Una seconda vita da spendere meglio

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Foto Pixabay
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Le mie condizioni erano apparse subito gravi. Durante la corsa in ospedale, provavo però una grande pace che non mi abbandonò nemmeno in terapia intensiva, con i medici agitati perché non riuscivano a infilarmi un ago nella vena.

Mentre sempre più deboli si facevano i battiti del cuore, mi arrivò ovattata la voce di una infermiera: «Lo stiamo perdendo». Per mancanza di letti, ero stato sistemato in una barella col viso girato verso un Crocifisso appeso alla parete. Era piuttosto malridotto e senza gam- be. Ma proprio questa sua impotenza mi spinse a parlargli con confidenza, a dirgli che ero pronto a fare la sua volontà.

Vedevo come in un film tutta la mia esistenza, piena di vuoti d’amore che avrei voluto colmare. E mi venne una voglia di vivere per far sapere ai miei cari il tesoro scoperto in quegli istanti. Finalmente i medici riuscirono a infilare l’ago e subito avvertii che nel mio corpo riaffiorava la vita. La ripresa fu lenta, ma era netta in me la certezza che Dio mi aveva voluto dare un’altra possibilità, una seconda vita da spendere meglio.

(Tratto da Il Vangelo del giorno, Città Nuova, anno IX, n. 1, gennaio-febbraio 2023)

 

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