La profezia di Gioele

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Diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni (Gioe 2,1-5).

E’ cominciato tutto con un quaderno dalla copertina a scacchi, carico di appunti evidenziati, di fermagli colorati, di lacrime nascoste.

Lì dentro c’è la storia del mio training formativo in cure palliative, quando, all’età di 60 anni, affrontavo un percorso tutto nuovo, in una branca della Medicina che solo ora affiora ai corsi di specializzazione. Si chiama “formazione sul campo” con l’acquisizione di nuove competenze che mi costringono a riprendere in mano anatomia, fisiologia, farmacologia.

Un percorso duro ma non solitario, perché nessuno può percorrere da solo la strada delle cure palliative. Come un’arte che si tramanda, il mio quaderno ha preso via via forma dalle pagine d esperienza di altri colleghi che mi facevano da tutor. E’ stato mio compagno inseparabile nei primi mesi di lavoro, consultato furtivamente per confermarmi nella scelta di un farmaco o di un dosaggio.

Con il passare dei giorni, le pagine restate bianche si sono riempite di altre note perché anche io cominciavo ad arricchire il bagaglio delle conoscenze in questo campo, sempre mutevoli così come sono le condizioni dei nostri pazienti.

Poi con il tempo pian piano è rimasto in fondo alla borsa, poi in macchina, non più consultato ma mai dimenticato, troppo prezioso, troppo sofferto. Un giorno, inaspettatamente, una giovane dottoressa mi chiede qualche spiegazione sull’impiego degli oppiodi; cominciamo a parlare, noto la serietà del suo ascolto, la sfumatura di entusiasmo che le fa brillare gli occhi, il coraggio di mettersi in gioco.

E così, come nel ciclo della vita, torna fuori il mio quaderno consumato e passa in altre mani. Lo tratta quasi con riverenza e ne sorrido, ma poi penso che sì, i giovani hanno bisogno di qualcuno accanto perché possano volare da soli.

Paola Garzi

 

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