Saper rischiare per tessere il cambiamento

Condividi

500 aderenti dei Focolari provenienti da 29 Paesi, con traduzioni in 16 lingue, hanno partecipato, dal 23 al 26 marzo, al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo ad un congresso internazionale dal titolo: “Tessere il cambiamento”. Presenti 80 italiani di varie regioni. Un collegamento planetario ha unito virtualmente decine di città in tutto il mondo.

«Occorre saper rischiare per amore». «Il mondo è alla ricerca di persone che sono pronte a rischiare per un bene più grande, per una umanità più fraterna».

Sono alcune delle parole chiave con cui Margaret Karram, presidente dei Focolari, si rivolge ai partecipanti con un messaggio scritto. «Come sapete – aggiunge – sono a Monaco per un incontro di “Insieme per l’Europa”, ma desidero con tutto il cuore raggiungervi con questo messaggio scritto per esprimervi tutta la mia gratitudine, stima e affetto».  

E confida i suoi ultimi impegni: «Nei mesi scorsi ho avuto una serie di importanti appuntamenti, nell’ambito del percorso sinodale della Chiesa Cattolica e nel cammino con altri Movimenti ecclesiali e Nuove comunità. Ho sperimentato la vitalità della Chiesa e ho avuto la possibilità di incontrare personalmente Papa Francesco, che ci ha parlato a cuore aperto, comunicandoci ciò che gli sta più a cuore per la Chiesa e per il mondo […]».

Centro Mariapoli di Cadine (TN)

Il nucleo del suo intervento va al cuore del titolo del congresso “Tessere il cambiamento” che Margaret Karram evidenzia come sia un programma centrale di ogni persona e per l’umanità intera. «La tessitura è un processo paziente, costante, che, per essere portato a termine, richiede l’intreccio di molti fili che, insieme, compongono un tessuto solido e duraturo. E il cambiamento di cui il mondo ha urgente bisogno richiede una tessitura di questo tipo: una rete fatta di persone allo stesso tempo salde e flessibili, che sanno accogliere tutti, aprire mente e cuore alla più grande diversità; che sanno lavorare con tutti, anche con chi la pensa diversamente da loro, ma con cui condividono i valori fondamentali di pace, giustizia, dignità per tutti». 

E conclude evidenziando il cuore di ogni azione: «Prego che questo congresso radichi in tutti voi una forte esperienza di Dio che vi dia la gioia di far parte di una grande famiglia, come nodi di una rete d’amore che abbraccia e consola il mondo». (qui il messaggio completo)

Centro Mariapoli Bra (CN)

Parole efficaci accolte con prontezza dai partecipanti che hanno vissuto la gioia di ritrovarsi in uno dei primi congressi in presenza dopo la pandemia con la possibilità di relazioni, di potersi guardare negli occhi e poter condividere le proprie esperienze di vita.

Anche la preparazione è stata una bella palestra di unità, di confronto e di corresponsabilità: il risultato sono stati dei programmi ricchi e personalizzati, momenti partecipati fin dall’inizio; esperienze di comunità,  di accoglienza, di apertura al territorio, di attenzione e cura per le nuove generazioni ed intensi momenti di comunione e spiritualità.

Tra gli argomenti approfonditi troviamo la preghiera, la comunità come luogo di crescita e di testimonianza, la spiritualità dell’unità, l’impegno ecclesiale e sociale con relative esperienze, alcune consolidate negli anni.

Un congresso che ha abbracciato virtualmente il mondo intero, non solo a parole. Molti i convegni paralleli in varie città del mondo e sabato 26 marzo un collegamento online planetario di un’ora con esperienze personali, forti testimonianze sul Vangelo vissuto, numeri artistici, ha contribuito a riconoscersi in una unica famiglia legata dallo stesso desiderio di fraternità al di là dei confini geografici, religiosi, sociali.

Una ventina di punti collegati dall’Italia, dove si svolgevano altrettanti congressi in presenza, ad esempio dal Centro Mariapoli di Bra (CN), Frontignano (BS), Cadine (TN) e molti altri (vedi cartina).

I partecipanti sono partiti arricchiti dai momenti vissuti insieme, dal forte amore reciproco sperimentato e dalla profonda esperienza di Dio. Così scriveva uno di loro, ringraziando a conclusione del congresso: «La nostra linfa la prendiamo da Dio, però se non ci mettiamo in contatto con Dio è difficile dare qualcosa al fratello, ma se non ci mettiamo nell’amore al fratello è più difficile questa unione con Dio».

Centro Mariapoli Frontignano
Condividi

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO