Io e il mio collega medico cinese

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Semi di reciprocità

È questo il nome che do all’esperienza che sto vivendo con un medico cinese, in Italia da un anno e mezzo per conseguire il dottorato di ricerca presso i laboratori universitari dove anch’io lavoro. Fin dall’inizio della diffusione del coronavirus in Cina, ogni volta che parlo con lui la preoccupazione e la tensione sono palpabili: per i suoi parenti, per i suoi amici e per la comunità dei suoi colleghi medici che operano instancabilmente in Cina. E si sono accresciute ancor più quando sua moglie e sua figlia, giunte in Italia all’inizio di gennaio 2020 per un periodo di vacanze, sono state vittime di una violenta aggressione verbale da parte di alcuni ragazzi italiani che le hanno pesantemente accusate di essere “untori”, mentre si trovano in un supermercato con lui e ad altri amici cinesi.

Insieme ad una collega di lavoro abbiamo accolto il suo sfogo di dolore per quanto successo, personalmente gli ho detto che sappiamo che i virus non hanno nazionalità e che ciò che invece più importa è che tra noi ci aiutiamo l’un altro, il più possibile: è come se avessimo fatto un patto. Infatti, una mia collega si è offerta di accompagnare lui e la famiglia quando avessero necessità di provvedere alla spesa e anche di accompagnare moglie e figlia all’aeroporto, il giorno del loro rientro in Cina, per evitare che il viaggio in treno, fino all’aeroporto, potesse trasformarsi di nuovo in una spiacevole esperienza. Da parte sua, nei giorni scorsi quando la situazione italiana si è pesantemente aggravata, sapendo della difficoltà di reperire le mascherine protettive nelle nostre farmacie, si è dato da fare per procurarne un numero sufficiente per noi colleghi di lavoro e le rispettive famiglie, attraverso i canali di distribuzione della comunità cinese in Italia… da semplici colleghi a piccoli tessitori di fraternità!                                                                                                                                                                      Anna

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