Il dialogo della vita: insieme per gli ultimi

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Da circa 5 anni a Pozzuoli è nato un bel rapporto con il pastore della Chiesa Pentecostale e la moglie. All’inizio c’è stata la loro partecipazione a una iniziativa che portavamo avanti nel carcere femminile, quella di allestire una boutique. Vari poi i momenti di preghiera, sia nella nostra che nella loro chiesa, e anche nel carcere della città. Anche noi abbiamo dato loro il nostro sostegno e portato avanti diverse attività caritative verso i poveri, soprattutto a quelli di una zona disagiata del litorale dove vivono molti immigrati. Alcuni mesi fa ci hanno comunicato un loro sogno: aprire un centro di accoglienza. Abbiamo offerto anche questa volta la nostra disponibilità e abbiamo coinvolto tanti amici e tante associazioni presenti nel territorio. Abbiamo anche pregato perché arrivasse tanta provvidenza. E con la gioia di tutti è arrivato quanto occorreva per arredare il centro che i nostri amici hanno voluto chiamare “Casa di accoglienza amore senza confini” per indicare che sarà sempre aperta a tutti senza distinzione di fede, razza o cultura. Durante il periodo della pandemia siamo stati sempre in contatto con il pastore, il quale, dopo  l’esperienza portata avanti insieme nel carcere, ha voluto  partecipare al bando del ministero di giustizia per il reinserimento nella vita sociale dei detenuti. Non potendoci incontrare di presenza, ci siamo spesso scambiati dei messaggi e noi, a volte, abbiamo mandato qualche pensiero di Chiara Lubich che è stato tanto gradito.

La moglie del pastore in un messaggio ci ha scritto: “Chiara per me è una donna che ancora vive, la vedo in ognuno di voi, in questo amore incondizionato che donate, siete speciali e Dio vi ama tanto”. Ed in un altro: “Mi aiuta molto l’amore di Chiara! A volte mi scoraggio e penso che non è facile dare amore, ma Dio mi rialza e mi incoraggia anche servendosi di voi… di Chiara. Grazie!”.

Il Centro ha accolto degli ex detenuti e per un certo periodo anche una famiglia rom con dei bimbi che era stata sfrattata. Per questa famiglia abbiamo poi trovato un altro alloggio ed insieme abbiamo procurato tutto quanto occorreva per arredarlo, sempre coinvolgendo amici del Movimento dei focolari, dei parroci che hanno dato anche un contributo economico. I nostri fratelli pentecostali hanno provveduto al trasloco con smontaggio e rimontaggio dei mobili. Adesso ci si sta rivolgendo alle istituzioni locali in modo da garantire la continuità dell’assistenza.

Un periodo difficile quello della pandemia, ma che ha rafforzato il nostro rapporto. Così ci ha scritto il pastore: “Sto pregando tanto, il desiderio mio e di mia moglie è quello che al più presto lo Spirito Santo possa metterci ‘in libertà’ per poterci riabbracciare, far visitare la nuova struttura e vivere insieme momenti di agape fraterna, di preghiera e di comunione ecumenica, insieme a tutti i focolarini  e a tutti coloro che ci hanno aiutato a concretizzare il nostro sogno al servizio di Dio. Dio vi benedica”.

Anche un Tg regionale ha intervistato il pastore che ha parlato del Centro, ringraziando tutti coloro che hanno collaborato all’iniziativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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