Ho trovato un padre ed una madre

Condividi

Stamattina mi sono recato a Messa in un paese a 5 km da casa mia. Arrivato in chiesa vedo che c’è spazio in un banco in cui è presente un ragazzo di colore. Mi metto in quel banco.In paese è attivo un CAS, centro di accoglienza straordinaria per migranti.

Al segno della pace chiedo al ragazzo come si chiami e da dove arrivi: A. del Cameroun. Si esprime in francese. Ha un aspetto serio e dolce allo stesso tempo. Alla comunione sento che ho Gesù in cuore e accanto. A fine Messa potrei augurargli semplicemente buona domenica. Ma qualcosa mi dice di parlargli.

E’ giunto in Italia da un mese, è andato via dalla guerra in cui sono morti suo padre e sua madre. Prima di partire ha portato le due sorelle e il fratello da una zia e poi è partito a piedi.. ha passato un anno in Tunisia, poi è arrivato in barca… nello scendere gli è caduto in acqua il cellulare e così ne è sprovvisto. Aspetta di ricevere dal CAS la somma che gli permetta di acquistarne uno nuovo, di costo modesto, che ha già visto.

Prendo il portafogli e gli do quanto ho. Ma non basterebbe. Mi viene in mente che Piera (la “mamma” di tanti di questi ragazzi) è a casa. La chiamo, la raggiungiamo. Lei gli fa festa. Poi gli dà quanto gli manca e di più. Domani A. andrà ad acquistare il cellulare. E’ un ragazzo in gamba, faceva il falegname e intanto studiava economia all’università.

Mentre parliamo con mamma Piera arrivano a trovarla due altri ragazzi di colore, dei tanti che sono stati “adottati” da lei da quando erano nel CAS, diversi anni fa. Arrivano in auto, perché nel frattempo hanno terminato gli anni di permanenza nel CAS, e, con il loro impegno e il nostro aiuto, hanno trovato il lavoro, una casa, preso la patente, ricevuto un’auto… qualcuno ora sta mettendo su famiglia.

Con A. salutiamo i due. Sono del Mali, mussulmani, e siamo tutti ugualmente fratelli… Piera dà ad A. alcune cartine che lo aiutino ad un primo approccio al territorio in cui si trova, e gli dà appuntamento per i giorni seguenti per aiutarlo per la lingua italiana. Salutiamo e ripartiamo.

Fermo l’auto poco oltre, in un posto tranquillo. Siamo entrambi commossi. “E’ il Signore che mi ha dato questo” mi dice A., “ho trovato un padre e una madre”. Poi piange di gioia e commozione. Tengo stretta la sua mano, in silenzio. Quando ripartiamo ringraziamo Dio insieme e ci assicuriamo di pregare l’uno per l’altro.

Nel pomeriggio a casa ho necessità di guardare il mio conto bancario: inaspettatamente vedo che mi è arrivata da un amico una somma, superiore a quanto avevo donato io. La causale dice: “Aiuto accoglienza migranti”.

S.O.

image_pdfimage_print
Condividi

Nessun commento

LASCIA UN COMMENTO