La ragazza col peluche

L’aiuto a sistemarsi; poi le offro da mangiare, ma lei rifiuta. Cerco di immedesimarmi più che posso nella sua situazione e, pensando di farle cosa gradita, le preparo una cioccolata e gliela porto in camera. Questo gesto scioglie subito il ghiaccio. Lei ha sempre quello sguardo triste quando iniziamo a parlare.
Pian piano, in un italiano stentato, mi racconta la sua storia di povertà e di sofferenza. L’in- domani continuo ad andare a trovarla in camera sua. È sempre avvinghiata al suo peluche e insiste nel rifiutare il cibo. Le chiedo di seguirmi in cucina e mi accorgo che solo se le resto accanto riesce a mangiare qualcosa. Quando la ragazza, dopo mesi, decide di tornare al suo paese, trovo sulla scrivania il suo peluche con scritto «Non mi dimenticare!»
Vaccini e giudizi

Ascoltai le rimostranze della nonnina, ma quando lei mi lasciò spazio per parlare le feci notare che in tempi difficili come questi della pandemia i medici si rivelano degli eroi, non si risparmiano, rischiano la vita… Al che lei rimase in silenzio per un po’.
Quando riprese a parlare, ricordò ancora qualche momento in cui non si era sentita trattata bene, ma aggiungendo: «Sì, come lei dice, sono loro che stanno rischiando per noi. E poi so che quel medico ha dei grossi problemi in famiglia». Quando arrivammo a destinazione la nonnina riconobbe di aver sbagliato. Le offrii di prendere il mio posto, e lei: «Forse era necessario questo sbaglio perché lei mi ha insegnato che devo frenare la lingua e non giudicare».
Emarginato

Riconoscendo in lui un Cristo sofferente da scegliere e prediligere, lo avvicino con delicatezza e gli affido compiti sempre più di responsabilità, infondendogli fiducia. Qualche giorno dopo una signora bussa alla porta dell’ufficio e si presenta come la moglie di quel collega. Con mia sorpresa vuole conoscere colui che ha fatto sì che suo marito abbia ripreso a dialogare in casa
(Tratto da Il Vangelo del giorno, Città Nuova, anno VII, n. 5, settembre-ottobre 2021)

