Il tempo ritrovato

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Preso dal lavoro e dal successo economico, avevo superato bene l’abbandono di mia moglie che aveva trovato qualcuno, come diceva lei, «più presente di me». I figli, ormai fuori casa, davano segni di vita se volevano. La pandemia mi ha messo a terra.

Lavoro scarso, operai a casa… Da solo non ero abituato a stare. Il tempo mi sembrava non passasse mai. Un giorno mi ha chiamato un vecchio amico. Gli ho detto del guaio del lavoro, della solitudine, ma soprattutto del mio problema di non saper vivere il tempo. Lui, dopo avermi ascoltato, ha risposto semplicemente che nel tempo “ritrovato” stava cercando di riallacciare quei fili che per vari motivi si erano tagliati. E io facevo parte del suo elenco.

Ci è nata allora l’idea di contattare i vecchi compagni di scuola. Con i mezzi di comunicazione a disposizione, abbiamo organizzato vere serate d’incontro. Dopo le prime informazioni, siamo passati a temi più esistenziali. Molti hanno ammesso che la pandemia, paradossalmente, era risultata una fortuna: ci aveva mostrato il valore di ciò che avevamo trascurato.

(Tratto da Il Vangelo del giorno, Città Nuova, anno VI, n.6, novembre-dicembre 2020)

 

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