sono un po’ restio a mettere in atto una riflessione approfondita su questo autorevole documento, per lo sforzo che richiedeva e per le scarse possibilità che ritenevo ci potevano essere nella mia realtà aziendale . . . 

continua – leggi tutto su Città Nuova

 

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