Più di un simbolo

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“Lavoro come medico neurochirurgo. Tempo fa, in reparto è arrivata una persona in gravi condizioni. Era necessario sottoporla ad un intervento, ma le condizioni cliniche erano molto gravi e impedivano l’intervento. Abbiamo avviato le cure per cercare di migliorare il quadro clinico e rendere possibile l’intervento. Purtroppo, nell’arco di poche ore, l’uomo si è aggravato ed è deceduto. Quando abbiamo dato la notizia ai parenti, la reazione è stata violenta e la giovane figlia ha inveito contro di noi, scagliandosi anche contro il piedistallo che reggeva la statua di una Madonnina. La Madonnina è finita a terra, a pezzi. Abbiamo raccolto i cocci e, da quel momento, tutti, anche i malati, avvertivano un senso di vuoto. Quella statuetta era meta di tanti in reparto, segno di preghiere e di devozione per tanti malati e non. Questo episodio ci ha addolorato. Il gesto è stato compreso e perdonato, ma passare davanti a quel piccolo piedistallo vuoto, mi procurava un senso di dolore. Un dolore condiviso anche da altri colleghi e da lavoratori del reparto.

Mi è venuta l’idea di proporre l’acquisto di un’altra statuetta che colmasse quel vuoto. Lo abbiamo fatto, con il contributo di tanti. Così un’altra madonnina è stata posta su quel piedistallo e don Mario, il cappellano del reparto, l’ha benedetta. Alla piccola cerimonia eravamo presenti tutti noi: medici di turno, infermieri, ausiliari, pazienti. Mancavano i parenti perché, in questo periodo Covid-19, le visite in reparto sono sospese. Quella piccola cerimonia ha creato tra tutti un senso di fratellanza. Un segno di speranza che si è riaccesa, in un periodo difficile. La statuetta è solo un simbolo, ma è diventata, ancor di più, un segno di fratellanza, un punto di riferimento per tutti”.

Marilena Giarrusso, Vittoria (Rg)

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