Una raccolta di esperienze di sacerdoti

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Pubblichiamo una raccolta di esperienze di sacerdoti che hanno cercato di mettere in pratica le varie Parole di Vita di questi ultimi mesi, esperienze molto diverse tra loro ma vissute con lo stesso desiderio di rispondere con il proprio amore all’Amore di Dio, spesso questo si concretizza con il servire Gesù nel fratello o nella sorella che si incontra.

Sarà l’ultimo compleanno?

Oggi festeggio il mio 57° compleanno! Sembrerebbe la cosa più normale e più logica come ogni anno, invece posso affermare che così scontato non è. A causa di una importante complicazione del COVID-19 stavo per lasciare questo mondo, serenamente e accompagnato da una infinità di preghiere. Ho rinnovato le mie Promesse Sacerdotali nella massima intimità toccando quella soglia di interiorità che nemmeno nelle migliori Celebrazioni che ho preparato e vissuto mi sia potuto accadere, anche grazie alle migliaia di sinceri messaggi di stima e di affetto ricevuti; ho detto tranquillamente: “Gesù se è terminato il mio servizio di annunciare, testimoniare, donare, ricevere il Tuo Amore su questa terra, eccomi pronto a partire per il Cielo. Abbraccio Gesù Crocifisso e Abbandonato, prendo con me tutti i dolori possibili di questa umanità a partire da chi è nel letto qui a fianco al mio, fino all’ultimo sofferente della terra, di questa umanità e vengo, accoglimi! Lascio un corpo fragile e povero per arrivare a te ricco solo di un’Anima che Tu hai nutrito e plasmato costantemente di Te e per Te”. Oggi mi fa piacere condividere questa straordinaria esperienza, che è solo un minimo stralcio di tante meditazioni vissute durante il mio ricovero in ospedale quando ero in rianimazione: “vigile e collaborativo”, come mi definiva ogni giorno la cartella clinica. Festeggiare allora il compleanno sulla terra, dopo essere stato a meno di un passo dalla partenza per il Cielo, così tanto scontato non è! Oggi festeggio colmo di gratitudine a Dio per avermi voluto donare ancora del tempo per annunciarLo e testimoniarLo; grato ad una infinità di persone: parenti, amici, conoscenti e non conoscenti che si sono lasciati coinvolgere in una preghiera, accorata e perseverante, che ho sentito personalmente nella maniera più totale ed assoluta. Era come un oceano di Spirito Santo che mi sosteneva e mi concedeva di vivere in pienezza, con fede e fiducia totale, quell’attimo presente, che era la Volontà di Dio che mi piaceva scegliere e riscegliere come tale per me.

Anche nelle piccole cose

Un sabato pomeriggio stavo esponendo gli avvisi in bacheca e una signora della parrocchia si è avvicinata per parlarmi. Avevo i tempi piuttosto ristretti e volevo quasi dirle che ero occupato. La Parola di Vita, che mi invitava a dare la vita, mi ha aiutato a fermarmi e ad ascoltarla. Mi ha condiviso la sua gioia per il fatto di partecipare a degli esercizi spirituali online con un movimento ecclesiale che frequenta. Inoltre ha espresso il suo apprezzamento per alcune attività svolte in parrocchia, come il gruppo della Parola, sempre ricco di spunti. Sono rimasto edificato dalla sensibilità e dalla profonda vita spirituale di questa persona e il suo entusiasmo mi è stato di aiuto e di stimolo per affrontare i miei impegni quotidiani con lo stesso slancio.

Amore “oblativo”

La levata del mattino: quando la sveglia puntualmente comincia a strillare (l’ora è alquanto mattiniera) in quel suono cerco sempre di cogliere una precisa volontà di Dio. Non nego che mi piacerebbe attardarmi un po’ più a lungo sotto il caldino delle coperte, però il primo pensiero che di norma mi balza nella mente è che anche una levata brusca, in ultima analisi, è un atto d’amore, da affrontare senza titubanza; inoltre mi si affianca spesse volte un secondo pensiero, quella parola che mi si è affidata: “Fa’ questo e vivrai…” (Lc 10, 28). Fa’ “questo”, anche se costa, anzi appunto perché costa, vale di più.  È una “misura dell’amore”. E questo mi basta per darmi… una buona spinta.

Una piccola esperienza semplice, semplice. . .

L’altro giorno ero in macchina. Mi telefona un confratello per comunicarmi la partenza per il cielo di un altro sacerdote. Accosto con la macchina a bordo strada per rispondere al telefono. Mentre sto conversando, una macchina mi accosta e mi chiede informazioni circa il centro vaccinale del paese. Intuisco che il tale non è della zona, e così, gli propongo di seguirmi che gli avrei fatto strada. Riprendo la telefonata che nel frattempo avevo messo in pausa e gli racconto l’episodio. Bellissimo il monito che mi viene dall’altra parte del telefono: “Ricordati: è Gesù che ti chiede di accompagnarlo”. Arrivo al centro vaccini e quel tale mi ringrazia infinitamente. Ripenso a quelle parole: “E’ Gesù che ti chiede” che mi riscaldano il cuore. A volte basta veramente poco.

Basta poco… meno male!

Spesse volte durante il giorno, mi chiedo cosa Dio vuole da me oggi, in questo momento. La risposta più ovvia, in questa mia precisa stagione, è la seguente: “Fa’ quello che puoi”. Per esempio nella giornata di ieri era prevista la Messa celebrata nel parco, con annessa la benedizione della nuova edicola dedicata a Gesù misericordioso (molto bella e significativa). Questo ha richiesto un bel po’ di manovalanza sia per rendere il luogo accogliente, meglio possibile, sia per la celebrazione. Ovvio anch’io ho dato una mano, ma mi sono limitato a poche cose, apparentemente marginali ma sono egualmente convinto che non conta quanto ho fatto, ma quanto ho amato. È il solito discorso del: “Non chi dice …”. 

È giusto ciò che sto facendo? 

Sono in spiaggia, leggo mentre prendo il sole. A un certo punto sospendo la lettura e passeggio sulla sabbia da solo e penso: ma è giusto star qui a far niente, prendere il sole, leggere quello che ti interessa, mentre a casa hai lasciato il lavoro agli altri? Risposta interiore: sì, è giusto, sto semplicemente facendo la volontà di Dio che adesso è proprio quella di stare tranquillo, senza i problemi, prendere il sole senza produrre niente. A pranzo e a cena sono su un tavolo, solo, anche per il distanziamento, non ho nessuno vicino con cui parlare, posso però amare: osservo e gioisco per i responsabili di vari tavoli con disabili, dell’amore di quella mamma e di quel padre con due piccoli di cui uno in braccio che imbocca con pazienza, della badante di colore, molto premurosa con la sua giovane, emiplegica e istruita e chiedo per queste persone la luce e la pace che Gesù può dare.

“Rispondere” alle critiche

Alcuni mesi fa una persona molto impegnata in parrocchia mi aveva telefonato per parlarmi della sua contrarietà in merito ad una decisione che avevamo preso in novembre, di celebrare la prima Comunione. Lui aveva mandato in giro alcune mail criticando fortemente la decisione. Aveva concluso la telefonata dicendo che lui non sarebbe più venuto in parrocchia e che ne stava cercando un’altra dove andare ad aiutare. Io mi ero confrontato con il Vicario generale che mi aveva suggerito di tentare di ricucire. Questo signore poi ha partecipato ad alcuni incontri ma con un atteggiamento piuttosto distaccato. In maggio, durante una riunione uno dei presenti ha proposto di chiedere a questo signore di venire a controllare l’impianto audio della chiesa, offrendosi di accompagnarlo. Io ho sostenuto la cosa e una sera sono arrivati in chiesa. Ho cercato di essere gentile e di dare una mano per la prova dei microfoni. Abbiamo parlato anche della situazione di salute di un suo parente e ci siamo lasciati in armonia. Ho informato anche il Vicario che ha apprezzato la soluzione del problema. Mi è sembrato un piccolo frutto dell’aver cercato di accogliere con disponibilità le indicazioni dei superiori.

“Ho qualcosa da dirti …”

Ogni settimana un intero giorno viene riservato all’adorazione privata, con l’esposizione eucaristia dalla messa del mattino alla messa serale. Ai fedeli è offerta anche la possibilità del sacramento del perdono, a tal scopo noi sacerdoti anziani ci teniamo disponibili. Comunque anche se non si presentasse nessuno, io ci trovo molto spazio prezioso da dedicare alla preghiera o all’adorazione. A volte mi sembra di non avere nulla da dirgli. Eppure quel silenzio, spesso prolungato, parla più di mille parole. Ma in genere qualcosa da dirgli lo trovo o comunque (questo è quanto di più bello) è Lui che ha tante cosa da dire a me. Nascono allora riflessioni inattese, a volte autentiche contemplazioni. Oggi ad esempio mi chiedevo che cos’è il “mistero” di quella Presenza, non solo qui ma ovunque, in ogni persona e in quel “l’hai fatto a me”. Se da un lato non mancano i margini di una “nebulosa” (questo è tipico del mistero) tuttavia vi trovo evidente tanta luce. È il Presente che dona infinita serenità, gioia e pace nel mio vivere quotidiano.

Cercare “collaboratori”

Attraversando il cimitero di una mia parrocchia vedevo da lontano una signora che stava sistemando la tomba di sua madre. Il sentiero che percorrevo era alle sue spalle. Inizialmente ero tentato di andare avanti senza dire niente, visto che non mi aveva neanche notato. Ma poi mi son detto: “No, saluto Gesù in lei”. E così ho fatto. Mi sono fermato, l’ho salutata e abbiamo fatto una piccola chiacchierata. È rimasta molto contenta e poi mi diceva: “Se la parrocchia una volta ha bisogno di una persona che debba curare il cimitero, io lo farei volentieri, perchè ci sono qui ogni giorno”. Anche se in questo momento non ho bisogno per questo servizio, sono rimasto molto contento, perchè normalmente si cerca dei collaboratori e difficilmente se ne trova.

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