Esperienze di vita mettendo in pratica la Parola di Dio

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Una scelta di esperienze, frutti del vivere le Parole di Vita di questi ultimi mesi da parte di alcuni sacerdoti del Movimento dei Focolari in Italia.

Parola di Vita (gennaio 2021): “Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto” (Gv 15, 5-9)

“Rimanere” nell’incertezza

In questo clima generale di profonda incertezza sul futuro a motivo della pandemia, con la conseguente impossibilità di fare programmi a tutti i livelli – personale, pastorale e comunitario – questa Parola mi sembra che vada al nocciolo della questione. Quante volte in questi mesi mi sono chiesto: “Ma cosa è veramente importante fare in questo periodo così surreale?”. Certamente amare e, di conseguenza, rimanere nel Suo amore. In un tempo dove sembra che tutto passi, dove vediamo crollare tante certezze, tante abitudini e prassi che fino a poco tempo fa sembravano eterne e ora non più; dove vediamo che vengono messe a nudo anche tutte le fragilità legate alla nostra umanità, ci accorgiamo che è importante avere punti fissi per non perdere la serenità e la nostra meta.

In questo mese più volte ho avuto l’occasione di incontrare persone che erano amareggiate e scoraggiate, provate dalle fatiche di questo virus: nell’ascoltare i loro sfoghi mi sono accorto che, qualche volta, al termine degli incontri avevo come l’impressione di avere anch’io il morale a terra. Sconfortate loro, erano state capaci di “contagiarmi” e spegnere in me anche quel poco entusiasmo che avevo in quella giornata o che ancora mettevo per quella situazione o attività. Alla sera mi ritrovavo spesso con l’animo – come si suol dire – “sotto i tacchi delle scarpe”. Meno male che c’era sempre Uno in grado di capirmi. “Rimanere” nel Suo amore era quello che contava veramente per ritrovare la serenità.

Unito a Lui, dunque, ma unito anche ai fratelli. Sto infatti assaporando la bellezza della vita comunitaria in canonica. Siamo in tre sacerdoti: diversissimi uno dall’altro, non solo per carattere ed età, ma anche per abitudini e filosofia di vita. Eppure la vita d’insieme, pur in mezzo a tante difficoltà, riconosco esser un dono e un’ulteriore via per “rimanere nel Suo amore e portare frutto”. Se poi sia anche “molto” lo lascio dire al buon Dio.

Dove ti trovo? e specialmente “come ti sento?”

In una comunità di una certa dimensione come la nostra, a volte veniamo tempestati dalla presenza dei funerali (veramente molti in queste ultime settimane, spesse volte due nello stesso giorno). Di norma non sono chiamato a presiedere il rito, ma ci tengo alla presenza, per lo meno mi offre spazio per una preghiera personale, ma spesso mi serve come momento di riflessione, qualche volta qualcosa di più.

È il caso odierno. Nelle due celebrazioni del giorno mi trovo profondamente coinvolto durante la recita del “credo”. Nulla da eccepire, sono i pilastri fondamentali della fede, anzi l’abc … Però onestamente devo ammettere che “mi ci ritrovo”, ma anche che “non mi ci ritrovo”. Un Dio che parla alla mia “mente”, bello pensarlo, ma faccio fatica a confinarlo lì.

Sento che il rapporto più vero con Lui, quello più profondo, è qualcosa di diverso, di “molto diverso”. E qui faccio anche fatica a spiegare quello che in questo momento passa nel profondo dell’anima… Se è vero (come è vero) che lui è “Padre”; se è vero (come è vero) che lui è “Amore”, mi viene immediato un senso di profonda “dolcezza” nel rapporto con Lui; provo una “tenerezza” che non trova confronti nella vita. Senza ombra di stupide pretese, però avverto anche un senso di “serena e grande attesa…”. Nella vita, bene o male, ho sempre cercato di donagli tutto, avverto quindi che non mancheranno delle “sorprese”: da Lui posso aspettarmi “tutto”… Questo pensiero (al di là degli inevitabili interrogativi) mi immerge in un senso profondo di pace che poi in ultima analisi credo sia il segno certo della Sua dolce presenza in me e questo lo sento come una “carezza di Dio” nella mia vita. 

Parola di Vita (febbraio): “Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6, 36)

Giorno di festa

Mi si presenta e, senza tanti preamboli, sbotta: “Sono ventisette anni che non mi confesso”. Mi viene spontaneo: “Ma che bello! Gesù ti aspettava oggi… felice di vederti!”. Particolarmente commovente quando il “tocco di Dio” sfiora un’anima con il Suo amore “misericordioso”. Se ne va felice, mentre nel contempo in cielo si fa più festa per lui che non per tanti altri.

Un tocco particolare

La “misericordia” ha un volto: il “volto della tenerezza”. In questi giorni la sento presente così nel vivere quotidiano. È un pensiero che ritorna insistente e letteralmente mi affascina: di là un Padre mi ama, e mi attende. Ed è sorprendente che mi ama così come sono. Io talora prendo paura dei miei limiti, lui no!  Questo pensiero mi aiuta a mandare il Cielo tanti atti di amore, anche qualche rinuncia specialmente in questa quaresima, ma non mi dà spazio per bloccarmi per gli aspetti negativi. Mi ritorna alla mente il pensiero di una santa (non ricordo il nome) che quando qualcosa non funzionava a dovere soleva dire: “Signore; erba del mio orto!”. E allora tutto torna sempre a sorridere!

Parola di Vita (marzo): “Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri” (Sal 25, 4)

 Anche con gli aiuti tecnici …

Nel territorio della mia parrocchia c’è una comunità di suore. Sono tutte di una certa età e qualche volta cerco di aiutarle per risolvere problemi tecnici legati al computer o ai cellulari. Un giorno mi hanno chiesto se potevo dare loro una mano perché dovevano registrare un breve filmato che sarebbe stato trasmesso durante un collegamento con tutte le comunità della loro congregazione sparse nel mondo.

Volevano eseguire un breve canto e concludere con un saluto alla madre generale. Io ho dato la mia disponibilità e ho contattato una suora che opera alla casa madre per capire meglio i dettagli. Un sacerdote che abita nella mia canonica si è reso disponibile per musicare il testo di un’antifona mariana. Una domenica pomeriggio ci siamo trovati in chiesa e, a distanza di sicurezza, ho registrato il filmato. E’ riuscito molto bene e subito l’ho inviato a loro e anche a Roma. Poi, con tutte le cautele, hanno voluto ringraziarci offrendoci dei gelati confezionati. Mi è sembrata un’esperienza di vera famiglia che ha rinforzato il legame tra noi, attraverso questo piccolo dono che arriverà poi a tutte le altre suore.

Quali “tue vie” incrociano “oggi” le mie?

È l’esplosione improvvisa e irruenta della buona stagione. Le giornate si sono fatte particolarmente miti; la temperatura, specie nelle ore diurne, è decisamente primaverile; il sole sorride ampiamente, e trovo allettante trascorrere parte della giornata alle prese con l’orto giardino. All’aria aperta mi trovo pienamente a mio agio. Attualmente tutto è in bocciolo e richiede cure e attenzioni particolari. Inoltre necessitano alcuni nuovi impianti, e le necessarie operazioni di forza maggiore (pulizia, acqua, eliminare il secco, sistemare l’area a giardino…). Ma è proprio in questo esercizio, decisamente piacevole, che devo fare i conti con la volontà di Dio: “oggi”. Scoprire le strade che attualmente Lui mi prospetta: non sono più quello di ieri, faccio veramente fatica, a volte anche negli interventi più semplici. Eppure mi sento felicissimo così. Spesse volte anche Glielo dico: “Se lo vuoi tu, lo voglio anch’io”. E non mi affanno più di tanto, ma faccio semplicemente quello che posso, anche se poco, sapendo che questa è volontà di Dio da abbracciare con gioia. Inoltre mi avvalgo molto dell’aiuto di un buon numero di ottimi collaboratori, molto generosi, tanto disponibili; con il grosso vantaggio che il lavoro fatto “insieme” è sempre il migliore. Sono perfettamente d’accordo: è bello così!

Per quali sentieri?

È uno splendido pomeriggio domenicale; decisamente primaverile. Il Confratello mi fa intuire il desiderio di approfittarne con un momento di evasione. Subito fatto, deciso. Ci accordiamo per andare a visitare alcuni sacerdoti che attraversano momenti difficili di salute. Il primo è ancora alla guida di una piccola Comunità parrocchiale, nonostante abbia superato il traguardo del ministero normale consentito ad un parroco. La sua situazione in questi ultimi anni è notevolmente peggiorata. Non gode più della grinta tipica di qualche anno fa. D’altronde lui stesso è a conoscenza dei malanni che lo accompagnano. Da anni ha deciso di non frequentare più i nostri incontri, però è sempre felice quando noi due andiamo visitarlo, e lo facciamo molto spesso; a volte anche con la semplice scusa di portargli del materiale giunto per le parrocchie o per aggiornarlo sulla vita diocesana o locale. Il secondo sacerdote ha lasciato da diversi anni la parrocchia perché non ce la faceva più. Si sentiva sempre stanco, affaticato, anche solo a fare poco niente. Un fisico debilitato. Siamo andati a trovarlo nel suo eremo. Come sempre lo abbiamo visto felicissimo per la nostra visita. Tra di noi abbiamo parlato di tutto e più ancora. In questi ultimi tempi (se capisco bene) lo vedo migliorato in salute, più del passato. Decisamente abbiamo fatto loro un grosso regalo, e ce lo fanno capire chiaramente, anche dal loro semplice sguardo: sereno e sorridente. Ma in realtà poi sono loro che ci hanno beneficato. Ne parlavano tra di noi nel viaggio di ritorno, mettendo in evidenza appunto la gioia comune e come la nostra visita fosse stata per tutti motivo di “festa”. Abbiamo scelto dunque il “sentiero giusto!”… secondo la “volontà di Dio”. Non ci rimane che: proseguire!

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4 Commenti

  1. Bellissime e concrete esperienze, soprattutto le visite ai sacerdoti malati. Mi hanno fatto capire che è l’amore vicendevole la cosa più importante anche fra i sacerdoti.
    Grazie.

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