Di sorrisi si vive

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Una persona che ti sorride ti dimostra apertura e ti comunica che sta bene con sé stessa. Un sorriso da chi non te lo aspetti è come un raggio di sole improvviso che ti rasserena.

Parto da queste due frasi che sintetizzano un recente vissuto. In Cure Palliative uno degli aspetti fondamentali è la presa in carico globale della persona con particolare attenzione al sollievo del dolore e degli altri sintomi associati.

E’ gratificante per me rivedere al mattino una persona che la sera precedente è timorosa di come passerà la notte per il dolore che si ripresenta. Dolore temuto sia per la sofferenza che comporta, sia per il suo significato più nascosto di pericolo per l’integrità dell’esistenza. Gli oppiacei sono farmaci ancora temuti perché poco conosciuti ed è necessario – come sempre del resto quando si propone un piano di cura – un dialogo aperto. Il sorriso pieno, i tratti distesi, mi dicono ancor prima della risposta verbale che sì la notte è andata bene, ed anche io mi sento meglio.

Osservo la postura obbligata di un’altra persona, sono entrata varie volte nella sua stanza e non avevo mai pensato che potesse avere dolore; forse perché non parla e la sua mimica è ridotta a cenni degli occhi. Occorre un fatto evidente perché me ne renda conto. Ma signora, ha dolore? La chiusura delle palpebre è un assenso e mi chiedo: ma come non mi sono accorta prima? E’ vero, il dolore esiste anche fuori dell’ambito oncologico, ma occorre ricercarlo. Proposta ed accettata la terapia, l’espressione sempre corrucciata si distende, gli occhi sorridono.

Nel trovarmi ad affrontare ogni giorno il mio limite, sperimentato quanto più cerco di trascenderlo invece di accettarlo, può capitarmi di non sorridere. In quei momenti l’altro, un collega, un familiare, un operatore, mi fa da specchio e mi aiuta a guardarmi dentro. Ho bisogno di una buona dose di umiltà per imparare a starvi accanto. Di fronte allo specchio inevitabilmente cerco di domare i miei capelli ricci ma poi sorrido di come sono; di fronte a voi, transitata la nube, vedo la possibilità di ricominciare.

Paola Garzi

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