Dopo il divorzio, di nuovo il matrimonio

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La nostra famiglia è composta da 6 tra fratelli e sorelle, cresciuti con una educazione cristiana vissuta nei fatti, magari poco capace di esprimere con le parole che ci volevamo bene; ognuno di noi si è formato una sua famiglia e abbiamo avuto dei figli.

Fra tutti, mia sorella più piccola ha sempre manifestato insofferenza nel rapporto col marito e negli anni, nonostante la presenza di due figlioli, gli attriti e le diverse idee su tanti aspetti della vita, hanno creato ferite profonde; nel tempo ha anche manifestato un disturbo psicologico importante. La sua fragilità era a volte visibile, a volte no, ma è stato comunque difficile negli anni poter essere di supporto in qualche modo proprio per la scarsa capacità da parte di noi fratelli di comunicare e di condividere.

L’aiuto maggiore lo ha potuto dare mia sorella più grande che abitava vicino ed era più a stretto contatto con lei. Quando tra noi si parlava di lei spesso non sapevamo cosa dire se non che la vita matrimoniale è fatta anche del sopportarsi e di lasciar perdere…. poi mio cognato era sempre rimasto in famiglia e mai aveva lasciato intendere di volersi separare.

Quando invece tutti e due i figlioli sono divenuti maggiorenni è stata mia sorella a prendere l’iniziativa dicendo che non intendeva continuare questa farsa e che lei si sarebbe separata. Nel frattempo nostra madre era morta, era rimasto solo nostro padre che non aveva mai espresso idee al riguardo ed era molto anziano.

La sua decisione ci ha sorpreso perché, nonostante la sofferenza che percepivamo, credevamo che lei non sarebbe stata in grado di essere autonoma sia dal punto di vista economico che dal saper stare senza di lui. E invece si sono separati con tante fatiche e ripicche che i figli hanno cercato di smorzare, essendo quasi sollevati dalla decisione della mamma.

I contatti con nostro cognato che è uscito di casa ed è tornato ad abitare con la madre si sono fatti via via più radi. Solo nostra sorella maggiore è riuscita a non perderlo completamente di vista e anche i figli hanno cercato a modo loro di tenere un rapporto con lui.

Sono passati altri dieci anni e forse più, la separazione è diventata divorzio, i figli di mia sorella hanno messo su famiglia, mia sorella quattro anni fa è diventata nonna prima di un bellissimo bimbo e poi di una bimba. Negli anni l’abbiamo vista riacquistare una certa stabilità emotiva, unico argomento che la amareggiava era sempre quello dell’ex marito.

Finchè, un anno fa, veniamo a sapere che lui è ammalato e che sta curando un tumore piuttosto aggressivo. Mia sorella ha reagito in modo distaccato, dicendo che la cosa non la riguardava, al massimo che era dispiaciuta come lo si può essere per qualunque altra persona. Come non darle torto?

Negli anni aveva lasciato intendere a più riprese di quanto fosse stato negativo per lei il rapporto col marito, di quanto avesse sofferto. Io e un mio fratello, con cui condivido la Spiritualità dell’Unità del Movimento dei Focolari, abbiamo pensato di pregare intensamente sia per nostro cognato che per la nostra sorellina (l’abbiamo sempre considerata più fragile e bisognosa di amore) e anche per i figli che si stavano facendo carico della malattia del loro papà.

In breve tempo la situazione di nostro cognato è precipitata. I medici gli hanno comunicato che oramai le cure non facevano più effetto e che gli restavano pochi mesi di vita. Gli consigliarono il ricovero in un hospice. Lui ha manifestato il desiderio di incontrare nostra sorella e lei, dopo giorni di dubbi, ha accettato.

Nella prospettiva della morte vicina sono riusciti a comunicare in modo nuovo e chiarificatore, ammettendo vicendevolmente difetti e incapacità del passato. Mio cognato ha insistito per sposare di nuovo mia sorella per poter trovare una pace nuova e per lasciare a lei, sempre in difficoltà economiche, la reversibilità della sua pensione che da poco percepiva: ha accettato e anche lei si è sentita con una serenità inaspettata.

Il giorno successivo al matrimonio, avvenuto in casa, coi figli vicino, mio cognato ha accettato di trasferirsi all’hospice dove tutti noi, a turno, lo abbiamo visitato e dove è morto pacificato, esprimendo sentimenti affettuosi verso tutti.

Pensiamo che tutto questo sia un piccolo, grande miracolo, il frutto del pregare insieme e del credere che tutto vince l’Amore.

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