Shomer

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Sono di turno questa notte e le luci sono già abbassate. Agitato e confuso disturbi tutto il reparto gridando. Hai la pressione altissima e mi chiedo come calmarti visto che rifiuti le medicine. Mi avvicino con prudenza, già mi è capitato di dovermi difendere, per questo siamo in due vicini al tuo letto. Cerco di decifrare il tuo parlare ingarbugliato, ma è come una matassa aggrovigliata, non trovo il bandolo da cui dipanarla…parli e parli ed io penso preoccupata ai tuoi neuroni, al tuo cuore sotto stress, alla decisione se devo trattenerti o inviarti al Pronto Soccorso.

Ad un certo punto sono catturata dai tuoi occhi; è come se due fili elettrici facessero contatto ed una luce si accendesse: riesco a entrare in te e quel parlare senza senso, quasi un codice cifrato, trova la sua chiave di lettura. Con linguaggio fantasioso mi stai descrivendo sintomi reali ed io li riconosco! Ti accorgi che ho capito ed improvvisamente ti calmi; ti rassicuro che ti prescriverò il farmaco adatto e ti apri al sorriso, accettando le cure necessarie. E che eri veramente presente in quel momento me lo confermi nei giorni successivi, quando torno a trovarti e mi riconosci.

Questa esperienza mi fa riflettere; anche l’agitazione è un linguaggio che vuol comunicare un disagio: nel tuo caso, reduce da un ictus, è la vertigine che ti disturba. Andare al di là, sempre, della prima ipotesi. Lavorando si acquista una certa abitudine ed alla fine ci si appiattisce un po’ su certi standard di trattamento, ma per fortuna tu, come ciascuna e ciascuno di noi, sei un essere irripetibile e da vera sentinella, mi aiuti a vigilare.

Sentinella, quanto resta della notte? La sentinella risponde: “Viene il mattino, poi anche la notte, se volete domandare, domandate, convertitevi, venite! (Is 21,11)

Paola Garzi

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