Un diario collettivo

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Ho dei cugini sparsi per l’Italia, che sentivo e vedevo di rado. Ultimamente i nostri rapporti si sono ravvivati grazie alla pandemia che ci ha fatto riflettere su quali valori poggia la nostra vita, valori appresi in genere in famiglia.

È nata così, con loro, l’idea di un diario collettivo della nostra fanciullezza, quando i miei nonni materni erano ancora tra noi e la loro casa costituiva il punto di riferimento delle rispettive famiglie. All’inizio ci sembrava di aver poco da dire. Ma una volta stimolati, i ricordi si sono via via precisati, anche dal confronto con i primi contributi di ognuno.

Tanti dettagli sedimentati nella memoria hanno così ripreso smalto e vivezza, facendoci apprezzare, al di là delle fragilità umane, il bene ricevuto dai nostri parenti; e al tempo stesso ci siamo conosciuti meglio fra noi cugini in aspetti anche inediti.

In breve, ha ripreso vita tutto un mondo; e ciò non per un moto nostal- gico, ma per sapere di nuovo chi siamo, da dove veniamo, e in queste radici – direbbe papa Francesco – trovare «la forza di andare avanti»

(Tratto da Il Vangelo del giorno, Città Nuova, anno VII, n. 3, maggio-giugno 2021)

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